Lettere

Una politica buona è possibile

Sconcerto, incredulità, repulsione, rabbia. Questi alcuni dei sentimenti ricorrenti dinanzi allo spettacolo indecoroso ed inaccettabile che certa politica offre all’opinione pubblica. Non senza ragione i cittadini, a volte spinti da un clima da “dagli all’untore”, si scagliano con veemenza contro chi li ha traditi; avversi rispetto ad una politica misera che ha cancellato sogni e speranze

spesso rubando persino il “futuro” ai giovani.

Una politica incapace di qualunque risposta davanti al lavoro che non c’è, al futuro incerto, alla solitudine che dilaga, al venir meno della coesione sociale. Una politica autoreferenziale fatta di sprechi, di ruberie, di furbetti, di raccomandati, di nominati, di ladri, di simil-attricette pronte a mostrare culi e tette. Rabbia e pena perché questo Paese, che avrebbe bisogno di tutt’altro, si ritrova perennemente insudiciato da squallidi personaggi alla Lavitola, dai Fiorito e dai Lusi, da improbabili Vice Presidenti Fincantieri alla Belsito. E chi più ne ha ne metta!

Di fronte a questa palude melmosa, a questo indecente dramma la reazione più semplice ed immediata a cui si assiste è la richiesta, forte, violenta, di un repulisti generalizzato. Nella storia il popolo ha sempre voluto veder scorrere il sangue…non fa differenza quest’epoca e tutti senza distinzione debbono essere spazzati via.

Ma siamo proprio certi che i politici e gli amministratori siano tutti così? Si può veramente credere che tutti i Sindaci, gli Assessori gli Amministratori siano incapaci e disonesti? Si può davvero pensare che questi impieghino energie e tempo, spesso sottratto alla famiglia e al lavoro, per interessi personali e che la loro azione amministrativa risulti caratterizzata da sprechi e usi impropri delle risorse pubbliche? Io non credo a questo…anzi!

So per certo che esistono uomini e donne per bene, e sono la stragrande maggioranza, che hanno a cuore ciò che fanno, che lavorano e molto per fornire risposte, soluzioni, magari parziali e perfettibili come qualunque azione umana, a problemi reali, ai bisogni della gente.

Ma allora, davanti a questa realtà infinitamente maggioritaria rispetto ai ladri, fatta da donne e uomini in carne ed ossa e non da numeri o da statistiche, quale è la ragione di un decreto legge del Governo che operando tagli lineari senza distinzione alcuna pone sullo stesso piano galantuomini e farabutti, onesti e disonesti, attricette prosperose e donne capaci? E come dovrebbe reagire un politico capace, serio ed onesto davanti ad un provvedimento che, in nome di un becero populismo, lo paragona ad impresentabili personaggi? A quanto di più lontano dalla sua storia personale e politica? Voi come accidenti reagireste?

La provocazione dell’Assessore Cattaneo sta tutta in questa reazione. Nel voler favorire senza ipocrisie una riflessione, nella necessità di riaffermare il primato della Politica sull’antipolitica, nella sua “radicale” incapacità di essere populista o di lisciare il pelo all’opinione pubblica. Conosco Raffaele Cattaneo, del quale mi onoro essere amico, e bene so, come moltissimi altri, quanta passione mette quotidianamente nel voler “servire” il mandato popolare ricevuto, quanta determinatezza nel cambiare ciò che non va, quanto distante rispetto alla demagogia che alimenta l’antipolitica.

L’antipolitica si nutre dell’illusione di poter fare a meno della politica, di poter evitare la raccolta del consenso. Tende a legittimare le dinamiche decisionali o attraverso le competenze tecniche o con l’indignazione. Molto spesso il Governo in carica ha assunto, giustificandoli e motivandoli sulla scorta dello sdegno, provvedimenti che, spostando il luogo di decisioni propriamente politiche da organi elettivi ad autority o ad altre strutture autoreferenziali e burocratiche, hanno di fatto sottratto spazi di democrazia. Ma in assenza di politica non esiste società davvero civile. Non tanto e non solo perché la politica non può essere “tutto” quanto perché di una società civile e della sua evoluzione essa è struttura necessaria.

Sull’onda dell’antipolitica o del populismo si possono anche azzerare i compensi ai politici, cancellare con un colpo di spugna organismi democraticamente eletti, eliminare ogni e qualunque forma di privilegio. Ma questo darà vita automaticamente ad una politica e a politici migliori? La negazione della politica è una ingenuità sociale ed evitare la fatica della raccolta del consenso politico non rende più forti ma più deboli ed anche fermarsi alla sterile indignazione rende più deboli.

La necessità di opporsi ai politici senza cursus honorum, senza radicamento popolare, senza nobili ideali, l’esigenza di costruire insieme programmi che favoriscano libertà, intrapresa, sussidiarietà e solidarietà, impone risposte politiche. Né di Professori né di indignati. Né di giustizialisti né di populisti. Ma perché questa risposta politica si formi è necessario che si ristabilisca una “relazione” fra politici che abbiano il coraggio di “tradire” le loro cerchie e cittadini che, pur avendone motivi, resistano alla tentazione qualunquista di essere semplicemente indignati. E’ necessario ripartire dall’Uomo, dal basso, dall’impatto con i reali problemi; dai tantissimi amministratori forti ed orgogliosi di una coscienza pulita e di un lavoro responsabile.

E’ finita la Seconda Repubblica e con essa l’idea di una politica dell’one man show, delle cooptazioni, dei candidati nominati e scelti tra clientes. Finito è il tempo dei Silvio o degli Ernesto che tornano o che vanno.“Quando la morsa di una società avversa si stringe intorno a noi è venuto il tempo della persona”. E’ il tempo di una scommessa sull’io, sulla persona capace di originare un positivo. E’ il desiderio di costruire, insieme e non solo per sé, ma per il popolo cui si appartiene. Per questa ragione Raffaele Cattaneo raccolgo il Tuo appello, mi alzo in piedi e mi schiero al tuo fianco nella ferma convinzione che la buona politica è ancora possibile, anzi è già oggi praticata da molti, dai più.

Mi assumo così, con grande serenità, il rischio, anche io come te, di essere “sbranato” dalla rete o di prendermi qualche palata di sterco…per una Politica buona ne vale sempre la pena.

Raffaele Nurra

7 ottobre 2012
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3 commenti a “Una politica buona è possibile

  1. Nicoletta il 7 ottobre 2012, ore 16:46

    Concordo su tutto. Io sono con voi. È non ho paura dello sterco; in fondo è un ottimo fertilizzante e permette di allontanare chi si avvicina alla politica solo per interesse personale. Sono pronta!

  2. Sergio Sperotto il 7 ottobre 2012, ore 21:46

    Sottoscrivo quanto affermi, è veramente arrivato il tempo della persona che sceglie il campo in cui stare e decide di dedicare il suo tempo nella coltivazione di quel campo. Facendo questo non ha il tempo per partecipare alle adunanze di piazza in cui si erigono patiboli credendo di esercitare la giustizia.

  3. Roy1 il 7 ottobre 2012, ore 22:46

    bravo, ripartiamo dall’Uomo, scusa onnivora di CL per qualsiasi nefandezza: ma all’Uomo diamo 4000 euro al mese, bastano e avanzano per fare l’Uomo, mentre altri Uomini campano a fatica; non è patibolo, è richiesta di un minimo di decenza

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