Varese

Più wifi per tutti. Ma a Varese la rete coprirà soltanto il centro

“Un progetto che rende la città più giovane e dinamica”. Così l’assessore Pdl alla Cultura e ai Servizi informativi, Simone Longhini, annuncia che presto Varese avrà il wifi, una rete a cui ci si potrà collegare e navigare in Internet. “Tra i paletti che abbiamo stabilito – specifica Longhini – la gratuità per il Comune e la gratuità del servizio per gli utenti”.

In realtà non tutta la città potrà usufruire della rete, dato che quest’ultima sarà realizzata poggiando sulla rete già esistente di fibra ottica che consente agli uffici comunali di comunicare tra loro, una rete che al momento viene sfruttata davvero pochissimo (l’assessore parla di un utilizzo che si aggira attorno al 2-3%).

Dunque la rete coprirà il centro di Varese. Ecco i luoghi obbligati: Giardini Estensi e Palazzo Estense, Corso Matteotti, Viale Milano, la Stazione dello Stato, Piazza XX Settembre, Piazza Monte Grappa. Ci sono poi i luoghi che Longhini definisce facoltativi: Lido della Schiranna, Piazza Podestà, Piazza Carducci, Piazza Beccaria, Via San Martino. Tra questi ultimi anche Piazza Repubblica e la zona dell’Ospedale di Circolo.

Partirà una gara d’appalto, che incentiva la partecipazione degli operatori con la possibilità di utilizzare la rete anche per veicolare le proprie attività commerciali.

16 ottobre 2012
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11 commenti a “Più wifi per tutti. Ma a Varese la rete coprirà soltanto il centro

  1. ombretta diaferia il 17 ottobre 2012, ore 09:40

    è singolare che l’Italia sia sempre in ritardo in tutto, soprattutto nella comprensione dei problemi.
    Parigi e Londra l’han bandito già da qualche anno.
    E invece, a Varese, agli sgoccioli di una giunta evidentemente impreparata, si annuncia trionfanti che ci sarà il wi-fi gratuito… e addirittura con gara d’appalto…

  2. sergio vito il 17 ottobre 2012, ore 15:09

    Fra le città europee con maggior numero di hot-spot ci sono Parigi e Londra… Ora leggo, sorprendendomi, che Parigi e Londra hanno abbandonato il wi-fi. Vorrei sapere dalla signora Diaferia qual è la fonte del suo post, visto che internet segnala, per Londra, 800 e passa wi-fi liberi, funzionanti e disponibili e visto che ci sono migliaia di londinesi che chiedono il wi-fi in tutta la città e non solo nelle aree del centro o in quelle a maggior tasso turistico.

  3. ombretta diaferia il 17 ottobre 2012, ore 16:48

    la prima azione risale al 13 luglio 2007, a Parigi, la metropoli che tra le prime aveva dotato la cittadinanza di una rete wireless avanzata, mettendo hotspot in tutti i principali luoghi pubblici…
    “Il Ministero della sanità francese chiede rapporto sulle radiazioni prodotte dalla tecnologia che permette di connettersi ad internet senza fili e intanto chiude gli hot-spot (i punti di accesso wireless) delle biblioteche comunali. ”

    se legge il francese glielo invio in originale… idem per londra.
    ma da buon internauta conoscerà le lingue e non affiderà la sua informazione a terzi, che magari invece di articoli scrivono redazionali per le major del settore…

    siamo immersi nelle onde elettromagnetiche dei cellulari (spessissimo accanto al nostro orecchio con emissioni molto più forti) e dei forni a microonde e lo scorso anno addirittura l’OMS ha inserito i telefoni portatili nella categoria dei cancerogeni 2B (di una scala che va da 1 a 5).

