Varese

Piazza Repubblica, il poeta Azzalin replica al politico Binelli

Piazza Repubblica e la ex caserma Garibaldi

Il confronto su Piazza Repubblica e l’ex Caserma Garibaldi continua, confermando Varesereport quale spazio di libero confronto sul futuro della città. Dopo la lettera dell’assessore all’Urbanistica, Fabio Binelli, riceviamo e volentieri pubblichiamo una replica di Dino Azzalin, poeta, editore e medico:

“La bellezza salverà il mondo“. Si tratta di una delle frasi più celebri della storia della letteratura mondiale, fatta pronunciare da Dostoevskij al protagonista de L’Idiota, il principe Miškin. E nella “garbata risposta” dell’Assessore all’Urbanistica di Varese, Fabio Binelli, alla mia proposta-provocazione di fare “Il Giardino della città” al posto della “Caserma Garibaldi”, non parla mai né di bellezza, né di natura violata, né di mondo, nonostante questo sarebbe opportuno, vista l’intenzione di fare un “Teatro” che da 60 anni manca alla città di Varese, e in una epoca storica in cui il mondo necessita di “cure”.
Ringrazio anche Rosa Pierno di Napoli, per le belle parole sulla mia opera, e che stimo per la sua preziosa e costante ricerca su “Anterem”, ma che non ho la fortuna di conoscere personalmente, ricordando che molti poeti sono diventati degli statisti o premi Nobel anche grazie al loro impegno civile, Neruda, Senghor, Transtromer, tanto per citarne qualcuno, o che hanno impresso nella poesia, un alto messaggio di contenuti sociali, come Andrea Zanzotto o Pier Paolo Pasolini.
Per quanto riguarda la lettera, che ha molte omissioni di carattere speculativo, e molte ovvietà “politichesi”, che lascia perplessi i lettori, soprattutto è ancora poco chiaro, nonostante anche gli architetti ci abbiano provato, su come si vuole intervenire su Piazza Repubblica. Ma soprattutto rimangono irrisolti alcuni quesiti fondamentali come, l’enorme disparità tra il costruito (per cui sono stati pagati gli oneri di urbanizzazione) e l’invenduto o il disabitato, dove, a proposito di densità abitativa, nella provincia di Varese, ci avrebbero potuto vivere comodamente tutti gli extracomunitari che emigravano, respinti, o morti di fame o annegati degli ultimi anni, colpevoli solo di voler migliorare le proprie condizioni di vita.
In tal senso consiglio a Binelli la lettura di un libro “illuminante” di una giovane scrittrice ex-calciatrice, camerunense Clariste Soh-Moube, dal titolo “La trappola” che passata attraverso l’odissea dell’emigrazione ha cambiato radicalmente la sua vita, in un modo inconsueto e sorprendente.
Per il resto, me lo lasci dire, il muro di Berlino, non è stato abbattuto per una delibera comunale, ma dai cittadini tedeschi di ogni etnia sociale, che non sopportavano più il peso di una vergogna storica, umana, e urbanistica (quasi come la ex Caserma). Ed è un po’ irrispettoso verso i giornalisti asserire che i giornali sono limitati nel riferire le notizie, perché non sia vero altrimenti, quel che dovrebbero scrivere di quel che dicono e fanno i politici, prima e dopo essere stati eletti.
E caro assessore, lei ha la memoria corta, perché dimentica in sala Montanari al primo incontro sul teatro io c’ero e sono intervenuto negli stessi modi con cui ho fatto sui giornali cartacei e online in questi giorni. Non ce l’ho fatta al secondo appuntamento (ma c’è stato?), a sentirmi calate dall’alto decisioni mediocri e datate, di un sistema incapace di fantasia, quella appunto di cui i poeti sono ricchi.
Aspettiamo il Teatro certo, magari un altro orrore con un giardino di plastica, e ha ragione Arturo Benedetto Bortoluzzi, bisogna mediare e vigilare, per non trovarci innanzi all’ennesima porcheria (financial project), che ha inondato di cemento la città come gli inutili Hotels (Ligresti…) dei mondiali di ciclismo.
Ma un Teatro-ricatto grazie a oneri urbanistici, che finanziano un nuovo ecomostro non lo vogliamo! E non si preoccupi se si tratta di democrazia, non mancherò di farlo, e con me tantissimi altri, sperando che il 2013 le elezioni ci diano altre piante per respirare e non cemento in cui morire. Noi poeti non abbiamo che le parole, e il coraggio, ma vedrà non mancheranno di esserci, non appena lei farà la proposta ai cittadini di Varese, (non già approvata dai parrucconi mi raccomando…), di quel che la giunta leghista ha deciso cosa fare, e non solo della ex Caserma, ma dell’intera città di Varese.
Distinti saluti
Dino Azzalin

