Varese

Matteo Renzi fa sold out, ma dimentica il lavoro

 

Matteo Renzi al Politeama

Grande convention per Matteo Renzi, candidato alle primarie, giunto di prima mattina a Varese, in piazza Monte Grappa, con il suo doppio camper. Ad attenderlo al Politeama un pubblico delle grandi occasioni, tutti i posti occupati, in platea e in galleria. Da piazza Monte Grappa al teatro saluti, strette di mano, anche qualche battuta al vetriolo (“Renzi sai di sagrestia”). Il sindaco di Firenze non perde il sorriso e tira avanti. Vicini a lui Alessandro Alfieri, vicesegretario regionale Pd, Pietro Resteghini, coordinatore del comitato varesino, il sindaco di Malnate Samuele Astuti.

Renzi sale sul palco e ascolta qualche parola introduttiva di Astuti. A bordo del palco lo spin doctor Giorgio Gori. L’intervento di Renzi è accattivante, lui è simpatico, qualche volta autoironico, sempre pronto a ribattere a qualche voce che si leva dalla platea. Al centro del palco, in grandi lettere maiuscole, la parola “Adesso”. Renzi raccoglie l’assist di Astuti che ha parlato della squadra dei bobbisti giamaicani. “Noi non vogliamo solo partecipare, ma vincere” esordisce Renzi. E subito parla di politica dicendo: “Non penso che l’italiano medio si alzi pensando a cosa dice Casini”.

Le sue tre parole-chiave Futuro, Europa e Merito. Ma inizia partendo dalla rottamazione. “Ulivi, querce, è inutile deforestare tutto, quando a Roma ci sono sempre le stesse facce”. E aggiunge: “vogliamo riprenderci il futuro”. Un obiettivo ambizioso che deve superare atteggiamenti rinunciatari e pessimisti. Come il frate di “Non ci resta che piangere”, che continua a ripetere a Troisi “ricordati che devi morire”. E parte lo spezzone del film.

Difesa di Monti, che ha ridato al Paese autorevolezza e prestigio. “Una volta ci andavano Bossi, Borghezio e Calderoli, con Monti è un’altra cosa”. E, visto che c’è, Renzi, nella Varese culla della Lega, non dimentica di lanciare una battuta al vetriolo al Carroccio: “Se a Firenze vedessi qualcuno con l’ampolla del dio Arno tra le mani, chiederei subito un trattamento sanitario obbligatorio”. Ma l’autorevolezza di Monti manca di speranza con cui far ripartire il Paese. E qui Renzi parla di programma.

Renzi parte dalle infrastrutture, che in Italia costano di più che in Europa. Si spende troppo e si spende male: “La spesa dello Stato è aumentata di 70 miliardi, mentre per i Comuni è diminuita”. Temi complessi, temi difficili, che impongono uno stop di alleggerimento: “Ecco cosa pensa di me un filosofo contemporaneo”. E così parte il filmato di Crozza che imita Renzi. Al termine Renzi affronta il tema della scuola, dell’educazione, della ricerca. Poi arriva alla questione dell’ambiente, dell’urbanistica. Quindi approda all’Europa, che oggi sembra “la vecchia zia antipatica”. Tra i temi proposti come punti di riferimento è assente, invece, il lavoro. Una cosa di non poco conto in un momento drammatico come questo. Anche se, è chiaro, il lavoro è un tema che divide e non compatta. All’elogio del merito è dedicata l’ultima parte dell’intervento di Renzi. Dice: ”dare spazio al merito è l’unico modo per rendere il Paese dinamico”.

Segue uno spezzone dedicato a Cetto La Qualunque interpretato da Albanese. Poi Renzi sottolinea come “il Paese è stanco di uno scontro costante tra persone”. Onore delle armi a Bersani (“ha accettato la sfida delle primarie”), e poi Renzi dà spazio ad uno spezzone sul presidente Obama, che ricorda una bambina morta in un attentato. Un momento di commozione, un applauso, e poi la chiusura. “Restituire bellezza alla politica, dignità alle istituzioni, restituire speranza ai nostri figli, la strada per fare tutto ciò per me resta la politica”.

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22 settembre 2012
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