Lettere

Ex Caserma, specchio di Varese

L’articolo sul sopralluogo all’ex Caserma Garibaldi mi ha stimolato qualche riflessione. Su come spesso ottengono maggior risalto cose meno importanti, mentre quando si affronta un tema fondamentale è meglio farlo di nascosto. L’ex Caserma Garibaldi è una perfetta metafora di questa città. Fatiscente fuori, decadente e impolverata dentro.
Forse la colpa è anche nostra, di noi giornalisti, che anziché pungolare la classe politica e svolgere quel ruolo di “coscienza” del territorio preferiamo inseguire le boutade, spettacolari e composte più che altro da molto fumo e pochi fatti, solo perché fanno “notizia”. Del resto, spesso non è una nostra scelta, siamo tutti servi di un sistema o comunque dobbiamo seguire delle regole, quelle dell’informazione, sebbene spesso giochiamo a fare gli anarchici.  Non è una scusante, ma una motivazione.

Tornando al discorso principale, dunque noi, come altre categorie della società, non ci impegniamo a migliorare la città. Inutile dire che in una
democrazia rappresentativa il ruolo attivo spetterebbe in ogni caso agli eletti, a cui attraverso il voto viene data la delega. Dunque, se lo stato di
degrado civile e morale, e urbanistico, della nostra città è responsabilità di tutti, lo è in prima istanza di assessori e consiglieri comunali.

Ma in loro difesa voglio dire che non è facile decidere di cambiare il volto della città. Perché la Caserma Garibaldi fa paura per questo: perché
intervenire sul cuore centrale di Varese lascerà il segno, darà un volto nuovo alla città, e condizionerà negli anni a venire ogni politica cittadina.
Per prendere una decisione di questo tipo ci vuole coraggio, che è una caratteristica fondamentale per fare politica. E che purtroppo a Varese latita.

Latita tra i banchi di chi siede al governo e tra i banchi di chi invece dovrebbe fare l’opposizione, e non si è ancora reso conto che se un domani gli spettasse l’onere di governare non sarebbe molto dissimile all’attuale parte avversa. C’è poi da dire che non esiste una vera e propria parte avversa, a Varese il bipolarismo non è mai arrivato. Al massimo il bipensiero.

Battute a parte, i confini tra partiti sono enormi sfumature di grigio, dove mani si stringono e interessi convergono. E ciò che resta della sinistra estrema, divisa in un numero elevato di associazioni, in fondo non vuole entrare in conflitto con la maggioranza di centrodestra, che comunque le foraggia in un modo o nell’altro.

Così il centrosinistra non ha motivo per vincere le elezioni e mettersi sul serio a governare. Sta più comodo così, stando in minoranza, senza l’onere delle decisioni e comunque in grado di coltivare i propri orticelli di potere. Insomma, niente cambia, l’importante è parlare.

Ho scritto anche troppo, mi fermo qui sebbene ci sia molto altro. Anche perché stiamo parlando della scoperta dell’acqua calda: ovvero che la nostra bella città non ha mai avuto una classe dirigente degna di questo nome.

Cordiali saluti

Marco Tavazzi

19 settembre 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA

4 commenti a “Ex Caserma, specchio di Varese

  1. giancarlo gisa il 25 settembre 2012, ore 14:44

    Concordo su gran parte del contenuto della lettera.
    In particolare sul ruolo dei giornalisti che, a Varese, hanno pesanti reposnsabilità sulla disinformazione pubblica.
    Leggendo i quotidiani locali, sembra di vivere in un altro mondo.
    Ribadire la responsabilità dei giornalisti significa però ammettere il totale fallimento della politica che, stampa a parte, dovrebbe fare qualcosa di diverso dai soliti proclami, vera linea distintiva delle giunte leghiste (Fontana in particolare).
    fate una domanda specifica ad un comune cittadino di Varese su uno dei tanti temi di attualità varesina.
    Nessuno saprà rispondere sulla base di una corretta informazione.
    Viviamo nel comune più caro d’Italia senza neppire saperlo. Figuriamoci capire il perche!

