Lettere

Conte e Mussolini

Sono sorpreso e sinceramente sconcertato che uno storico come Luca Conte sia caduto nel gioco dei “revisionismi” tout court di genere storico politico con l’interrogazione atta a cancellare il nome di Benito Mussolini dal registro dei “Cittadini onorari” di Varese.

Il principio sacrosanto cui un “Vero storico” dovrebbe attenersi, l’ho rimarcato più volte anche quando sorse, ad un anno esatto di distanza, la polemica sui giardinetti dedicati a Gentile, è l’imparzialità: il raccontare i fatti, consegnarli nei loro aspetti positivi e negativi e far scegliere alla società il giudizio. Ricordiamo il manzoniano “fu vera gloria? / Ai posteri l’ardua sentenza” nei confronti di Napoleone, altra figura dai tratti discutibili, se proprio vogliamo?

Conte può anche scordarsene, giacché, nipotino di Gramsci, in Manzoni vedrà, forse, solo il “paternalista”, ma chi non ha problemi a confrontarsi con la storia di tutti gli individui, sia di coloro che abbiano torto, sia di quelli che abbiano ragione, chi non faccia pregiudizievoli tra destra e sinistra perché gli interessa solo la libertà dell’individuo, non può che suggerire che, a 67 anni di distanza, è meglio lasciare riposare i morti (di qualunque colore) dove risiedono, per non sollevare ferite, o polemiche, che cerchino di dividere, piuttosto che unire.

Ma, forse, da buon politico, egli preferisce attuare il “divide et impera”, amato più da imperatori come Caligola e Nerone, che non da Ottaviano o Tito.

Ora, con il richiedere la revoca della cittadinanza conferita a Mussolini nel lontano 1924 – a prescindere dal fatto che, a mio parere, non sia di importanza socio culturale atta a dovere “rivisitare” la Storia di Varese e che, di certo, i Varesini non saranno considerati “cospiratori” per un’onorificenza, chiamati forse a “misfatti” ben più gravi negli anni successivi – Conte abdica alla professione dello storico per dedicarsi anima e corpo alla politica.

Segno preclaro, di montaliana memoria, che uno storico non può  essere un buon politico, o viceversa, e che gli fece affermare che “la storia non è maestra di niente” giacché non la ascoltiamo.

Il giovane consigliere del PD varesino attua, così, una proposta antistorica, strumentale e sadicamente di parte, giacché, come ho avuto occasione di ricordare più volte, il passato non è senza macchia né per la destra né per la sinistra, la quale ultima, ad esempio, grida allo scandalo per Gentile e le orrende (sono d’accordo, orrende) “leggi razziali”, ma dimentica, o finge di dimenticarsi che, tra gli aderenti al manifesto ci sono i nomi di “insospettabili”, come Padre Agostino Gemelli, cui è dedicata l’Università Cattolica di Milano e Giorgio Bocca, un giornalista che, nella Repubblica, non è certo stato un intellettuale di “destra” e Giovannino Guareschi, il futuro creatore di Don Camillo, Amintore Fanfani (poi DC) e Giovanni Papini.

Che dovremmo fare? Chiedere al Vaticano la revoca del nome di Padre Gemelli all’Università del Sacro Cuore milanese ed ai giornali ed agli editori di mettere al rogo i libri egli articoli di Bocca, perché, fascismo imperante, furono “collusi” con quel “fascistone” di Gentile?

E’ pericoloso, magari per un atto politico, volere revisionare la storia a proprio compiacimento, solo da un punto di vista, cancellando alcuni documenti e testimonianze alle quali la “cittadinanza onoraria” (buona o cattiva che sia) appartiene: è un fatto che fa scivolare chi, anche se pure in buona fede, credendosi “democratico”, si ammanta dello stesso vestito di quelle dittature che, a parole, vorrebbe combattere.

