Economia

Univa: si rinnovano i contratti e lo Stato intasca di più

Fino ad ora, a guadagnarci nel rinnovo dei contratti collettivi di lavoro è stato il fisco. L’alta pressione fiscale, da un lato, e, dall’altro, il fenomeno, mai corretto, del fiscal drag  (quello per cui elevandosi il reddito si alza anche l’aliquota marginale) fanno sì che ad ogni aumento di retribuzione chi intasca di più è lo Stato.

Così, le richieste sindacali di incremento retributivo sono sempre più elevate, le imprese si sottopongono a sforzi notevoli, ma ai lavoratori alla fine resta in tasca molto meno di quello che legittimamente si aspettano per mantenere inalterato il potere di acquisto di fronte all’erosione provocata dall’inflazione. Se questo meccanismo è fin troppo noto, ciò che in questo momento rappresenta un elemento di forte preoccupazione è che il rinnovo dei contrati di lavoro cade in una stagione di grande difficoltà per le imprese, minate nella loro competitività sul piano sia del mercato interno, sia di quello internazionale, da numerosi altri fattori.

In Europa, l’Italia è all’ultimo posto per pressione fiscale, costo dell’energia (elettrica e gas) e lentezza della Giustizia; al penultimo per dotazione di infrastrutture e corruzione; al terz’ultimo per costi della burocrazia; al quart’ultimo per costo del denaro. Non stupisce dunque che si trovi in ultima posizione anche per produttività. Nell’ultimo anno la spesa per beni durevoli è diminuita del 10% e quella alimentare (fenomeno assai indicativo e preoccupante sul piano sociale) si è contratta del 3,5%. Il costo del lavoro – che, come detto, non significa ciò che i lavoratori hanno guadagnato in più, ma ciò che gli aumenti previsti dalla contrattazione sindacale ha determinato sui costi delle imprese – è cresciuto del 2,7% nel primo trimestre di quest’anno. Tutto ciò, si badi bene, in un quadro economico che ha visto il prodotto interno lordo contrarsi del 2,6% nel primo semestre 2012.

Come immaginare di poter  accrescere ancor di più i costi aziendali in dipendenza dei rinnovi dei contratti collettivi in scadenza? E come uscirne? Questo rinnovo deve inquadrarsi- sostengono gli imprenditori dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, riuniti nella prima Giunta dopo la pausa estiva – in una manovra concertata tra imprese, sindacati e governo che preveda meccanismi atti ad impedire che gli aumenti retributivi prendano ancora una volta la via di sempre.

Due sono, in particolare, le azioni da intraprendere: tagliare il cuneo fiscale e ripristinare la detassazione dei premi di produttività. Gli appelli alla moderazione salariale rivolti a sindacati e imprese vanno bene, ma anche la  politica deve fare la sua parte intervendo sui livelli di tassazione. E’ questo il momento di dimostrare che il fisco non è semplicemente strumento per raccogliere tasse, ma, come insegnano gli economisti, anche leva da azionare, quando ce n’è bisogno, per fare politiche espansive o contenitive del ciclo economico.

27 settembre 2012
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