Varese

Arma arresta pericoloso boss a capo di una banda di truffatori

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Varese, hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di una persona individuata quale vertice di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di ignari cittadini mediante emissione e incasso di assegni falsi per cifre di ingentissimo valore.

Il provvedimento cautelare, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Busto Arsizio (VA) su richiesta di quella Procura della Repubblica, si inserisce nel contesto dell’indagine avviata dal Nucleo Investigativo di Varese nell’aprile 2012 e coordinata dal P.M. Francesca Parola, che ha finora già permesso di individuare le responsabilità degli autori di numerose truffe commesse mediante emissione e incasso di assegni falsi, nonchè di ricostruire le dinamiche del sodalizio, costituito da due promotori che, avvalendosi di soggetti dediti alla individuazione e reclutamento di compiacenti impiegati bancari, venivano in possesso dei dati di conto corrente nonché degli “specimen” di firma di ignari correntisti, con conseguente emissione di assegni per importi di diverse centinaia di migliaia di euro da porre all’incasso mediante prestanome appositamente reclutati, a cui venivano altresì intestate società di comodo sui cui conti correnti venivano fatti depositare i titoli di credito, per il successivo prelievo del denaro – una volta divenuto “liquido” – o per il contestuale smistamento dello stesso verso conti correnti svizzeri

In particolare, il prosieguo delle attività di indagine ha consentito di individuare il “boss” in Mario Cuomo, 57enne napoletano con diversi precedenti penali alle spalle; era lui, infatti, “l’asso di picche” dell’associazione, l’uomo che, grazie al suo elevatissimo spessore criminale, aveva costituito il sodalizio e procurava gli assegni clonati da mandare all’incasso.

Particolarmente rocambolesche sono state le circostanze che hanno portato al suo arresto: ricercato da alcuni giorni, infatti, Cuomo è stato individuato, dopo un lungo appostamento, a Cermenate (CO), nei pressi dell’abitazione della sua amata -una cittadina straniera con la quale intrattiene una relazione extraconiugale- che, dopo un lungo viaggio in macchina proveniente da Napoli, aveva deciso di raggiungere a sorpresa, con tanto di mazzo di rose, per festeggiarne, allo scoccare della mezzanotte, il compleanno. Immediato è stato così l’intervento dei militari, che lo hanno bloccato prima del suo ingresso nell’abitazione.

Nel corso dell’intera indagine sono stati già 12 i soggetti tratti in arresto in quanto appartenenti alla suddetta associazione per delinquere, con ruoli e compiti ben definiti: l’11 giugno scorso, infatti, sono finiti in manette Franco Brigo, 43enne di Somma Lombardo e Sebastiano Patti, 54enne di origini siciliane, in qualità di organizzatori dell’associazione; Daniele Ciulla, 27enne di Cardano al Campo, maestro di ballo latino americano con il compito di agganciare e “indottrinare” impiegati bancari per convincerli a partecipare alle attività dell’associazione, oltre che coadiuvare Patti e Brigo nella gestione dei rapporti fra i singoli soggetti coinvolti; Paolo Luratti, 39enne di Lenno (CO), Cristiano Sciaini, 34enne di Como e Daniele Martinelli, 37enne di Valmorea (CO), incaricati di individuare soggetti compiacenti a cui intestare società fittizie e fungere da tramite fra questi, Brigo e Patti; Marco Signaroldi, 34enne di Albiolo (CO), Lidio Livio Rapa, 38enne di Cardano al Campo e Antonio Frascella, 34enne di Cassano Magnago, con il compito di seguire le istruzioni impartite dal Brigo, Patti, Lurati e Sciaini, ovvero di intestarsi una società ed incassare gli assegni; Dario Pecorale, 31enne di Contrada (AV) e Danilo Porcile, 33enne di Avellino, in qualità di organizzatori dell’associazione con riferimento alla “filiale di Avellino”; il 31 luglio, invece, è stato tratto in arresto un 53enne ingegnere varesino il quale, in evidenti difficoltà economiche, aveva acconsentito a mettere a disposizione del sodalizio i suoi uffici nonché alcuni beni mobili, tra i quali una auto di grossa cilindrata, partecipando anche ad alcuni tentativi di truffa.

Nel medesimo contesto, sono stati denunciati in stato di libertà Z.E., 28enne di origine marocchina, impiegata bancaria che aveva il compito di fornire a Ciulla, Brigo e Patti, i dati bancari dei singoli clienti facoltosi della “Banca Popolare di Puglia e Basilicata”, presso diverse filiali della stessa banca, ovvero anche presso altre Banche, al fine di permettere la clonazione degli assegni, e E.G., 54enne di Contrada (AV), che ha fornito il proprio conto corrente acceso presso la “Banca di Novara /filiale di Avellino” per far transitare i soldi ottenuti dalla clonazione degli assegni.