10 settembre 2012
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12 commenti a “Piazza Repubblica, il poeta Azzalin replica al politico Binelli

  1. Abdul Sensibile il 10 settembre 2012, ore 12:18

    I buongiornu tutti

    Como candidatu 2.0 piu vutato ultime elessioni de Varesse voli rilnsciare mia pruposta de requlificassioni de piazza Republica.
    Al posto de casserma scuola ilementare pir meliorari ittalianu de migranti maruchini i de qualche italiano pure. Almeno fari corigere bozze di lettere no sarebe male.
    En piasa Republica spassiu recreativu con tavulini per kebap i birrette cussi no devi piu stari per tera, amisci de Abdul i de cumunita Ukraina. I supratuto palcu pir puesia maruchina i abruzzesi chi Varesse Abbruzzo i Marocu una fazza una razza.
    Tanti pianti comu palme i datteri pirchi cun microclima de Varesse in Luglio perfeti i anchi per eliminari visuale de bruta piassa chi aluntana clienti de studio Azzalin chi sta ne le Corti.
    Abdul piasci le Corti.
    Grassie fratelu. Rivedersci. AS

  2. Ronnie Venturino il 10 settembre 2012, ore 13:37

    Perché pubblicare i commenti di un poveraccio che non ha nulla di meglio da fare se non fingersi extracomunitario e postare sproloqui inutili? Oltretutto burlandosi degli stranieri che, magari, hanno davvero serie difficoltà con la lingua.

    P.s. per l’amor del cielo, una volta per tutte… gli abitanti del Camerun si chiamano Camerunesi non cameruneNsi! Non è italiano, non esiste

  3. Ronnie Venturino il 10 settembre 2012, ore 13:39

    ovviamente mi riferivo al presunto abdul sensibile, povero italiano con molto tempo da perdere che bazzica e commenta diversi siti

  4. cittadino il 10 settembre 2012, ore 14:53

    GRANDE ABDUL!!
    a proposito ……. avresti per caso del tempo per insegnare qualche rudimento di grammatica, un briciolo di logica e di prudente umiltà ad un …. “POETA” ?!

  5. cittadinosuperpartes il 10 settembre 2012, ore 16:45

    Dott Azzalin,dopo il suo primo intervento in questo giornale, commentai”Ottima idea, che dovrebbero seguire anche altre citta’” Ora piu’ che mai seguendo i suoi scritti lo confermo, e avra’ da parte mia il massimo sostegno alle sue tesi
    Cordialmente C.S.

  6. Abdul sensibile il 10 settembre 2012, ore 18:32

    @ronnieventurino sentu tanta aggressività in tuo cuore. tu forse inviddioso perchè abdul ascultato da populo di varesse e grande punto di riferimentu per iggente di piassa repubblica mentre tu che ipparli italiano nessuno ti fila e devi fare ilfigo con camerunense camerunese grande pulemica centrale per vita di cittadino. ma nun stiamo parlando di argomento: questa piazza la vugliamo o non la vugliamo? tu la vuoi? io la voglio. vogliamola insieme.

  7. cittadino il 10 settembre 2012, ore 19:57

    Dal comune CITTADINO all’ineffabile CITTADINOSUPERPARTES: diceva il premio Nobel Bertrand Russell “Non morirei mai per le mie opinioni: potrei avere torto!”

