Cairate

Cairate, muore a 73 anni sotto una pressa. Settima morte bianca

Come denuncia il Dipartimento salute e sicurezza della Cgil Varese, siamo di fronte ad “un tragico infortunio mortale”. Un fatto avvenuto ieri pomeriggio alla ditta Montalbetti SpA di Cairate, il secondo in una settimana, porta a sette le vittime sul lavoro nella nostra provincia. Un tragico traguardo, se lo confrontiamo con i quattro infortuni mortali accaduti nel 2011 e con quelli degli anni precedenti.

Dice la Cgil: “Il primo aspetto che colpisce è che è rimasta coinvolta una persona di 73 anni. A questa età non si dovrebbe essere impegnati in un’attività lavorativa. Tanto più se l’attività lavorativa è quella molto rischiosa della lavorazione dei materiali ferrosi a seguito di demolizioni e rottamazione. In effetti, Giordano Raimondi risultava essere già in pensione, ma lavorava nella Montalbetti SpA., da quanto è emerso sino ad ora, in modo irregolare, senza nessun contratto, in nero”.

“Si può ipotizzare – continua la Cgil di Varese – che la povera vittima avesse scelto di non godersi la pensione per necessità, perché il reddito da pensione non è più sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa. Dobbiamo anche rilevare che la decisione presa con la recente riforma di allungare l’età pensionabile non tiene conto della pericolosità del lavoro svolto; non considera che dopo una certa età la capacità di attenzione e di reazione psicofisica si riducono, esponendo maggiormente ai rischi lavorativi”.

“Per altro, il fatto che il pensionato fosse irregolare dimostra quanto sia ancora molto diffusa tra gli imprenditori nostrani la convinzione che non applicando le regole si possa essere più competitivi – rimarca la Cgil Varese – perché si abbassano i costi che gravano sul lavoro. Secondo una prima ricostruzione, Giordano Raimondi stava lavorando ad una macchina per pressare i rottami, chiamata spacca binari, che si è incastrata. Il pensionato ha tentato di sbloccare il pistone, la macchina è ripartita, schiacciandolo mortalmente. Il magistrato e gli organismi di vigilanza accerteranno se la macchina era in regola, tuttavia si può sostenere che non è stata effettuata un’adeguata valutazione del rischio in quella posizione lavorativa, perché doveva essere impedito all’operatore di accedere, volontariamente o involontariamente, alle parti in movimento attraverso dispositivi di sicurezza o sistemi di segregazione o copertura dell’area a rischio”.

Conclude la Cgil: “Purtroppo, dobbiamo prendere atto che c’è ancora molta strada da percorrere per realizzare pienamente la cultura della sicurezza e la cultura della legalità nelle imprese e nel paese”.

 

 

 

 

25 ottobre 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi