Varese

Premio Chiara, Sini: tutto è cominciato dalla foglia di fico

Il professor Carlo Sini

Partenza del Premio Chiara-Festival del Racconto nella prestigiosa aula magna dell’Università dell’Insubria, con la “lectio magistralis” del filosofo milanese Carlo Sini. Un via che ha intrecciato la rassegna culturale organizzata dagli Amici di Piero Chiara con il cartellone “Narrazione come conoscenza?”, il progetto dei Giovani Pensatori coordinato dal professor Fabio Minazzi.

Titolo della “lectio” di Sini, che è stata preceduta dalle parole degli organizzatori del Chiara, Romano Oldrini e Bambi Lazzati, era “Del viver bene:  filosofia ed economia”. Prima di invitare Sini ad iniziare, Minazzi ha ricordato le iniziative culturali dell’Insubria, in particolare quelle del Centro Internazionale Insubrico “C. Cattaneo” e “G. Preti”, con l’attività di studio e la raccolta di importanti archivi di filosofi dell’Ottocento e del Novecento italiani, come Cattaneo, Preti, Banfi e Agazzi. In particolare Minazzi ha ricordato come, attraverso i “Giovani Pensatori”, l’università si apre al mondo della scuola.

Sini ha inaugurato il Chiara con una riflessione densa di temi e riferimenti alla filosofia moderna, davanti ad una platea gremita di studenti delle superiori e universitari. In particolare Sini ha iniziato dal testo di Kant del 1784 “Che cos’è l’Illuminismo”, in cui il filosofo tedesco fa riferimento al coraggioso uso del proprio intelletto da parte dell’uomo, senza la guida di altri. Da qui Sini si è inerpicato in una riflessione sul senso dell’uomo, sulle sue peculiarità, sul mutamento nel corso del tempo. Il filosofo ha sottolineato come la cultura sia ciò che vi è di più peculiare nell’uomo. ”L’uomo non solo sa fare, ma ne può essere anche consapevole”, ha detto Sini. “Siamo soggetti culturali e non solo animali”.

Una natura culturale capace di riflettere e di esprimersi in cose e azioni. “La foglia di fico di Adamo è la prima protesi, esprime la capacità di travestimento, la capacità di proiettarsi al di fuori di sè”. Da qui anche la capacità di “viver bene”, una condizione resa però difficile dalla grande complessità del mondo in cui viviamo.

29 settembre 2012
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