Bruno Belli

25 ottobre 2012
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20 commenti a “Conte e Mussolini

  1. Luca Conte il 25 ottobre 2012, ore 19:48

    Caro Bruno,
    ti ringrazio per i sempre interessanti spunti, ma permettimi di dissentire.
    Non vedo infatti né abdicazione del mestiere di storico, né revisionismo nella mia proposta.
    Nessuna abdicazione poichè lo storico raccoglie e narra i fatti, non condanna a priori e non demonizza, ma racconta e raccontando cataloga e giudica inevitabilmente. Anche così potrebbe leggersi quel citato “ai posteri l’ardua sentenza”. Da storico sono portato ad un doveroso approfondimento delle motivazioni di tale cittadinanza onoraria e del contesto da cui essa scaturì, ma non per questo non posso riconoscere che l’Italia non era già più democratica e che di lì a poco la dittatura avrebbe dispiegato i suoi peggiori effetti. Analogamente non posso negare che Varese non era più democratica dopo i due assalti a Palazzo Estense e la caduta del Sindaco Cova.
    Nessun revisionismo, perchè non vi è nessuna intenzione di cancellare o negare un evento passato, ma solo di revocare un’onoreficienza ancora in vigore, di farne cessare il valore. Cosa assai diversa, quindi, dal revisionismo. La cittadinanza onoraria fu concessa in un momento storico ben preciso rispecchiando le idee e i valori di quel periodo. Oggi, però, Varese e l’Italia sono un’altra cosa, quei valori sono stati superati e condannati dalla Storia. Su queste basi la nostra città non può fregiarsi di Mussolini cittadino onorario.
    Un domani uno storico non credo avrà alcuna difficoltà a spiegare come nel 1924 Varese fascista concesse la cittadinanza onoraria, ma la Varese repubblicana e antifascista, seppur con un certo ritardo, ne revocò gli allori.

  2. Giuseppina De Maria il 25 ottobre 2012, ore 21:04

    Mai come in questo nostro tempo, Destra e Sinistra si assomigliano nel non avere ideologie, valori e punti di riferimento condivisibili ed identificativi, così come si assomigliano i “cattivi” di entrambe le parti, i collusi, i conniventi ed anche gli ignavi che continuano “senza infamia e senza lodo” a condurre un’esistenza da inetti. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, perchè responsabili dello spettacolo della vita che ci circonda siamo tutti, non tanto per il degrado delle cose, quanto per l’annientamento della solidarietà, del rispetto reciproco, della pietas, dello stato umano/divino dell’anima che è parte vitale di noi. Mi sembra anacronistico e sterile il discorso di Conte, lasciamo che i morti restino tali, la storia ha già esaltato o condannato Mussolini, credo abbia anche pagato abbastanza con una fine resa ancora più desolante dalle mutilazioni-vilipendio del suo corpo. Le masse sono volubili, oggi esaltano l’eroe del momento, domani basta un nonnulla e lo stesso individuo diventa un tiranno. Gli storici, come espone Manzoni, trattano fatti storici e documentati, pertanto dovrebbero anche rispettare le decisioni della storia. Solo ai poeti è concesso il passaggio alterno tra vero storico e vero poetico, ma questa è un’altra storia.

  3. Tano Belloni il 25 ottobre 2012, ore 22:27

    Fino alle infami leggi razziali e l’entrata in guerra la maggioranza degli italiani, bene o male, non osteggiava il regime, malgrado la censura, le violenze, le guerre di conquista, le squadre, il militarismo…… Se Mussolini fosse morto d’ infarto nel 1936 , come diversamente lo avrebbe giudicato la storia? E’ una domanda che faccio pur sapendo che se avessi avuto 30 anni nel 1936, sarei stato perlomeno al confino. Detto questo, pur capendo quale simbolico atto si chiede, mi piacerebbe vedere altrettanto ardore per l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori; per il massacro vero delle pensioni; sul lavoro precario e meno ardore nel sostegno di questo Governo di affamatori di popolo, genuflesso al potere bancario. Togliete Mussolini e ricordatevi di Bossi Umberto…..
    Condivido di Belli buona parte della lettera ma tutti resteranno inchiodati alle proprie tesi anche se i lustri son passati e non sappiamo se un similDuce sta arrivando sotto le mentite spoglie della Vispa Montesa.

