Varese

In basilica commosso addio a Cesarino Montalbetti

I funerali di Cesare Montalbetti

Una basilica di San Vittore affollata di tanti amici ha dato l’ultimo saluto a Cesare Montalbetti. Chiunque fosse intervenuto si portava dietro un ricordo, una frase, un sorriso di un uomo che, come è stato più volte ribadito nel corso dei funerali, aveva attraversato innumerevoli campi di presenza e di impegno. Numerosi i sacerdoti sull’altare, a celebrare una messa presieduta da monsignor Luigi Stucchi, già vicario episcopale, monsignor Gilberto Donnini, attuale prevosto, monsignor Peppino Maffi, già prevosto di Varese, e don Ernesto Mandelli. In chiesa una sola bandiera, quella della Cisl Pensionati.

Come ha sottolineato monsignor Stucchi, nella sua omelia, “Montalbetti è stato testimone del Vangelo”, e rientra pienamente nel novero di coloro che “non hanno separato la fede dall’impegno pubblico”. Il prevosto monsignor Donnini ha ricordato le molteplici iniziative nel campo del sociale, la presenza tra i banchi del Consiglio comunale, nelle Acli, nel mondo della cooperazione, a Radio Missione Francescana, in Consiglio pastorale parrocchiale e decanale, sul fronte delle famiglie con l’esperienza dell’Equipe Notre Dame, l’impegno più recente presso la mensa dei poveri delle suore di via Luini a Varese. Si è domandato, Donnini, se Montalbetti fosse un utopista. “No, non era utopia: era Vangelo, e lui ci credeva fino in fondo”. Ma il prevosto ha voluto dare particolare attenzione alla presenza di Montalbetti nella sua stessa famiglia: “Ricordo la serenità, la dedizione con cui accompagnava la moglie malata, ma non si è mai lamentato neppure della sua malattia”.

Al termine della messa, è salita sull’altare la figlia Anna, che ha proposto alcuni ricordi sulla figura di Montalbetti, che la figlia ha chiamato “Cesarino”. “Era come veniva chiamato dai suoi compagni quando era in fabbrica”. Per la figlia, due i campi fondamentali nella vita di Montalbetti: famiglia e lavoro (o, come lui lo chiamava, “il sociale”). Tra i suoi compagni di lavoro aveva un amico-nemico, un operaio ateo, che diventò una presenza fissa nella vita di Montalbetti. “Arrivava a casa nostra, chiedeva dov’era Cesarino e ci lasciava una stella di Natale”. Un piccolo ricordo per una lunga vita. Un bel modo per dirgli per l’ultima volta “ciao”.

Cesare Montalbetti è stato cremato e portato al cimitero di Giubiano.

 

 

 

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15 settembre 2012
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