Lettere

Degrado a scuola, insegnanti motivati

Il ministro Profumo in una recente intervista concessa al quotidiano il Messaggero ha detto che l’obiettivo del suo Ministero è quello di agganciare l’istruzione pubblica e le retribuzioni degli insegnanti agli standard europei. Vuole realizzare questo traguardo con un “patto per la scuola con orari e stipendi flessibili”

portando l’orario di servizio degli insegnanti a 24 ore settimanali. L’intervista, che ha affrontato varie questioni pedagogiche ed economiche, ha sollevato com’era naturale un coro di proteste tra gli insegnanti e gli studenti, che sono scesi in piazza.

Ad onor del vero però questa proposta ha suscitato anche consensi tra i benpensanti che con lettere ai quotidiani e interventi alla televisione e a Prima pagina hanno detto che gli insegnanti sono dei “privilegiati che fanno lezioni private in nero, godono di tante ferie all’anno, hanno il posto fisso, lavorano solo 18 ore alla settimana e hanno anche il coraggio di ribellarsi se il Governo chiede loro di lavorare 24 ore, mentre in tutti gli uffici e nelle fabbriche si fanno più di 36 ore settimanali”. Si tratta come si può vedere in sostanza del solito repertorio qualunquistico di frasi fatte contro gli insegnanti, che fa di tutta un’erba un fascio.

Nell’economia del mio intervento non voglio entrare nelle varie complesse questioni pedagogiche sollevate dal Ministro, mi limiterò pertanto a dire che le 24 ore settimanali per i titolari serviranno a far cassa e ad eliminare gli spezzoni di cattedra per i supplenti, portando le classi a 30, 34 studenti. Un vera riforma per essere credibile dovrebbe considerare la scuola una priorità nazionale che andrebbe finanziata adeguatamente e cambiata radicalmente. Non bisogna dimenticare che la nostra è una scuola non al passo con i tempi e inadeguata a formare giovani per il Terzo Millennio. Negli altri Paesi non c’è più la scuola dove si impara e non si costruisce la personalità dello studente nel rapporto con la vita e con la società.

Ma concentriamoci sull’ accusa secondo cui gli insegnanti lavorano poco e fanno tante vacanze. C’è da dire che questo sì, è vero e però riguarda una minoranza (che per inciso non meriterebbe di restare a scuola) perché non tutti gli insegnanti sono uguali e non fanno tutti lo stesso lavoro anche se sono colleghi nelle stesse scuole o se svolgono programmi analoghi. Ma è sbagliato equiparare il lavoro di un operaio in una fabbrica, quello di un impiegato in un ufficio o in una banca a quello di un insegnante a scuola. Chi lavora in una fabbrica ha a che fare con attrezzi e macchine che producono oggetti ( ciò non significa che non possa trattarsi di lavori usuranti). Lo stesso dicasi per chi è impiegato in ufficio che ha a che fare per lo più con faldoni di pratiche inerti e quando ha rapporti con clienti ce li ha per spiegare loro il contenuto di una polizza o altro. Mentre l’insegnante ha a che fare con giovani, magari nelle fase più delicata della preadolescenza e/o dell’adolescenza, da far maturare e crescere. E questi studenti non sono oggetti (bulloni, tavole, carte ecc.) ma soggetti che hanno fini in sé, che agiscono e reagiscono, creando anche tensioni e problemi non sempre piacevoli: sono un gruppo sociale molto difficile da educare e disciplinare, se li si vuol far diventare uomini e cittadini. In oltre quando un impiegato o un operaio smette di lavorare, il suo rapporto con la pratica o con il lavoro si esaurisce con la fine dell’orario di chiusura o con la fine del suo turno in fabbrica. Mentre il lavoro di un insegnante dopo la fine del suo orario mattutino seguita a casa, con la correzione dei numerosi compiti, (quelli d’italiano, di filosofia, di pedagogia, per citarne solo alcuni, impegnano non poco, a volte si impiega un’ora per correggere e rielaborare una sola composizione e dopo la correzione di una sola classe si esce stremati). Poi c’è la preparazione delle lezioni e delle prove da somministrare; nonché le normali riunione di routine: consigli di classe, riunioni per materie, d’Istituto ecc. incontri con i genitori. Dopo tutte queste attività bisogna trovare il tempo per l’ aggiornamento.

La professione insegnante è diversa dalle altre e non conosce festività o domeniche per i docenti più coscienziosi. Qualcuno ha certificato che per esperire tutte le normali attività, inerenti alla professione, un insegnante onesto, impiega non meno di 52 ore settimanali: altro che 18 ore o 36 degli impiegati!

Con i ragazzi non si “chiude mai”! Il mestiere è difficile perché non lascia spazio alla privacy: spesso i genitori se non ti fermano per strada, ti telefonano a casa, per protestare e/o chiederti informazioni sulla condotta del proprio figlio o magari per avere un colloquio al di fuori dell’orario di ricevimento. Insomma si è costantemente in scena, controllati in ogni momento non solo dai superiori, ma dagli allievi e dalle famiglie che sono giudici inflessibili. Non bisogna dimenticare che la scuola non è “un’isola nell’isola”, ma è lo “specchio dei tempi e di questa società” che avendo smarrito valori e moralità scarica tutte le sue contraddizioni sugli insegnanti.

“Tutti sappiamo in che stato di abbandono è tenuta la scuola, in che incuria, in che sudiciume. Vado spesso nelle scuole e vedo con i miei occhi lo stato di degrado in cui versano” – dice la scrittrice Dacia Maraini – “ma vedo anche tanti straordinari insegnanti che, nonostante la scarsa considerazione, la paga bassa, le frustrazioni, si rimboccano le maniche e danno ai ragazzi fiducia e voglia di apprendere. Ce ne sono in questo Paese molti più di quanto pensiamo.”

Romolo Vitelli

(già docente di storia e filosofia nei licei)

 

 

17 ottobre 2012
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