    ma senza tanta fatica, vada a leggersi “Toglietevelo dalla testa” di Staglianò, le aprirà un mondo forse a lei sconosciuto…

    ne trova anche una mia recensione, gentilmente ospitata da questo indipendente organo, che ringrazio per la “corretta informazione”
    http://www.varesereport.it/2012/04/07/cellulari-un-libro-su-cio-che-le-lobby-non-dicono/

  4. sergio vito il 17 ottobre 2012, ore 18:26

    Vado a Parigi di frequente e le assicuro che internet è presente in moltissime piazze e caffè della città. L’allarme del 2007 non ha riguardato solo Parigi; ma da allora ad oggi ciò che è mancato è un’evidente prova scientifica sui danni delle onde elettromagnetiche dei ripetitori wi-fi. Di quelli sto parlando: nel mio post parlo degli hot-spot, non dei cellulari, che è argomento ben diverso. Lo stesso Staglianò alla domanda: “Da più parti, a intervalli regolari, si risolleva il sospetto che la tecnologia wi-fi, con ponti ripetitori sempre più potenti, possa essere responsabile del degrado neuro-cerebrale all’origine di malattie come Alzheimer e Parkinson. Ci può dire qualcosa in proposito?”
    “Ci sono sempre più studi anche sul wi-fi, ma è già stato abbastanza impegnativo concentrarmi su quelli riguardanti i cellulari. E su questi mi sento di parlare”. Il che, come capirà, vuol dire che di una cosa è certo ma dell’altra no. Sarà per questo che a Parigi giro ancora tranquillamente con il mio i-Pad collegandomi a rete libera?

  5. ombretta diaferia il 17 ottobre 2012, ore 21:32

    Mi sembra di comprendere che per il signor sergio vito l’incremento da 550.000 a 1.650.000 persone affette da M.C.S. solo in Italia non è una prova scientifica.
    Magari digerisce di più il volgarissimo principio di precauzione?

    Medici e genitori dei bimbi leucemici (e non parlo di quelli investiti dalle onde di Radio Maria 10 anni fa) hanno accolto molto positivamente che alle fonti “canoniche” di disturbo siano stati recentemente aggiunti i wi-fi…

    Pensi che addirittura “Gli elettrosensibili potranno giovarsi in futuro di un nuovo ritrovato tecnologico messo a punto da alcuni ricercatori francesi. La sensibilità alle onde emesse ad esempio da un dispositivo wi-fi potrà essere bypassata da una speciale carta da parati realizzata dai ricercatori dell’Institute Polytechnique e del Centre technique du papier di Grenoble in grado di filtrare le onde. ” (fonte Andrea Piccoli di Italia salute 08/05/2012).

    Le tecnologie in questione (wi-fi, internet senza fili) si basano sulla emissione di onde elettromagnetiche denominate microonde, che sono quello stesso tipo di emissioni (radiazioni non ionizzanti) che consentono e veicolano il funzionamento dei cellulari.

    E giusto per darle un esempio su tutti di principio di precauzione, dopo vent’anni di studi scientifici (e di risvolti simpatici tipo l’Intephone) “il Sindaco del Comune di San Francisco ha stabilito che tutti i cellulari venduti in città debbano riportare una scritta che mette al corrente il cliente dei potenziali danni alla salute, sul modello delle scritte riportate sui pacchetti di sigarette: operazione “Diritto di sapere”.”
    Mentre nel caso delle sigarette, le persone sono libere di scegliere se fumarle o no, e possono richiedere il rispetto dei divieti agli altri, nel caso del sistema wi-fi E’ IMPOSSIBILE PER CHIUNQUE SCEGLIERE DI SOTTRARSI, mentre lei usa il suo i-pad, attività necessaria e urgente!

