Lettere

Architetti versus Azzalin?

Il Sig Azzalin sortisce con un aforisma: “la guerra e’ cosa troppo seria per lasciarla ai militari!”. Pertanto: non si occupino i medici di anamnesi, non si occupino i legali di giurisprudenza … Sig. Azzalin la guerra la decidono gli statisti ma, alla fine, la combattono i soldati o chi?! Il Sig. Azzalin cita ancora una volta Hide Park

atteggiamento colto e maturo e’ quello di chi comprende e valorizza se stesso, non di chi rincorre i comportamenti altrui. Varese ha connotati che Londra o Manhattan non hanno e non imitano! Siamo tanto provinciali e insensati da fare il contrario? Hide e Central Park occupano decine di migliaia di metri quadri e sono confinati da svettanti grattacieli (appunto!), non sono piccoli giardinetti racchiusi tra modesti condomini.

Dibattere ironicamente o enfaticamente se Varese sia o non sia città giardino e trarne verdetto in base a piccoli cortili o orti e’ una questione vana.

L’Ordine ha tentato di spostare il dibattito ad un livello più consono e, per farlo, ha tentato di riassumere in poche righe la matrice storica e morfologica della città … la sua anima!

Il Sig. Azzalin ci rinfaccia gli errori degli architetti? Per migliorare la sensibilità collettiva (non solo degli architetti) il nostro Ordine interviene nei dibattiti, promuove iniziative aperte a tutti e sostiene la necessità dei concorsi (il project finance ne e’ una forma) come migliore strumento di valutazione ed affermazione della qualità. In questo sforzo non va pero’ sottovalutato il ruolo del “committente” che, talvolta, siamo noi tutti! Ammireremmo i capolavori di Tiziano o Giorgione se, a supportarli, non si fosse trovato un illuminato “Principe”?!

Sempre in quanto ad errori, Sig Azzalin, si dice che quelli degli architetti sono sotto gli occhi di tutti mentre, quelli dei medici, sono nascosti sottoterra! Potremmo aggiungere che quelli dei giudici, probabilmente, languono in prigione mentre, in compenso, quelli di poeti, scrittori e musicologi possiamo evitare di leggerli!

P.s. ai commentatori che chiedono all’Ordine quali siano le sue “idee” sulla caserma precisiamo, anzitutto, che l’Ordine e’ un’istituzione che non elabora idee ma cui preme affermare che: <la città e’ cosa troppo seria perché se ne faccia un capriccio estemporaneo>.

Ciò non di meno ci pare di avere ripetutamente insistito sulla eminente vocazione strutturale di quell’area (teatro, biblioteca, università? Ciascuna e tutte possibili!) Quanto a chi lamenta lunghezza, o peggio, nel nostro intervento … Che dire? Questi sono temi oggettivamente complessi; semplificare e’ una virtù ma banalizzare e’ sciocco, sintetizzare e’ un merito ma omettere e’ una colpa!

Ai correttori ortografici, infine, grazzzie davvero (le tastiere touchscreen sono veramente insidiose) ma consigliamo una verifica sui dizionari della lingua italiana in merito alle parole il cui uso, ahi noi, e’ ammesso in duplice forma!

Ordine Architetti Varese

Laura Gianetti, Claudio Castiglioni

 

 

3 settembre 2012
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Un commento a “Architetti versus Azzalin?

  1. ombretta diaferia il 4 settembre 2012, ore 12:42

    Mi rincresce verificare che temi cruciali per una città divengano esclusivo sollazzo estivo da chiosare con un “versus”.

    Però mi chiedo, se un’Ordine, in questo caso quello degli architetti, non debba avere il ruolo di controllore e magari anche di “censore” di progetti folli come quelli di Piazza Repubblica (o dei più vicini mondiali di ciclismo) .
    I membri dovrebbero così attenersi a regole che tutelino l’essere umano che vi vive, quindi anche la natura che gli dà vita, e non piegarsi alle convenienze economico-politiche di chi detiene ed eroga danaro per compensi ingiustificati…

    Ma ovviamente noi cittadini siam sognatori bucolici e sentimentali e non possiamo comprendere la razionalizzazione architettonica in atto.
    Sarà per questo che ogni volta che mi reco ad ascoltare un consesso di architetti “ecologisti” o “ambientalisti” (etichette inventate ad hoc per impressionare noi miseri sottoposti!) ascolto di miracoli e rutilanti proposte (che però non vedo mai realizzati!).

    Non ho mai amato l’istituzione di ordini.
    Ma amo molto l’architettura, tanto da essermi dedicata quest’anno a quella di Sinan ed aver compreso che dopo centinaia di anni ancora sia l’unico punto di riferimento (certo le sue “edificazioni” sono ancora in piedi rispetto a quelle costruite solo trenta o quarant’anni fa in Italia!).
    E’ per questo che mi chiedo a cosa servano.

    In base alla legge istitutiva l’Ordine ha pochi compiti: 1- iscrizione all’albo e gestione dell’albo; 2- deontologia, controllo della disciplina degli iscritti; 3- reprimere l’uso abusivo del titolo di architetto e l’esercizio abusivo della professione 4- dare pareri sulle parcelle e sulle controversie professionali.
    L’iscrizione all’Albo è un automatismo. L’Ordine non ha altro compito che verificare che il richiedente abbia superato l’esame di abilitazione.
    E’ l’unico riferimento per gli architetti a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale. L’Ordine ha saputo istituire validi rapporti con gli imprenditori e con gli enti locali e spesso viene consultato su problemi della città insieme alle rappresentanze dei costruttori, degli artigiani e dei sindacati dei lavoratori edili.
    La funzione positiva si rivela proprio quando organizza attività pubbliche per valorizzare l’architettura e un corretto assetto del territorio. Ma tali attività sono svolte anche da altri organismi come l’Università, l’INU, l’INARCH, Italia Nostra.
    Utili anche le attività di aggiornamento professionale degli iscritti, in realtà svolte anche dai sindacati dei lavoratori, dei professionisti ecc. oltre che dalle facoltà di architettura e di ingegneria, dalle Regioni e da altre istituzioni.
    Oggi è purtroppo diventato l’Ordine di sei diverse professioni: Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori, Pianificatori iunior e Architetti iunior.
    Un guazzabuglio di professioni che ha generato confusione delle competenze professionali dei conservatori, in danno della riserva di legge spettante agli architetti nel campo dei beni culturali.

    Se mancasse l’Ordine, l’attività professionale di un architetto non cambierebbe in maniera significativa.
    Forse è per questo che l’Ordine si spertica su questa testata “versus” i cittadini che non ce la fanno più a vivere in questa città violata, ma ancora non si arrendono a levare le tende?

    Ovviamente, il discorso vale anche per gli altri ordini, dei medici, dei dentisti, dei farmacisti…

    Per fortuna che poeti, scrittori e musicologi possono evitare di relegare ad “ordini” superiori il loro sentire e lasciano liberi i cittadini di conoscerli o meno…

    in attesa di una concretezza pianificatoria.

    distinti saluti
    ombretta diaferia

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