Varese

Registro coppie di fatto, il Consiglio: non aprite quella porta

No del Consiglio al registro delle coppie di fatto

C’era chi, ieri sera al Consiglio comunale di Varese, avrebbe commesso che anche questa volta non si sarebbe affrontata la questione del registro per le coppie di fatto, un punto che, anche in passato, era sempre in fondo agli ordini del giorno del parlamentino comunale. E, dunque, rinviato a poi. E invece no: ieri sera, grazie ad un’inversione dei punti all’ordine del giorno richiesta da Alessio Nicoletti (Movimento Libero), se ne è parlato e, dopo la votazione, si è chiusa la seduta essendo già mezzanotte. Sarà stata la sferzata del vicino Pisapia, sarà stato l’interesse del punto, ieri sera non si è rinviato.

Tutto era partito da una iniziativa da parte dell’associazione Arcibalengo, che vede in prima fila l’esponente Sel Angelo Zappoli, che ieri sera era presente in Consiglio, poi recepita da una mozione che vedeva tra i primi firmatari il Sel Rocco Cordì e i Pd Fabrizio Mirabelli e Andrea Civati. Un confronto che ieri sera è approdato a Palazzo estense e che ha, come prevedibile, spaccato gli schieramenti politici. Anche da parte della maggioranza non erano mancate aperture al registro, come quella del presidente del Consiglio, il pidiellino Roberto Puricelli, e quella del capogruppo leghista Giulio Moroni.

Ieri sera ci si è finalmente contati. Ma prima del voto il dibattito è stato ricco di interventi, posizioni diverse, mille sfumature. Un confronto iniziato da Cordì che ha ricordato la presenza a Varese delle coppie di fatto, più di mille, 718 quelle con sessi diversi, 800 i conviventi con figli. “Una realtà corposa”, ha detto i consigliere Sel. A lui ha risposto, a nome della giunta, lo stesso sindaco Attilio Fontana: “Prescindo da ogni valutazione di ordine morale, ma ci si deve attenere ai principi fondanti della Costituzione”. E comunque, ha sottolineato il sindaco, “a Varese nessun diritto viene violato o limitato nel caso delle coppie di fatto”.

Per Mirabelli “non è una battaglia ideologica, ma di civiltà”. Il capogruppo Pd ha ricordato, con un puntiglioso elenco letto in aula, dei paesi che non hanno riconosciuto in Europa la parità dei diritti tra coppie sposate e di fatto: oltre all’Italia, paesi come Albania, Bulgaria, Bosnia, Estonia, Grecia, Polonia, Russia e altri ancora. E il Pd Andrea Civati interviene dicendo: “Non vedo alcuna aberrazione morale in questa proposta”, quanto piuttosto “il riconoscimento e il rispetto per persone che non vogliono o non possono sposarsi”.

Si è poi acceso un dibattito vivace tra esponenti politici cattolici: se i rappresentanti dell’Udc, prima Imperatore e poi Morello, hanno chiuso la porta alla proposta invocando addirittura una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sui cattolici in politica, la Pd Luisa Oprandi ha esordito dicendo: “Sono una donna cattolica e divorziata”. Per la Oprandi il registro rappresenta “una valorizzazione delle pari opportunità”. Anche il Pdl cattolico Mauro Pramaggiore è intervenuto nel dibattito, ribadendo “come a Varese non esistano discriminazioni nell’accesso ai servizi da parte delle coppie di fatto”.

Il capogruppo leghista Giulio Moroni interviene per chiarire che, per il gruppo del Carroccio, vale il voto “secondo coscienza”. E in tre interventi in aula, quello del leader di Movimento Libero Nicoletti, quello del grillino Cammarata e quello del Pd Civati si accenna esplicitamente alle coppie omosessuali.

Poi si vota. E qui succede che il Consiglio, maggioranza e opposizione, i singoli partiti si frantumano. La mozione è respinta con 18 voti contro e 11 favorevoli, con 4 astenuti. Il Pdl vede il presidente del Consiglio che si astiene, mentre il gruppo vota contro. Il Pd vede Corbetta che si astiene e gli altri che votano a favore. La Lega vede tra i favorevoli il capogruppo Moroni e Niada, tra gli astenuti Monti, tra i contrari tutti gli altri. Un voto “disgiunto” che certamente è un segno di maturità, che spesso latita quando si impongono gli otrdini di scuderia.

 

21 settembre 2012
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2 commenti a “Registro coppie di fatto, il Consiglio: non aprite quella porta

  1. Giovanni Chiodi il 21 settembre 2012, ore 18:00

    Spiace constatare che Varesereport si sia scordata dell’intervento del capogruppo del pdl Grassia che ha dato un giudizio preciso motivando le ragioni del proprio voto contrario, frutto di una discussione vivace da cui è scaturita una decisione comune. Decisione che comunque non ha impedito di mantenere posizioni distinte come quella del Presidente del Consiglio.
    Disinformatia o semplicemente un colpo di sonno?

  2. Bruno Belli il 21 settembre 2012, ore 20:50

    “Un voto “disgiunto” che certamente è un segno di maturità, che spesso latita quando si impongono gli ordini di scuderia”, così scrive il Nostro direttore Giacometti.
    Spero che Lui mi permetta di dissentire dalla sua analisi, solo su un fatto: credo che il voto di ieri, in tal proposito, non sia segno di maturità, ma di immaturità – se non politica, almeno liberale e democratica nel senso “filosofico” del termine.
    Credo nella bontà del rigistro proposto “trasversalmente”, quale segno effettivo di democrazia al passo con la realtà umana.

    La politica matura dovrebbe ricordarsi di due principi fondamentali:

    1) arrivare prima dei cittadini nelle conquiste sociali, nelle scelte, ecc. – (invece arriva quasi sempre moltissimi lustri dopo – non è una “colpa” solo odierna)

    2) il sacrosanto principio liberale perseguito fino da Cavour, dove, in sostanza, la politica – quindi lo Stato – debba essere laico e non dovrebbero entrare, quindi, quale motivo di contrarietà ad una proposta, documenti o dettami emanati ed imposti da qualunque credo religioso.
    Se il politco ha un’ “obiezioni di coscienza”, al massimo, si astenga (qualcuno lo ha fatto).
    Ma resti valido il principio di uno Stato che non mischi Santi e Fanti, con il rischio di utilizzarli ipocritamente tutti quanti.

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