Varese

Accorpamento delle province? Il no del sindacato, il sì degli industriali

La commissione in Salone Estense

Commissione consigliare aperta, in Salone Estense, per valutare la posizione delle realtà economiche, della associazioni, dei sindacati, degli ordini professionali, sul riordino delle Province introdotto dalla spending review del governo Monti. Cinque minuuti a testa per esprimere consensi e contrarietà rispetto ad  un progetto che, ieri sera, dopo la pronuncia del Cal, era già diventato l’accorpamento tra V arese, Como e Lecco con capoluogo, probabilmente, a Como.

La Commissione consiliare, presieduta dal Pdl Stefano Crespi, si è confrontata per elaborare una posizione che sarà poi oggetto di confronto all’interno del Consiglio comunale. “Non è ancora stata detta l’ultima parola – ha cercato di essere rassicurante Crespi -, perchè deve essere tutto valutato dal Consiglio regionale”. Alla Commissione nessuna presenza del ricco panorama associativo in ambito culturale.

Molti gli interventi che si sono registrati, con una netta prevalenza dei no rispetto ai sì, sia pure con motivazioni e sfumature diverse. A partire dalle forti perplessità espresse da due Ordini professionali varesini, Ingegneri e Architetti. Roberta Besozzi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Varese, ha subito messo i piedi nel piatto. “Unificare tre Ordini in un’unica struttura, è impensabile. Un numero complessivo di cinquemila iscritti è praticamente ingestibile”. Un fatto negativo perchè si tradurrebbe in disagi per coloro che si servono dei professionisti, cioè i cittadini. Le ha fatto eco Laura Gianetti, presidente dell’Ordine degli Architetti di Varese, per la quale “un accorpamento come quello ipotizzato farebbe perdere moltissimo alla professione, e l’unione tra tre territori, con peculiarità ed eccellenze diverse, sarebbe pesantissima”.

Significativo e molto articolato l’intervento di Franco Stasi, segretario generale della Cgil di Varese, che alla Commissione ha riportato una posizione sindacale unitaria. Stasi ha contestato il risparmio che dovrebbe conseguire all’accorpamento. E poi si tratta di una scelta che non verrà sottoposta ad alcuna ”legittimazione popolare”. Una decisione, ha rimarcato Stasi, ”che avrebbe ricadute pesantissime sui servizi, sui lavoratori, sulle stesse imprese”. Quanto al “che fare”, Stasi è stato chiaro: “Non facciamo un discorso di campanile, ma un ragionamento trasversale. E se ci troviamo su quest’ultimo, occorre poi fare pesare la nostra posizione nelle sedi che contano, Regione e governo”.

Sul fronte delle imprese, si è mostrato molto perplesso anche Marco Praderio, segretario generale Api Varese. Perplessità generali sulla spending review e sul meccanismo delle deroghe (che ieri hanno ottenuto diverse province ma non Varese, ndr.). Di diverso orientamento Marco De Battista, Coordinatore Aree Economiche dell’Unione industriali di Varese. Un intervento controcorrente rispetto alla maggior parte delle dichiarazioni. L’esponente della Confindustria ha sottolineato come “le deroghe siano un’eccezione”. E dunque occorre “non solo ragionare in termini di deroghe, ma di una provincia che, sia pure accorpata, continui a contare in ambito regionale e macro-regionale”. Insomma, prendere atto dei cambiamenti e insistere sul peso politico del nostro territorio in una provincia allargata.

Da parte di Giovanni Daverio, direttore dell’Asl di Varese, un lucido intervento su similitudini e differenze, da un punto di vista sanitario, tra le tre province che dovrebbero essere accorpate. In quest’ultimo caso, ne uscirebbe “un sistema complesso e articolato”. Daverio è stato ricco di esempi. Come nel caso dell’offerta sanitaria, che si presenta con una forte dimensione pubblico-privata a Varese, mentre a Lecco è sostanzialmente pubblica. A Varese poi operano 12 distretti, mentre le altre due province presentano una diversa organizzazione.

Ha poi chiesto la parola “in qualità di consigliere comunale” Piero Galparoli. Gli è stato fatto notare che i partiti parlavano attraverso i loro rappresentanti in commissione: lui poteva intervenire quale assessore provinciale. “Parlerò in una occasione diversa”, ha detto seccato Galparoli, che è tornato a sedersi tra il pubblico.

3 ottobre 2012
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