Numerosi sono stati gli episodi ricondotti alle responsabilità del sodalizio. Le indagini sono scaturite dai fatti del 23 febbraio 2012, quando il direttore della “Banca Popolare di Puglia e Basilicata/filiale di Busto Arsizio”, denunciava presso la locale Stazione Carabinieri che quello stesso giorno era giunto in filiale Marco Signaroldi, soggetto che aveva aperto un conto corrente pochi giorni prima, il quale aveva cercato di incassare cinque assegni per un importo totale di euro 403.000,00 da girare poi su un conto svizzero. Il direttore, avvertito dalla ragazza allo sportello, poi identificata per Z.E., insospettito dalla situazione, aveva fotocopiato gli assegni ed avvisato Signaroldi che vi erano dei tempi tecnici da rispettare per il compimento dell’operazione. Dai primi accertamenti, gli assegni risultavano tutti falsi ancorché il numero corrispondesse effettivamente agli assegni dati ai correntisti della banca e pure le firme fossero molto simili a quelle depositate presso la filiale. Sospettando complicità interne alla banca, dagli accertamenti svolti emergeva la complicità proprio della ragazza che si trovava allo sportello, ossia la Z.E., la quale forniva però una piena collaborazione. La ragazza, infatti, affermava di essere stata avvicinata a dicembre 2011 da un ragazzo conosciuto in alcuni locali di ballo latino americano, ossia Daniele Ciulla, il quale le aveva proposto di collaborare con alcune persone che clonavano conti correnti e poi trasferivano i soldi su conti svizzeri. Dopo le iniziali resistenze della donna, Ciulla le faceva conoscere sia Brigo che Patti i quali, a differenza din Ciulla, assumevano da subito un atteggiamento intimidatorio, minacciandola più volte che, qualora non avesse accettato le loro richieste, il suo permesso di soggiorno e le relative pratiche per ottenere la cittadinanza italiana sarebbero svanite. A quel punto, la Z.E., pur di scongiurare il pericolo per la sua cittadinanza, acconsentiva a fornire quanto richiestole, ovvero i dati relativi a conti correnti “capienti”, compreso lo “specimen” di firma, fatto che avveniva in diverse occasioni, senza peraltro che la donna accettasse in cambio alcun compenso.

L’organizzazione si è dimostrata particolarmente meticolosa nella pianificazione degli eventi: alla donna, infatti, veniva consegnata una scheda sim da usare per contattare Brigo e Patti, i cui nominativi dovevano essere memorizzati con gli pseudonimi “gatto” e “volpe”; la stessa, inoltre, nel corso delle telefonate doveva utilizzare espressioni quali “amore”, “caro”, ecc. al fine di far credere, qualora intercettati, di essere amanti.

La maniacale attenzione ai dettagli ha portato – altresì – i vertici del sodalizio ad imporre alla Z.E. specifici periodi di assenza dal lavoro, nel corso dei quali i prestanome appositamente arruolati – ai quali venivano precedentemente intestate fittizie società destinatarie degli assegni – venivano accompagnati presso gli istituti bancari designati, allo scopo di aprire dei conti correnti di comodo sui quali far transitare i titoli di credito falsi da monetizzare. Le indagini esperite a seguito della piena ricostruzione delle dinamiche criminali del sodalizio, permettevano di accertare – oltre alla illecita provenienza dei 5 titoli di credito che Signaroldi tentava di incassare il 23 febbraio in Busto Arsizio – che, il 9 gennaio 2012, presso la filiale di Avellino della “Banca Popolare di Novara”, Dario Pecorale (titolare di procura per operare sul conto corrente), depositava sul conto corrente intestato allo zio E.G. un assegno della “Banca Popolare di Puglia e Basilicata”, filiale di Borgosesia (NO), compilato per l’importo di euro 463.720,12, tratto su uno dei conti correnti forniti dalla Z.E. a Brigo. Il titolo in questione, trascorsi i termini di prassi per l’incasso “fuori piazza”, veniva pagato con l’accredito dell’intera cifra sul predetto conto corrente in data 16.01.2012. Lo stesso giorno, Pecorale si recava presso il medesimo istituto ove depositava n. 3 dispositivi di bonifico, per importi rispettivamente:

- di euro 403.000,00 a favore della “Ditta PORCILE Danilo”;

- di euro 40.000,00 sul conto corrente intestato allo stesso PECORALE;

- di euro 18.000,00 a favore di E.G., di fatto facendo perdere, nel giro di poche ore, qualsiasi traccia del denaro di illecita provenienza.

Inoltre, il 20 gennaio 2012, presso la cassa continua della medesima banca di Avellino, lo stesso Pecorale, utilizzando la carta bancomat intestata allo zio E.G., versava un secondo assegno bancario della “Banca Popolare di Puglia e Basilicata/filiale di Borgosesia”, compilato per l’importo di euro 235.600,12 e tratto sul medesimo conto corrente; quest’ultimo titolo non veniva però pagato in quanto “irregolare”. Nel complesso, nel corso delle indagini, sono stati individuati titoli di credito emessi per un valore complessivo di oltre un milione di euro, dei quali circa la metà regolarmente monetizzati e incassati.

A seguito delle perquisizioni domiciliari effettuate all’atto della esecuzione del provvedimento cautelare a carico di Cuomo, è stata rinvenuta diversa documentazione, attualmente al vaglio degli investigatori.

 

25 settembre 2012
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