    “…Il 31 maggio 2011 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibilmente cancerogeni”. In particolare sono agenti possibilmente cancerogeni i campi elettromagnetici prodotti da telefonini, apparecchiature radar, ripetitori televisivi, per la telefonia mobile, router wi-fi. Un Gruppo di Lavoro di 31 scienziati provenienti da 14 Paesi ha valutato i risultati di centinaia di ricerche scientifiche, prima di arrivare a questa conclusione…”

    Ma tanto ora mi parlerà di progresso. La anticipo premettendo che sono per lo sviluppo umano.
    Ha mai visto un elettrosensibile in un luogo servito da wi-fi?

    O le basta la risoluzione del Consiglio d’Europa:
    “Il Consiglio d’Europa teme che si ripetano gli errori del passato, commessi con l’asbesto, il fumo di sigaretta e il piombo della benzina, e avverte: i cellulari, i sistemi wireless (Wi-Fi) e i telefoni cordless, potrebbero essere dannosi per la salute. E invita a bandire, almeno nelle scuole, questi strumenti, per proteggere i più piccoli. Secondo l’organizzazione di Strasburgo (che raccoglie rappresentanti di 47 Stati membri e ha il compito, fra le altre cose, di promuovere i diritti dell’uomo e la ricerca di soluzione ai problemi sociali) le onde elettromagnetiche, emesse da questi dispositivi, potrebbero provocare danni soprattutto ai più giovani, stando alle ultime evidenze della ricerca scientifica. In particolare, potrebbero interferire con lo sviluppo del cervello e aumentare il rischio di cancro.”

    Giri pure tranquillamente, tanto il “nemico invisibile” non la avverte…
    Ed il decreto sviluppo agevola gli operatori, tanto da espropriarci anche i tetti delle nostre case. più lei usa i suoi strumenti, più l’economia gira “around you”! Quindi, perché crucciarsi che l’amministrazione non si preoccupi della salute dei propri cittadini che hanno bisogno di “connessione garantita”?
    Non han mai tutelato le tossicodipendenze.
    Anzi, più è connesso, meno ci pensa… e gode del mondo “around you”!

  6. sergio vito il 17 ottobre 2012, ore 21:51

    Signora Diaferia, ho letto. Ho semplicemente detto che a Parigi ci sono hot-spot ovunque. Intendevo dire che non è vero che a Parigi abbiano bandito il wi-fi libero da qualche anno, come asseriva nel suo primo post. La ragione è da ricercarsi nel suo ultimo post dove le fonti che lei cita dicono testualmente che “potrebbe” essere cancerogeno o è classificato come “possibilmente” tale. Io personalmente non mi sono schierato a favore del wi-fi, né le ho parlato delle ragioni del progresso; ho semplicemente corretto una sua affermazione che come appare nel primo post è fuorviante, perché – come le ripeto – a Parigi il wi-fi libero si trova in moltissimi parchi e piazze.

  7. ombretta diaferia il 17 ottobre 2012, ore 23:56

    signor sergio vito,

    se viene a casbeno potrà collegarsi al wi-fi liberamente.
    ma non è il comune che lo libera…

  8. sergio vito il 18 ottobre 2012, ore 18:44

    gentile signora,
    dal sito http://www.paris.fr

    Grâce au service Paris Wi-Fi offert par la Mairie de Paris et la Région Ile-de-France, vous pouvez vous connecter gratuitement à l’Internet sans fil à haut débit depuis des jardins parisiens.

    Non credo che internet libero e disponibile in tutti i parchi parigini sia il prodotto di qualche localino in stile Casbeno. Tanto più che la nota dice “offert par la Mairie de Paris”.

  9. carlotta ossola il 19 ottobre 2012, ore 00:14

    Ammetto di non aver capito niente.
    1) Per la signora Diaferia: in casa ho il Wifi di Telecom: io uso il microonde con parsimonia. Cosa significa l’acronimo M.C.S.? Sono un’internauta scarsa…..
    2) Domanda più generale: ma cosa dà il Comune in appalto (prestazione in cambio di corrispettivo al prezzo più conveniente per l’ente pubblico). Ovvero chi si aggiudica (cosa si aggiudica) che ci ricava (e guadagna)?
    E’ un benefattore?????
    Se invece è un operatore economico che giustamente deve remunerare la vendita (costi, capitale investito e profitto) perchè lo fa gratis (non pago io che volentieri sfrutterò la connessione e non paga neanche il Comune)? Manca un pezzo di logica.

