Varese

Piazza Repubblica, prende la parola l’Ordine degli Architetti

Piazza Repubblica e, sullo sfondo, l'ex Caserma Garibaldi

In merito al confronto, ricco di spunti e osservazioni, ospitato da tempo sul nostro quotidiano on line Varesereport, riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera firmata dall’Ordine degli Architetti di Varese, che interviene così nel dibattito su Piazza Repubblica in corso su Varesereport:

Egregio Direttore
abbiamo recentemente letto, sulla Sua testata, numerosi interventi riferiti a Piazza Repubblica a Varese. Trattandosi di un tema rilevante e di un’area urbanisticamente e socialmente strategica della città, il nostro Ordine, in virtù delle proprie competenze disciplinari, giudica opportuno un intervento di approfondimento che speriamo utile al dibattito.
Confessiamo di avere provato un certo stupore nell’apprendere le modalità con cui questi temi sono affrontati da alcuni che, pur desiderando manifestare il loro personale impegno culturale, non hanno forse adeguata esperienza sui metodi e strumenti del progetto urbano ed architettonico.
Ci ha colpito la descrizione di un ipotetico giardino capace di suscitare e rappresentare colti e civici sentimenti. Un giardino che impegnerebbe un’area di poche migliaia di metri (più o meno equivalenti a quello di una villetta residenziale) aggredito da vie di denso traffico, un brutto centro commerciale, un’insensata piazza ed un gruppo di condomini di diverse epoche ma di analoga matrice speculativa.
Non siamo stupiti da quanto sopra in se e per se ma dal fatto che queste bucoliche visioni sembrano non accorgersi di una città la cui struttura urbana è profondamente connotata da cortine di grandi parchi storici (molti di proprietà pubblica). Una città caratterizzata da un impianto urbano unico nel suo genere: sei nuclei storici (borgo e castellanze) disposti tra sette colli e raccolti nel breve raggio di mezzo chilometro. Una città che, tra il 700 e l’800, aggiunge a questi connotati un fattore ancora più esclusivo: un doppio sistema ininterrotto di parchi e ville nobiliari che cingono una Castellanza e ne saldano altre tra loro.
Infatti, quanto paventato per il problematico ambito urbano di Piazza Repubblica, troverebbe in quest’altro contesto ragioni ben più solide, traslando il ruolo sociale adempiuto da questi parchi ad una scala più ampia e democratica di quella elittaria e nobiliare per la quale gli stessi furono originariamente realizzati.
L’idea di una “piazza naturale” che coniughi socialità, natura e paesaggio troverebbe, in quest’ultimo caso, più coerente e degna applicazione, rimettendo alla città gli strumenti di civiltà e socializzazione che le sono propri (piazza urbana, teatro, biblioteca, ecc)!
Differentemente da quanto sopra c’è poi chi, non negando la rigenerazione urbana della ex caserma, ne auspica l’inveramento attraverso una nostalgica ed anacronistica ricostruzione di un teatro ottocentesco!
Per accertarsi dell’ingenuità di questa posizione sarebbe sufficente visitare qualche selezionato caso italiano (non Venezia la cui discutibile ricostruzione del teatro “com’era dov’era” trova giustficazione solo nell’emotività seguita all’incidente che distrusse la Fenice) oppure i numerosi esempi riscontrabili in uno qualsiasi di quegli stati europei che, dalla “provinciale” Italia, additiamo spesso ad esempio di efficenza ed ordine. Ci si accorgerebbe che il teatro sociale, partecipativo, democratico, aperto a tutti, concretamente inserito e partecipe (24H) nella vita urbana non e’ quello ottocentesco, bensì quello realizzato dall’architettura contemporanea!
Alcuni commenti insistono, come un leitmotiv, sulle lungaggini burocratiche, le inefficenze politico amministrative non risparmiando “sospetti” su procedure come il project finance.
In questa “vecchia” Italia siamo ormai, non del tutto a torto, avvezzi a questi sentimenti; ciò non di meno e’ fuorviante attribuirne l’intera responsabilità a singoli amministratori pro-tempore. Poco può la volontà di chi, giustamente e necessariamente, vuole rispettare le regole se le norme stesse, già inevitabilmente complesse, sono oltremodo rese faraginose da meccanismi che, per essere garantisti, finiscono con l’alimentare ulteriormente l’inefficienza!
Quanto al project finance, infine, non conosciamo le informazioni cui attinge chi stigmatizza il coinvolgimento di operatori privati, ci limitiamo ad osservare che, nella stessa Provincia di Varese, il ricorso a questa procedura ha permesso di inverare efficenti ed attive strutture sportive e di assistenza sociale.
In conlusione, sottolineando la qualità riscontrabile in numerosi analoghi esempi europei ed italiani rendiamo noto, a tutti coloro i quali sono interessati ad un competente approfondimento, che l’Ordine Architetti di Varese svolge mensilmente per tutto il corrente anno, presso Villa Panza-FAI, delle conferenze dal titolo AMIAMO VARESE cui partecipano autorevoli architetti italiani ed europei presentando progetti ed opere per città di dimensione e connotati paragonabili alla nostra.
Riteniamo che questa sia un’ottima opportunità, per chi sia partecipe della propria città, per arricchire le prorie cognizioni sulle reali problematiche e metodologie che supportano progetti di simile complessità.
N.B.: prossimo appuntamento mercoledì 19 settembre con tema (caso vuole): NATURALE / ARTIFICIALE
Ordine Architetti Varese
Laura Gianetti, Claudio Castiglioni

