Gallarate

Gallarate, è morto il cardinale Carlo Maria Martini

Carlo Maria Martini

Nel pomeriggio è morto il cardinale Carlo Maria Martini. Le sue condizioni si erano aggravate e i medici avevano fatto sapere che aveva rifiutato forme di accanimento terapeutico. Una grande figura della Chiesa scompare lasciando un grande vuoto. Una Chiesa del dialogo, capace di attenzione nei confronti di tutti.

Torinese, classe 1927, era entrato nella Compagnia di Gesù a 17 anni, e ordinato sacerdote il 13 luglio del 1952. Era stato proprio Karol Wojtyla – era il 1979 – a scegliere come arcivescovo di Milano il rettore della Ponteficia Università Gregoriana. Sotto lo sguardo protettore della Madonnina, Martini (nel frattempo – 1983 – creato cardinale) è rimasto fino al 2002, per poi riprendere per alcuni anni gli studi biblici a Gerusalemme («simbolo stesso dell’umanità», la chiamava), fino a quando i problemi di salute non lo avevano costretto a ritornare in Lombardia.

Era ricoverato da tempo presso l’istituto Aloisianum di Gallarate.

31 agosto 2012
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3 commenti a “Gallarate, è morto il cardinale Carlo Maria Martini

  1. Sergio il 31 agosto 2012, ore 16:59

    Esprimo profonda riconoscenza a Martini, padre e maestro, che ha aiutato molti a crescere nella via del Vangelo e mi sento grato a Dio per averlo donato alla sua Chiesa, quel Dio che ora Martini vedrà faccia a faccia e da cui potrà ricevere tutte le risposte che ha cercato lealmente per una vita.

  2. sandro sardella il 31 agosto 2012, ore 20:29

    la disposizione all’ascolto .. dentro di sè e fuori .. l’essere nel mondo nella sua comlessità senza volerlo incorniciare in un solo dettame .. la sua levatura culturale ed umana l’ha reso autorevole a credenti e non .. ci lascia tanto …

  3. Luisa Oprandi il 1 settembre 2012, ore 11:03

    Avere sogni grandi e il coraggio di stare nella storia col lo sguardo aperto al futuro, sentendo la responsabilità individuale del cammino collettivo: questo il chiaro e forte invito del Cardinal Martini nel 1986, in occasione del convegno diocesano “Farsi prossimo”, dal quale presero vita le scuole di formazione sociale e politica, volute dall’arcivescovo. Scuole di “carità politica”, che affasci
    narono migliaia di giovani e che restano pietre miliari nella storia della nostra diocesi.
    “La prima caratteristica di chi ha responsabilità nella vita sociale e politica non è il sapere fare, né la capacità di ottenere il consenso o quella di aggregazione, ma è anzitutto l’intelligenza, la volontà di pensare e di riflettere sulle situazioni continuamente mutevoli, avendo la capacità di comprenderle”.
    Oggi, assieme a tanti di quei giovani di allora, dico grazie a questo grande uomo di fede e di cultura, di saggezza e di cuore.

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