Varese

Varese, mal ridotto il cippo dell’Ottobre di sangue

Quasi irriconoscibili i volti dei martiri delle Bettole

Un tragico fatto della storia di Varese, che resta fisso nella memoria, ma che oggi pare essere dimenticato. Parliamo di ciò che accadde il 7 ottobre del 1944, quando tra ragazzi che lottavano per la libertà contro il nazifascismo furono trucidati dai fascisti. Erano Elvio Copelli di Voldomino, Luigi Ghiringhelli di Luino ed Evaristo Trentini di Clivio. I tre ventenni, impegnati nella “banda Lazzarini”, furono arrestati dai fascisti alla Gera di Voldomino e vennero fucilati alle Bettole di Varese.

Una fucilazione che fu seguita da un atto di sconcertante crudeltà: i cadaveri dei tre giovani partigiani furono lasciati per ore dove furono fucilati, senza che si potesse dare loro una degna sepoltura. Cadeva una pioggia fortissima e un prete, don Giuseppe Tornatore, li vegliò con l’affetto di un padre. Il cappellano militare aveva generosamente chiesto di scambiare la propria vita con quella dei tre giovani.  Un tragico epilogo di tre giovani vite, stroncate dalla furia fascista, che da allora fu ricordato come l’Ottobre di sangue varesino.

Un episodio tragico che oggi, a Varese, viene ricordato da un cippo collocato nei giardinetti davanti all’ingresso dell’Ippodromo. Un cippo che, però, versa in cattive condizioni. I volti dei tre giovani partigiani sono praticamente irriconoscibili, dato che sotto al vetro che protegge le immagini si è formata una sorta di muschio a causa dell’umidità che si è infilatrata. Le tre immagini andrebbero conservate meglio e ripulite con un intervento da parte del Comune. Un intervento che potrebbe poi estendersi alle molte altre lapidi sparse in tutta la città che, spesso in pessime condizioni, ricordano coloro che hanno sacrificato la loro vita per la nostra libertà. Un gesto necessario, a differenza di altre iniziative messe in atto per ricordare ministri del Ventennio.

30 agosto 2012
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4 commenti a “Varese, mal ridotto il cippo dell’Ottobre di sangue

  1. carlo scardeoni il 30 agosto 2012, ore 20:06

    Concordo con il giornalista che dimostra grande sensibilità verso chi è morto per la nostra libertà. Mi auguro che le istituzioni siano altrettanto sensibili.

  2. ombretta diaferia il 31 agosto 2012, ore 07:29

    sembra il segno del nostro tempo: ricordi sfocati dalle perturbazioni naturali e relegati nella memoria di singoli eroi dei giorni nostri…
    grazie per ricordarci sempre i limiti umani delle celebrazioni: utili al momento giusto, dimenticate quando non servono più all’umano propagandare, così tanto lontano dal nostro sentire quotidiano…

  3. GABRIELLA RUSSO il 31 agosto 2012, ore 11:25

    purtroppo a Varese ricordano di fare targhe ai fascisti,e dimenticano…volutamente…tutto cio’ che possa avere riferimento con chi ha combattuto per la libertà…forse è il momento di svegliarsi…o no????

  4. franco giannantoni il 1 settembre 2012, ore 10:21

    Caro Direttore, è una vergogna. I giovani Copelli, Trentini e Ghiringhelli catturati quel 7 ottobre 1944 alla Gera di Voldomino dalla Scuola Allievi Ufficiali della Gnr di Varese per una delazione, vennero fucilati (erano in pantalocibni corti) sul prato davanti alle Bettole dopo che i fascisti avevano già fucilato 4 loro compagni sul luogo della cattura e altri 5 a Brissago Valtravaglia. I tre furono portati a Varese per decisione del comandante Enrico Bassani perchè i loro corpi, lasciati abbandoati per terra per un paio di giorni, rappresentassero “una lezione” per quella Varese schierata con la Resistenza. La gente doveva capire di che pasta erano fatti quegli assassini. La lezione pare dimenticata. Il Comune si affretti a sistemare quella pietra che li ricorda Franco Giannantoni

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