31 agosto 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA

7 commenti a “Piazza Repubblica, prende la parola l’Ordine degli Architetti

  1. sergio vito il 31 agosto 2012, ore 16:18

    L’intervento degli architetti è un raggio di luce nella nebbia delle “bucoliche visioni” di alcuni, e l’insensata, “nostalgica e anacronistica ricostruzione di un teatro ottocentesco” di altri. Grazie di aver scritto.

  2. Davide il 31 agosto 2012, ore 17:54

    In gran parte osservazioni condivisibili. Fa però specie sentire l’Ordine degli Architetti che contesta visioni e parla di condomini “di matrice speculativa”: in questa provincia abbiamo visto massacrare spazi urbani e tessuto storico dei centri senza che l’Ordine sollevasse mai con forza il problema, forse anche per la distrazione di qualche professionista che ha rappresentato il vertice dell’Ordine

  3. Roy1 il 31 agosto 2012, ore 23:28

    Capisco che gli Architetti si sentano lesi nelle loro prerogative dal dibattito vivace e senza censure che si è sviluppato su Varesereport: ma la lingua italiana non merita la demolizione: credo, salvo errore, che si scriva “sufficiente” non “sufficente”; “elitario” non “elittario”; “efficienza” non “efficenza”; “farraginose” non “faraginose”. Azzalin e altri forse sono scioccamente bucolici, Belli e altri inutilmente anacronistici come dicono i Signori Architetti. Ma posso chiedere loro che cosa propongono? Dall’articolo non lo capisco

  4. Vito il 1 settembre 2012, ore 11:41

    Evitare le polemiche è la regola di qualsiasi dibattito,risulta particolarmente appropriato l’intervento degli Architetti, manca però un riferimento alla proposta relativa all’utilizzo del fabbricato della Caserma da parte dell’Università.
    Qui penso che occorra distinguere tra l’indiscutibile competenza meramente tecnica degli Architetti e altrettanto indiscutibile e necessaria volontà Politica che deve tenere conto di validità e sostenibilità del progetto.Distinti saluti.

  5. Rodrigo il 1 settembre 2012, ore 12:11

    Si potrebbe chiedere all”Ordine degli Architetti di Varese” e a chi per loro scrive
    di essere meno prolissi, più chiari. più sintetici? Alla fine di un intervento lungo e faraginoso non è chiaro ciò che intendono proporre. La sintesi è chiarezza. Ciò che si vuole conoscere è semplice ed è semplice scriverlo in poche righe. Non si chedono tesi o relazioni. Solo conclusioni. La città è stata più volte offesa e non si vuole che avvenga di nuovo. Recenti opere lo dimostrano con il benestare di chi troppo scrive.

  6. Rodrigo il 1 settembre 2012, ore 15:13

    4° rigo:Errore di digitazione: “farraginoso” al posto di “faraginoso”.

  7. Pedro il 2 settembre 2012, ore 04:52

    Si ripete la solita “commedia” (e chiedo scusa ai Signori che la Commedia l’hanno saputa e la sanno interpretare, almeno loro lasciano qualcosa, nella storia, nel cuore e nell’anima della gente)
    L’Ordine degli Architetti interviene, polemizza, critica ecc….
    Ma??
    Una proposta??

Rispondi