  4. Franti il 25 ottobre 2012, ore 22:42

    Mio padre mi raccontava che Varese era diventata capoluogo di Provincia grazie a Benito che era stato contestato(?) o poco ben accolto a Busto Arsizio dove si era recato per un comizio. Varese non aveva titoli e neppure un sifficiente numero di abitanti per esser capoluogo, era piu’ degna Gallarate, tant’è vero che vennero accorpati un bel po’ di Comuni oggi castellanze: sant’Ambrogio; Velate; Morosolo; Calcinate e perfino Induno Olona. Una ragione in piu’ per lasciare riposare in pace Mussolini che comunque non si rigirerà nella tomba alla notizia, atroce, di non essere piu’ tra i cittadini onorari di Varese. Tracce mussoliniane son in ogni angolo di Varese: dalla fascistissima Piazza Monte Grappa, alla Questura, alle case popolari del quartiere Belfiore a Biumo a quelle in Via Crispi, case popolari allora, oggi magnifiche villette che non stanno in piedi con lo sputo. Sono laico, di sinistra.

  5. Emiliano il 25 ottobre 2012, ore 22:54

    Visto che i nostri “cari” politici locali continuano a occuparsi di amenità e bassezze di questo genere, anzichè di cose serie, producendo una serie di tragiche facezie, mi sento in dovere di emularli…
    Dunque faccio richiesta per togliere la cittadinanza varesina “non onoraria” del sig. Luca Conte, al quale peraltro auguro di trovare un posto nella storia leggendo cose più costruttive da parte sua.
    Conto sempre sull’intelligenza delle persone e sono dunque fiducioso anche nei suoi confronti.

    Un posto nella storia, invece, volenti o nolenti, il Cavalier Benito Mussolini da Predappio se l’è guadagnato da un pezzo e non basta certo un gesto vile, invidioso e anti-storico per cancellarlo. La proposta del signor Conte non fa che confermarlo ulteriormente.

    Saluti

  6. mario il 26 ottobre 2012, ore 00:29

    Lettera paternalistica e supponente nel puro stile del signor Belli. Mussolini è stato il dittatore che ha tolto la libertà all’Italia per venti anni. Grazie a lui ogni famiglia italiana ha subito dolori e lutti. In Germania a nessuno verrebbe in mente di concedere la cittadinanza onoraria a Hitler. A 67 anni di distanza, i morti vanno lasciati riposare in pace. A pochi chilometri da Varese, tuttavia, alcuni neofascisti organizzano una cena per commemorare l’anniversario della marcia su Roma. Per il signor Belli, evidentemente, solo una goliardata!

  7. Mariella il 26 ottobre 2012, ore 01:15

    Come sempre Belli riesce a smuovere le acque dell’ipocrisia e mira nel centro, senza condannare, ma esponendo fatti: un vero signore della cultura, dovrebbero ammetterlo anche i suoi detrattori, ma forse li ha proprio per questo.
    Dopo di che, ognuno di noi è libero di pensare diversamente.

    Penso che il signor @mario ignori volutamente la riflessione cui ci porta Belli, tra l’altro evitando di dire che, sì, una parte è quella che egli descrive, ma che, dall’altra, Mussolini portò anche alla creazione delle mutue, dell’assistenza sanitaria, delle pensioni, tutte cosette che, oggi, qualcuno sta smantellando bellamente, con parti politiche che sostengono questi moderni scempi contro il cittadino.

  8. Bruno Belli il 26 ottobre 2012, ore 10:29

    Caro Luca,
    innanzi tutto, ti ringrazio per avere voluto rispondere al mio intervento. Non tutti i politici, infatti, si “abbassano” ad interagire con il cittadino. La tua scelta, pertanto, denota la professionalità e la serietà che ti contraddistinguono, caratteristiche sulle quali non ho mai avuto dubbi ed è per questo che mi ha sorpreso la tua mozione.
    Comprendo quanto tu affermi, ma leggo sia te, sia gli altri commenti, così da potere “comprendere” la società d’oggi e sulle attese dei cittadini.