  2. rodrigo il 26 settembre 2012, ore 11:07

    I giornalisti, come i politici di oggi e perchè no quelli di ieri, salvo rarissime eccezioni, sono complici della realtà odierna. Al soldo delle bandiere dei partiti ci hanno raccontato menzogne contrabbandate da verità, gonfiando e smontando fatti e notizie a piacimento dell’editore e della loro idea politica. L’importante è fare notizia e vendere copie. Questa è l’etica dei giornalisti, nella maggior parte di loro. Tirare il sasso e nascondere la mano e poi scrivere cosa è poi successo dopo. All’autore dell’articolo dico: è proprio sicuro che l’edificio di cui scrive si trova nelle condizioni descritte?

  3. Dario il 27 settembre 2012, ore 15:00

    La Caserma Garibaldi(unico edificio”militare”della città) a mio avviso, in passato sarebbe stata da recuperare. Seppur vecchia e cadente era strutturata per quell’uso dunque si sarebbero potuti installare Polizia Locale o Carabinieri oppure GdF. Effettivamente nella nostra città i Corpi di Polizia sono tutti decentrati…forse una soluzione di quel tipo andava meglio sfruttata approfittando dell’edificio…peccato che si sia permesso di farlo ridurre in tali condizioni…..

  4. ombretta diaferia il 28 settembre 2012, ore 10:36

    Gentile Marco,

    questa tua riflessione amara mi rallegra.
    Perché vuol dire che la coscienza non è ancora sotterrata sotto le “piramidi” di politici che inneggiano all’autonomia ed alla secessione, ma mancano del più basilare rispetto del prossimo: dei giornalisti costretti a portare a casa i soldi quotidiani dipingendo di rosa tutte le logo magagne; degli amministrati che debbono cercare le informazioni che li riguardano, perché gli amministratori nascondono le verità.
    L’affaire caserma viene puntualmente tirato fuori per distogliere l’attenzione: prima ero la stato che si macchiava di incuria del patrimonio, quindi, ci haanno sottratto soldi per comprarla; prima ancora hanno fatto le loro spartizioni di tangentopoli per distruggere la piazza e quell’elemento architettonico unico che era il mercato (per costruire il tendone del teatro attuale).
    La lista sarebbe troppo lunga da elencare, ma arriva ad oggi: il problema non è la caserma, ma la sicurezza della piazza! E allora militarizziamo la piazza!
    “i confini tra partiti sono enormi sfumature di grigio, dove mani si stringono e interessi convergono.” e non è solo una questione di questa città che “non ha mai avuto una classe dirigente degna di questo nome.” (gli onesti non si mischiano, i disonesti si associano!)
    La faccenda riguarda l’Italiano medio, che si aggrega ed accorpa solo fuori dai totem commerciali della nostra società per assicurarsi l’i-phone 5!
    La faccenda riguarda una semplice cittadina come me, a cui è negato il diritto basilare di vivere in ambiente sano ed armonioso, oltre l’informazione, quella a cui dovrebbe pensare ogni politico per dialogare con l’amministrato in un sognante progetto di una vera nazione.
    Ed è proprio qui il quid: il politico pensa all’occupazione degli organi di stampa con la propria immagine e i propri proclami.
    Non manca una classe dirigente degna di questo nome, manca l’essenza base dell’essere umano.
    Ma conto ancora su giovani come lei, che deprivati del lavoro e della libertà di agire, pensare e parlare, denuncino, senza indugi e paure, ciò a cui sono assoggettati per sbarcare il lunario.
    D’altronde Sallusti ce lo insegna: la menzogna più giungere alla diffamazione volta a ricattare il diffamato. Tanto nulla si rischia!

Rispondi