  8. ester il 10 settembre 2012, ore 20:47

    ma dr.Azzalin paragonare il muro di Berlino alla caserma Garibaldi!A me sembra una follia!Epoi quel pluralis maiestatis,che ne sa lei di quello che pensano i varesini?e quel noi poeti,quanta sicurezza!Io sono insicura su tutto,certo i poeti con tutte queste certezze non mi piacciono proprio,anche se a lei non importa il mio parere. Non penso Pasolini,un grande,sia stato un poeta di certezze banali,ma forse di consapevoli tormenti.Ma visto che lei è un’anima bella perché non cura gratis gli extracomunitari o non li invita nelle sue case invece di lasciarli in quell’inospitale PzzaRepubblica,dove si annoiano! Guardi di giardini a Varese ne abbiamo abbastanza,i problemi sono altri e non si risolvono col buonismo di maniera né con “il bello”che tutti noi bene o male,non solo lei,conosciamo.AnnaBiasoli

  9. Gaetano Blaiotta il 10 settembre 2012, ore 22:51

    Quanto serve la Cultura in questo territorio, e quanto serve anche nel nostro Paese, dove avrebbe dovuto essere il valore aggiunto? Perché Cultura significa anche economia. Basti guardare Mantova o altre città che si sono dedicate non solo ai festival, ma anche ad un progetto di Cultura, partendo dalle scuole, dalle associazioni, che brulicano, ma che probabilmente non bastano a sopperire a quella voglia di nuovo, per un’idea di società più umana.
    E le favole dei politici, ormai le conosciamo, non ne voglio parlare.
    Viviamo in un Paese dove piccoli teatri sono dei gioielli.
    Per esempio, nella valle dove vivo, c’è un piccolo teatro, che crea un’attività decorosa, con una programmazione senza clamori, e dimostra che non c’è bisogno di grandi nomi e grandi Compagnie per attirare il pubblico.
    Insomma, per parlare ancora della nostra grande Varese, da anni si torna sempre al punto di partenza, nulla di fatto: la Caserma Garibaldi è lì, e di un teatro, neanche l’ombra.
    Distinti saluti, e grazie a VareseReport per l’ospitalità.

  10. Roger il 10 settembre 2012, ore 23:32

    Un grazie a Binelli e all’ordine degli Architetti, che cmq non vanno a braccetto ma sanno di cosa parlano. Il Governo di questa citta’ di Varese in vent’anni non ha risolto nulla, e questo è un’altro dato
    Capisco anche che il Poeta, guardando fuori dalle finestre del suo studio in piazza della Repubblica preferirebbe vedere belle donne in passeggio su prati fioriti piuttosto che la caserma Garibaldi, un postaccio per energumeni che non conoscono ne il greco ne il latino e non hanno mai conosciuto neanche Mauro Maconi.

  11. Bruno Belli il 11 settembre 2012, ore 11:25

    Dai commenti che ho letto, credo – ma posso anche sbagliarmi – che il dottor Azzalin, pure in buona fede, non abbia trasmesso un’imamgine positiva dei poeti e della poesia, in altre parole, delle arti e della cultura.
    Penso che la cultura sia un fondamento della società ed una richezza per tutti, che non debba cadere d’alto, ma che si deva integrare nella società stessa, senza presunzioni d’alcun tipo, disposta a “servire” più che a “comandare” (un aiuto, insomma).
    Altrimenti, essa sarà considerata un assurdo, un riempitivo, un passatemo. Forse, per questo, a Varese (e non solo), è così poco considerata: si noti, ad esempio, su molti quotidiani la dicitura, obbrobriosa, “Cultura e tempo libero”.
    Il dottor Azzalin, probabilmente, nella passione per le proprie idee, si è dimenticato di un grande insegnamento che la cultura ci ha lasciato e che si può anche riassumere in tre modesti esempi.
    Seneca affermava che non è importante quanti libri si abbiano nella propria biblioteca e si siano letti, ma quali si posseggano e si siano “digeriti”.
    L’abate Dinouart ci ricorda che, all’occorrenza, tacere è un’arte ed Eugenio Montale, non per nulla un Nobel, quando scendeva in un albergo, o doveva dichiarare le generalità, non rilasciava mai la qualifica “scrittore” o “poeta”, ma, semplicemente “giornalista”.

  12. rodrigo il 12 settembre 2012, ore 18:18

    Sarebbe opportuno che il dott. Azzalin si esprima solo per se stesso. E’ un atto di arroganza esprimersi per altri che forse non condividono la sua idea. Bisogna essere umili quando si propone qualcosa di cui non abbiamo conoscenze.

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