  10. sergio vito il 19 ottobre 2012, ore 09:05

    Significa ad esempio questo: un soggetto commerciale impianta le tecnologie necessarie per collegarsi gratuitamente a internet. Quando lei si collega finisce sulla home page di tale soggetto perché è lì che deve inserire la sua password. Prima di cominciare a navigare leggerà qualche annuncio pubblicitario. Nella peggiore delle ipotesi le chiedono l’assenso a ricevere una newsletter settimanale: in qual caso riceverà pubblicità relative alle zone di Varese e provincia, poiché questi provider sfruttano il principio della geolocalizzazione, cioè capiscono da dove lei si sta connettendo. Se si trova a Napoli riceverà pubblicità di quella città e provincia, così a Milano, Roma o Varese. A Parigi, invece, dove è il comune a fornire il servizio, le si apre una pagina che le segnala le principali iniziative in corso in città. Per quanto riguarda i danni alla salute: se usa il cellulare non lo tenga appoggiato all’orecchio ma utilizzi il vivavoce o un auricolare. E’ a contatto col corpo che queste onde producono danni. Sulla tecnologia wi-fi gli studi sono, invece, ancora in corso…

  11. ombretta diaferia il 19 ottobre 2012, ore 09:10

    Gentilissimi,

    è molto difficile per me rispondere brevemente in un commento: l’argomento è ostico, nonché sconosciuto ai più.
    Quindi, mi scuso perché sarò ovviamente prolissa, ma cercherò di rispondere con la più alta attenzione possibile e semplificando un tema che interessa chimica, fisica, elettromagnetismo, finanza e politica insieme, nonché interessi di major, che fuori dall’Italia vengono fermate, ma che i nostri politici impreparati (e non è un giudizio, è sotto gli occhi di tutti!), affrontano solo perché dagli operatori si può ottenere investimento (sviluppo?) in cambio di silenzio su gravi problemi socio-sanitari: pensi che a Varese dal 2006 non si riesce ad avere un’indagine epidemiologica (con alto tasso di leucemie infantili determinate da elettrosmog), ma si usano i soldi dell’affitto di terreni demaniali da parte degli operatori (vincolati all’informazione ed alla sanità) per fare parcheggi ed illuminazione e che solo a Varese rientrano nel capitolo “riqualificazione ambientale!.

    Gentile Signor Sergio Vito,
    noto che lei conosce molto bene ciò che ha postato e che l’abbia ben consultato prima di citarlo: “Priartém” e “Agir pour l’environnement” la ringraziano se vorrà approfondire: la rete tira brutti scherzi…

    L’elettrosmog sarà una costante delle nostre città come le “polveri sottili”, tanto che La Repubblica a firma Giuliano Foschini segnala ad ottobre 2011, in relazione al nuovo decreto sviluppo (che prevede espropriazione dei tetti e esonera dal pagamento dell’affitto!): “Ora la popolazione sarà esposta a emissioni di gran lunga superiori nelle ore diurne. Tutto questo in Italia, mentre a Parigi si fermano le “nuove” antenne.”