    Credo che il vero problema che i politici per primi – ma anche i cittadini più avveduti – dovrebbero stigmatizzare in modo efficace ed esemplare sia il rigurgito di cui si è letto negli ultimi giorni, tra cui, ad esempio, ma non solo, la commemorazione della marcia su Roma.
    Penso che la revoca di una cittadinanza onoraria, elevata in un determinato contesto storico, con il quale, piaccia o no, stiamo ancora facendo i conti, altrimenti non saremmo qui a dibatterne, possa inasprire certe “amenità”, fatto che andrebbe, invece, evitato come priorità per la serenità del “popolo” tutto.
    Ci si deve interrogare sul perchè avvengano tali episodi, nonostante la Storia.

    Credo – ma posso sbagliarmi – che, di là di talune teste “calde” le quali mai mancano in alcuna società, il grave problema di pericolosi “sentimentalismi” sia il prodotto dell’estremo disagio in cui attualmente si trova la più parte dei cittadini italiani.
    A questo i nostri amministratori dovrebbero rispondere, indipendentemente dal partito di appartenenza: dovrebbe essere uno dei punti prioritari dei programmi di “governo”.

    Purtroppo, infatti, la più parte di noi Italiani (io per primo) prova un masochistico piacere a “ragliare”, ma non ha mai la forza di “scalciare”…

    Ma confido nella tua serietà, augurandomi che sarai in grado – tanto in opposizione, quanto in eventuale maggioranza – di operare le scelte più giuste, che, sovente, non sono quelle che parebbero sancite dal “gran gesto”, come la tua mozione attuale, ma dal quotidiano persistere sul disagio sociale italiano, così come fa la goccia che plasma la pietra.
    Buon lavoro.

  9. Stefano Clerici il 26 ottobre 2012, ore 11:43

    Beh, che dire, una vera sorpresa leggere certi commenti, che mi aspettavo di tutt’altro tenore. Cito e sottoscrivo: “Un posto nella storia, invece, volenti o nolenti, il Cavalier Benito Mussolini da Predappio se l’è guadagnato da un pezzo”

  10. alessandro il 26 ottobre 2012, ore 13:57

    Condividendo in toto il commento del sig. Mario, ritengo opportuno soffermarmi sul concetto di “revisionismo” per spiegare al sig Belli che revocare un’onorificenza, per quanto a distanza di decadi, non sia un atto da considerarsi revisionista, ma un atto da valutare hic et nunc.
    “Revisionismo” indica una tendenziosa riscrittura della storia: revocare la cittadinanza onoraria a Mussolini non equivale a negare che sia mai stata concessa, ma ad affermare che AD OGGI non si vuole più concedere tale riconoscimento, si tratta quindi di una presa di posizione pienamente attuale.
    Ritengo infine superficiale portare firmatari del manifesto come esempi affini in quanto essi non sono passati alla storia per tale motivo.Il paragone risulta quindi sterile, portando semmai alla luce la volontà di un retore abile, ma senza argomenti, di voler distogliere l’attenzione dalla vacuità del proprio intervento

  11. Elena il 26 ottobre 2012, ore 16:29

    Bruno Belli è un fine intellettuale che sorprende sovente, ma non è mai banale. Soprattutto è un uomo libero, da quello che vedo che svolge e da come lo svolge, senza “appigli” nè di destra nè di sinistra.
    Insomma, forse un po’ scomodo, come tutte le persone che non si riescono a “catalogare”.
    Non sapevo di Padre Gemelli, ad esempio, nè di Papini che, ad ogni modo, fanno parte del Panteon degli intellettuali illustri dell’Italia, un Panteon dove spero che in futuro possa trovare il suo spazio anche Belli, un varesino – non onorario – che rende lustro, nel suo piccolo, alla città, soprattutto con un polemismo positivo e preparato.
    E, poi, qui mi sembra che inviti ad un maggior equilibrio tra la storia trascorsa e l’oggi, un’idea moderata e saggia.

