Varese

Floreat, il festival in dialetto fa ridere e fa sold out

Sul palco la Oprandi e Airoldi

“Te ‘l set se l’é ul pedriö?” ha domandato, ieri sera, al Teatro Santuccio, sul palco, Roberto Bof aprendo il Festival della canzone d’autore e del cabaret dialettali. Una bella iniziativa che è stata promossa dall’associazione culturale Floreat, in collaborazione con il Comune di Varese, rappresentato, seduto in prima fila, dal segretario generale del Comune, Filippo Ciminelli (ma in sala c’erano anche i consiglieri Ronca, Niada e Cordì). Un evento che ha visto il Santuccio riempirsi di pubblico, che ha seguito lo spettacolo con attenzione e con continue risate. Un’occasione per ascoltare canzoni, battute e poesie in dialetto bosino, un modo per ricordare che il bosino non è necessariamente lingua padana.

Con garbo, con ironia, con qualche punta di saggezza tradizionale, lo spettacolo ha visto sul palco del Santuccio alcune realtà molto apprezzate. Come i Grass the roast, che con Luisa Oprandi e Marco Airoldi hanno proposto anche le discussioni famigliari tra Adamo ed Eva, con foglia di fico inclusa e “Ser Pent” in stile londinese che fa visita ad Eva. Racconti di vita quotidiana, che ricordavano il clima delle case di ringhiera della famiglia Colombo, quella dei mitici Legnanesi. Ad accompagnare la coppia, Eugenio Cazzani, Fiorenzo Filippini e, musicalmente, Marco Caccianiga e Guido Zanzi. Più romantico e lieve il duo di voce e chitarra Lidia Munaretti e Antonio Borgato, che hanno presentato melodie velate di nostalgia nei confronti della Varese di una volta, da “Serenata bosina” ad un bel “Walzer per Varese”, con testo scritto da Carlo Zanzi.

Una bella iniziativa premiata dal pubblico, che ha attribuito risate e applausi in grande quantità a Natale Gorini, poeta e Re Bosino, che ha proposto barzellette, poesie e racconti in dialetto, apprezzata guest star di una serata davvero riuscita.

 

30 settembre 2012
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