Lettere

Rifugi o Caserma?

Non c’è dubbio: molto opinabile l’apertura dei rifugi antiaerei in occasione della ricorrenza del 4 novembre, data che è riferita alla prima guerra mondiale. Molto, molto più significativo aprire le porte della caserma, logicamente visita limitata alla parte raggiungibile con sicurezza, che comunque è già tanta e documenta la caratteristica struttura.

Certo andrebbe messa in ordine: pulire la corte e i corridoi, strappare le erbacce, rimuovere l’ampio strato di foglie secche, potare gli alberi cresciuti al centro: Chi li ha messi? Quando c’era la truppa non potevano starci.

Tra queste mura sono passati anche i ragazzi che sono andati a quella guerra, ragazzi che non avevano l’istruzione di quelli d’oggi, non avevano le occasioni (anche se ora ridotte e frustrate rispetto a qualche anno fa per via di questa crisi) che sono offerte ora, Non avevano la possibilità della “movida”  alla sera, non avevano “face book”, ma venivano messi nelle loro mani moschetti mal funzionanti e sapevano che avrebbero dovuto affrontare il fuoco delle mitragliatrici. C’era però la speranza di superare un destino non scelto.

Anche nei rifugi antiaerei c’era tanta sofferenza e paura. Sentivi il rombo delle ondate delle squadriglie dei bombardieri, sentivi lo scoppio delle bombe e lo scroscio dei vetri e delle macerie che crollavano, ma è stata tutta un’altra storia, che ha fatto scorrere tanto sangue e per le strade girava tanta diffidenza e odio.

Nei rifugi avevi paura di quanto poteva capitarti dall’alto, ma avevi anche paura di quelli che avevi accanto, per cui non dovevi parlare, non potevi confidare le tue pene e non potevi dire da che parte combatteva tuo figlio. Sapevi che entravi, ma non sapevi se uscivi o come saresti uscito.

Io ero bambino e ricordo che parlavano di ordigni che avevano bloccato aperture e c’erano state drammatiche morti.

Andare a vedere i rifugi senza pensare all’umanità  che ci ha vissuto dentro non serve. Non serve se non si ripensa e si rimedita alla storia che ci è passata. La visita alla Caserma da un insegnamento più  coerente con il 4 novembre e sottolinea momenti molto, molto diversi. Allora si poteva parlare, quando vivevi ai tempi dei rifugi no.

Emilio Corbetta

24 ottobre 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi