Varese

Il presidente Fai Borletti Buitoni al Chiara: la cultura salverà l’Italia

Da sinistra, Dario Galli, Bambi Lazzati e Ilaria Borletti Buitoni

Un’ampia panoramica sull’Italia dei beni culturali, del paesaggio, della loro tutela o, invece, del loro progressivo degrado. L’intervento di Ilaria Borletti Buitoni, presidente nazionale del Fai, al Premio Chiara-Festival del Racconto, si è dipanato in un continuo passaggio tra temi generali e concreti esempi della buona (o cattiva) gestione della cultura in Italia, un intreccio che costituisce una delle peculiarità della fondazione presieduta dalla Borletti. Ad incalzarla con domande e obiezioni il direttore di Varesereport, Andrea Giacometti, che ha seguito la trama del volume del presidente Fai, “Per un’Italia possibile”, pubblicato da Mondadori. “Vuole scrivere un libro? Sì, ho risposto alla Mondadori. E a quel punto l’ho scritto e loro lo hanno pubblicato, non potevano più tornare indietro”, ha esordito l’autrice.

Dopo una breve introduzione di Bambi Lazzati e saluto e una dichiarazione di stima da parte del presidente della Provincia, Dario Galli, per il Fai e il suo presidente, l’incontro è entrato nel vivo alla presenza, in sala, di numerosi soci e delegati Fai. Una ruflessione partita dal ruolo spesso secondario, o addirittura irrilevante, della cultura nei bilanci e nelle politiche dei vari governi che si sono succeduti. “Ci siamo trovati di fronte – ha detto il presidente Fai – ad una sistematica riduzione di fondi, che sono stati più che dimezzati, a disposizione del Ministero dei Beni culturali. E così si è persa una formidabile occasione di sviluppo per il Paese”.

Per la Borletti Buitoni il problema del bello, nel nostro Paese, è da principio la storia di un malinteso: “Il bello è stato a lungo considerato un concetto elitario, che ruguardava pochi. Un pericoloso concetto, condiviso dalle due grandi parti del Paese: la Dc e il vecchio Partito comunista”. A questo si aggiunga una distruzione del territorio che, come ha sottolineato il presidente del Fai, si è sviluppata in maniera differenziata nelle varie zone d’Italia: al Sud la cultura e il paesaggio sono stati considerati un pacco di cui la criminalità si è impossessata (emblematico il caso di Pompei che crolla: “non mancano i soldi, ma là c’è la camorra, non dimentichiamolo”). In Lazio la lobby dei costruttori è stata particolarmente aggressiva. Una situazione, quella del Lazio, che ha portato la presidente Fai a soffermarsi sulla sconcertante vicenda di Villa Adriana, che ha rischiato di essere assediata da discariche a cielo aperto (“una delle poche volte in cui tutte le associazioni ambientaliste non hanno litigato e si sono unite, e alla fine è stata una vittoria”). Per quanto poi riguarda la Lombardia, “si è avuta una politica devastante, come nel caso della Brianza, che ha perduto ogni identità”.

In generale, la presidente Fai ha lanciato un allarme sui centri storici italiani, spesso protagonisti di una vera deriva. “I centri storici italiani si stanno sfilacciando, perdono smalto, per lasciare spazio a new town senza identità”. Un pericoloso processo di degrado a cui si deve opporre una ferma resistenza. La mette in campo lo stesso Fai: “questi processi o si subiscono o non si condividono, come nel nostro caso. Nonostante la crisi noi abbiamo aumentato i nostri soci, che stanno per raggiungere quota centomila”.

L’incontro è terminato con alcuni squarci su una Borletti Buitoni più privata, dalle sue letture (“recentemente ho riletto Tnio Kroger di Mann, oppure in treno leggo gialli terribili, pieni di sangue e di misteri”) alla sua passione per il cinema (“purtroppo a Perugia, dove vivo, hanno chiuso quattro cinema”). Ma un ricordo particolarmente affettuoso è stato rivolto al Conte Giuseppe Panza, “un uomo inaspettato, grande collezionista di artisti molto in anticipo sui tempi”. Alla presenza della signora Giovanna Panza, presente in sala accanto al direttore di Villa Panza Anna Bernardini, il presidente Fai ha raccontato un incontro singolare tra Panza e il proprio consorte, “un uomo coltissimo, ma in difficoltà con l’arte dopo il Settecento”. Un incontro sospeso tra chi amava il classico e chi adorava l’arte contemporanea. Due anime dell’arte che si ritrovano nella stessa Villa Panza, uno dei gioielli più amati da Ilaria Borletti Buitoni.

5 ottobre 2012
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Un commento a “Il presidente Fai Borletti Buitoni al Chiara: la cultura salverà l’Italia

  1. abramo il 5 ottobre 2012, ore 08:46

    immagino che il presidente della non più Provincia di Varese abbia parlato di come la sua amministrazione consumi il suolo ed il patrimonio ambientale collettivo secondo una logica strategia aziendale!

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