  12. Gerva il 27 ottobre 2012, ore 00:41

    Io chiederei di togliere la cittadinanza, almeno quella, all’Assessore Clerici dopo il bel progetto da 458mila euro per fare 67 posti auto all’interno del parco di Villa Mylius. Poi andrei avanti coi membri di certa ” opposizione “( a Varese, opposizione è una parola grossa).

  13. Emiliano il 27 ottobre 2012, ore 01:28

    Vero è che la cittadinanza onoraria di Mussolini fu istituita durante il ventennio, ma durante questo periodo, faccio umilmente notare, fu anche istituita la notissima accisa sulla benzina per finanziare la guerra d’Abissinia.
    Mi risulta, ma mi si corregga se sbaglio, che tale accisa sia TUTTORA attiva: ordunque, da comune cittadino italiota cornuto e mazziato da un’odierna e infame classe politica ben peggiore – lo sottolineo – di un Pavolini o qualsivoglia gerarca fascista, mi infastidisce molto più questo fatto che un’impolverata cittadinanza onoraria di un dittatore scomparso quasi 70 anni fa’.
    Signor Conte, faccia una petizione pubblica per richiedere l’abolizione di quest’accisa e stia tranquillo che tutta Varese e provincia, da sinistra a destra, sarà con lei! Si ritagli uno spazio nella storia, lei che ne ha la possibilità. Preferisce essere ricordato come “lo storico che ebbe l’alta dignità morale di togliere la cittadinanza onoraria varesina a Mussolini morto da 70 anni” (così la definirebbe senz’altro “Repubblica”) o come “lo storico che si fece promotore per l’abrogazione di un’accisa che non aveva più alcun motivo di gravare sull’intero popolo italiano” (che per converso sa tanto di retorica intitolazione di una via o una piazza)?

    Domanda troppo sarcastica e che non merita risposta? Si domandi quale oggi tra le due cose importi maggiormente ai cittadini varesini ed italiani coi piedi per terra e le tasche vuote, e pensi – senza offesa – alla ridicolaggine di cui si macchia per avere uno spazio in terza pagina di “Repubblica”. Ci pensi, Signor Conte, ci pensi molto bene.

    Quanto alle “cene ricordo” per la marcia su Roma direi di sorvolare molto dall’alto, facendo – anche qui umilmente – presente che l’altra metà del cielo non perde occasione per commemorare Lenin o Stalin i quali, pur avendo qualche milioncino di morti sulla coscienza, hanno pure vie e piazze italiane a loro intitolate.
    A chi legge lascio, infine, il compito di valutare se sia stupido solo il gruppuscolo che ricorda l’armata brancaleone – perchè tale era – la quale conquistò l’Italia senza colpo ferire, o se lo siano anche i tanti che continuano a giustificare e portare la bandiera di due dittatori sanguinari tali e quali al “Fuhrer”.
    Basta avere il senso della misura e usare, quando si pensa, la testa anzichè – come spesso accade – la pancia.

    Saluti

  14. Marco il 27 ottobre 2012, ore 10:39

    Non è con la cancellazione di una cittadinanza onoraria che si muta il corso della storia.
    Quello che è avvenuto è già scritto ed è un documento importante, anche per evitare i medesimi errori. Non si può cambiare quanto avvenuto.
    I revisionismi – ha ragione pienamente Belli – sono altrettanto pericolosi che le dittature.

    Ricordo che ci furono polemiche simili quando l’architetto Franco Prevosti volle tirare fuori dalla naftalina i busti di Vittorio Emanuele II, Garibaldi ed Umberto I, installando quest”ultimo nei Giardini Pubblici. Prevosti non fece altro che ridonare ai cittadini di Varese documenti – qui anche artistici – che tracciavano la storia della città e dell’italia.

