Varese

Una giornalista varesina ci fa conoscere Clotilde di Savoia

La copertina del volume

Un volume storico documentato e rigoroso, ma che si legge come un romanzo. E’ il volume “Clotilde di Savoia. Il «sì» che fece l’Italia” della giornalista Cristina Tessaro (il libro è pubblicato dalle Paoline), che sarà presentato, nell’ambito della rassegna giunta alla sua decima edizione “I Venerdì di Bruno Belli”, venerdì 12 ottobre, alle ore 17.30, presso il Caffè Zamberletti.

La Tessaro non è nuova a ricerche di carattere storico. La ricordiamo per un vivace volume biografico dedicato a don Isidoro Meschi, prete giornalista, direttore del settimanale diocesano “Luce”. Ora la Tessaro, sempre per le Paoline, si è dedicata ad una figura di grande spessore spirituale e morale che ha molto da insegnare agli uomini e alle donne del nostro tempo. E’ Clotilde di Savoia, figlia primogenita di Vittorio Emanuele II, eroina ingiustamente dimenticata del nostro Risorgimento.

Clotilde trascorse gli ultimi trentatrè anni della sua vita nel castello cittadino, beneficando tanti bisognosi del centro e dell’Italia intera, al punto che alla sua morte, avvenuta il 25 giugno 1911, venne salutata come la “santa di Moncalieri”. Nella sua ultima residenza approdò dopo un matrimonio infelice – almeno secondo le prospettive moderne – con il cugino dell’imperatore francese Napoleone III. Si sposò a nemmeno 16 anni, nonostante il suo futuro marito, il principe Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte, fosse prossimo ai quarant’anni, anticlericale, libertino, aperto alle più avanzate teorie sociali, filosofiche e artistiche del suo tempo: in una parola, del tutto diverso da lei. Ma l’unione era resa necessaria dall’alleanza franco-sabauda, le cui basi erano state poste nell’incontro segreto di Plombières tra l’imperatore e il primo ministro piemontese Cavour.

Clotilde affrontò ogni prova con un ferreo senso del dovere e una fede granitica. Il suo esempio torna alla luce non solo come riscoperta storiografica, ma anche come attuale spunto di orientamento morale, prezioso soprattutto in questo tempo di crisi delle istituzioni e di povertà di riferimenti positivi. Clotilde insegna il valore delle responsabilità personali e civili come traguardo a cui non si può né si deve mancare, se non si vuole mancare al senso più autentico e nobile di sé stessi.

 

1 ottobre 2012
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2 commenti a “Una giornalista varesina ci fa conoscere Clotilde di Savoia

  1. Costantino Nigra il 1 ottobre 2012, ore 23:47

    Clotilde di Savoia fu usata dal Cavour per meschine trame e data in pasto ad un uomo pieno di ambizioni, ma soprattutto meschinità e piccolezze. Basterebbe leggere la cronaca della cerimonia del matrimonio, era un poveretto vestito bene. Neanche Vittorio Emanuele II ebbe il coraggio di imporre a sua figlia un matrimonio nefasto e le diede la possibilità di rifiutare. Oggi dobbiamo rendere omaggio a Clotilde ma per fortuna le nefande trame di metà ottocento son passate di moda e non ritorneranno.
    Ha fatto bene Bruno Belli ha mettere in vetrina nei suoi venerdì il serio lavoro di Cristina Tessaro e la figura nobile, due volte, di Clotilde di Savoia.

  2. Alex il 2 ottobre 2012, ore 10:20

    Sempre in anticipo – e spesso l’unico – arriva Belli, attento ad evitare argomenti consueti o triti.
    Inoltre, l’unico “intellettuale” varesino con il coraggio di portare avanti pubblicamente, da un paio di anni, un discorso serio sul Risorgimento, in una città che fu tra le prime a partecipare dell’unificazione italiana ed ora è territorio di chi vorrebbe negare questo trascorso.
    Deve essere molto interessante questo lavoro di Cristina Tessaro: grazie alla giornalista e grazie a Bruno Belli.

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