    Foschini esordisce con “In Italia tra qualche mese si potrà navigare sempre più veloce con i telefonini. Ma potrebbe essere più facile ammalarsi di cancro”.
    E prosegue, signor Sergio Vito, “Ma se l’Italia è sempre più un Paese dove i malati affetti da Elettrosensibilità rischiano di “friggere” per la smania epocale di essere “social” en plein air, a Parigi, come si legge dal quotidiano Liberation c’è lo “stop” per le nuove antenne. Scrive Liberation il 17 ottobre: “Il Comune di Parigi ha deciso lunedì di sospendere ‘immediatamente’ tutte le nuove installazioni di antenne sui tetti e gli edifici della città, dopo la ‘rottura’ della carta di Parigi sulla telefonia mobile, per le ‘richieste inaccettabili’ degli operatori”. Come si continua a leggere sull’articolo del quotidiano francese l’accordo parigino tra compagnie di telefonia mobile e municipio aveva come base “un livello massimo di esposizione alle onde elettromagnetiche da telefonia mobile di 2 V / m (Volt per metro) su una media di 24 ore”. Ma ora le compagnie telefoniche sembra vogliano passare a 10-15 V/m, e questo per gli amministratori parigini sarebbe “inaccettabile”. (A varese non hanno ancora capito quali siano i livelli!)…
    Se approfondisce, comprende anche cosa voglia dire l’espressione che cita, peraltro non aggiornata allo stato attuale. Nessuno regala nulla, infatti…

    Gentile signora Carlotta Ossola,
    anche a lei rispondo continuando a citare l’articolo di ottobre 2011 su La Repubblica sempre a firma Giuliano Foschini dal titolo “Elettrosmog, il governo alza i limiti ‘Ventimila antenne in arrivo nelle città’” che spiega nel sommario:”Blitz del governo nel decreto sviluppo dello scorso ottobre. Ora la popolazione sarà esposta a emissioni di gran lunga superiori nelle ore diurne. La denuncia in due documenti firmati da Arpa e Ispra”

    MCS è l’acronimo di Sensibilità Chimica Multipla, una condizione che comporta reazioni a molteplici composti chimici anche in minime quantità. Costoro colpiti da onde elettromagnetiche si “aprono”. Letteralmente. (e le assicuro che è inquietante vederli, ancor più scoprire perché).
    Ma le basta fare un giro sul web per scoprire cosa sia e quanto sia urgente affrontare l’MCS (sulle colline emiliane hanno costruito una cittadella schermata, dove possano riparare questi malati, che in Canada sono addirittura tutelati dallo stato!). Personalmente ho molto a cuore il tema, tanto che ne sto realizzando un volume per diffondere ciò che ancora non si conosce.

    Martedì 16 ottobre 2012 è una data che verrà ricordata a lungo nel settore dell’elettronica e delle telecomunicazioni: la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte di Appello di Brescia del 22.12.2009 che condannò l’INAIL a corrispondere ad un manager la rendita per malattia professionale prevista per l’invalidità all’80% legata all’uso di cordless e cellulari per motivi professionali.

    Usi tutti gli strumenti (con parsimonia), ma ne tenga lontano i suoi bambini.
    La faccenda wi-fi a Varese è lunga: il comune ha già affidato ad una società la sperimentazione, abbandonata per ragioni di danaro.
    E lei ben sa che alcuno fa nulla per nulla.

    Mi è capitato in “consulta elettrosmog” (e vi invito a prenderne parte, anche se l’Assessorato non la convoca più…!) di sentire un consigliere chiedere ad un operatore “voi ci dovete dare il wi-fi gratuito invece di pagare la compensazione…”
    Dove vogliamo andare se si parla a vanvera e non si sa che gli operatori pagano un affitto, nessuna compensazione (ed anche su questo tema avrei da dire molto… visto che parcheggi ed illuminazione risultano “riqualificazione ambientale”!)
    Ed i nostri politici, locali e nazionali, ormai ci hanno abituato alla non azione, se non in momenti come questi di campagna elettorale, dove la comunicazione politica è fatta di proclami, che poi restano parole al vento.

    Peccato che a noi piaccia molto la cura che i comuni dei paesi stranieri mostrano nei confronti degli amministrati… cioè i loro “datori di lavoro”.
    Ed a questo punto cominciamo a pretenderla, visto che i politici sperperano il danaro pubblico e non tutelano il bene comune!

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