    Chi ha timore del passato non è degno di reggere il futuro, a mio parere. Lo è, invece, quando si sappia confontare con lo stesso.
    Belli, con moderazione, non fa altro che rendere chiaro il concetto, da quanto leggo. Grazie.

  15. Giancarlo Campiglio il 27 ottobre 2012, ore 16:04

    Caro Bruno, ho letto il Tuo intervento: a mio avviso la “Storia” deve essere conosciuta e ricordata, — a memoria sia del bene che del male. Solo così si può trarre e fare tesoro degli insegnamenti. — Montale ha perfettamente ragione ,. in quanto molti la leggono in superficie, senza meditare ed ASCOLTARE il palpito delle vicende umane.
    Concordo con il tuo intervento e mi auguro che i cittadini possono trarre proficui esempi di vita.— Cordiali sauti. Giancarlo

  16. Maryanne il 27 ottobre 2012, ore 17:36

    Revocare la cittadinanza onoraria al sig. Benito Mussolini non è una forma di paura né un’ossessione punitiva nei riguardi del defunto: è solo una serena conferma di ciò che siamo a causa di quella storia in cui egli (certo!) si è guadagnato un posto, ma non onorevole!
    Con molta semplicità, è la scelta della società attuale di fare ordine e gettare via i vecchi errori commessi da un’altra società in “un’attualità passata”.
    Un gesto sano, di quelli che fanno stare bene e che allenano la memoria!
    Non si tratta di revisionismo.
    Non comporterà una grande perdita di tempo, credo si possa fare molto rapidamente: immagino che saranno tutti d’accordo in Consiglio Comunale, quindi basterà un breve dibattito e una rapida votazione!
    Buon lavoro!

  17. ombretta diaferia il 28 ottobre 2012, ore 11:15

    affido il mio commento (con cui lotto da giorni, per sedarne l’impellenza!) al sonetto 1.11 di ellis island, l’opera monstre di Robert Viscusi, oggetto di una grande fatica editoriale, di cui ci siam assunti la pubblicazione internazionale, solo per quest’Italia, orfana di memoria, in cui siamo nati, viviamo ed operiamo a fatica…

    “su ellis island le storie ululano attraversandomi come temporali
    un frastuono che non ha nulla da dire tranne il significato che vuoi dare
    alla tua pelle nella carezza di qualcuno che ti ama

    a questo punto entriamo in uno spazio immenso né cielo né mare
    scavando i sotterranei portarono immondizia qui sulle chiatte
    e ne costruirono questo appezzamento in posizione strategica

    la consideriamo come l’isola delle possibilità
    parliamo del futuro come se potessimo toccarlo
    e ne esploriamo ogni aspetto come se fossimo lenti d’ingrandimento

    gli alberi abitano qui in una perpetua allucinazione
    pensano di essere creature marine
    monumentali crostacei cresciuti quando il mare fu invaso dalla lava

    stavamo affrontando l’acqua e pensando a diecimila notti
    in attesa di un’unica alba”

  18. Emiliano il 28 ottobre 2012, ore 11:37

    Una perdita di tempo è il solo pensare a queste cose…

  19. max il 29 ottobre 2012, ore 13:05

    Leggendo, questa mattina, alcune riflessioni dei lettori sul Premio Chiara e, nell’articolo, sulla presenza dei politici, l’esempio che fornisce questa riflessione del Belli è oltremodo indicativa, perchè non è nè di destra, nè di sinistra.
    La cultura quella vera, che vive nella storia, non è nè di destra, nè di sinistra: desolante vedere che si faccia ancora questa distinzione.

    Belli lo ricorda, ma il deserto varesino non ascolta – o finge di non ascoltare…

  20. Emiliano il 29 ottobre 2012, ore 21:31

    Che la cultura, quella fatta di documenti e non di ciance, non sia di destra o sinistra è ovvio… anche se occorre convincere più i secondi – molto più teste dure – dei primi su questa evidenza.
    Il problema, altrettanto inutile sottolinearlo, non è però “varesino” bensì nazionale (se non internazionale).

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