Varese

Pgt, cemento, verde. Lettera aperta di Dino Azzalin

Riceviamo in redazione e volentieri pubblichiamo una lettera aperta firmata da Dino Azzalin, medico, poeta ed editore, che interviene sul futuro della città dal punto di vista della società civile:

Ho letto con grande disappunto che il Pgt (Piano del governo del territorio) cambierà di nuovo il volto a Varese, e come se ce ne fosse bisogno in peggio (al quale davvero, pare, non ci sia mai fine) e in un periodo storico come questo dove l’invenduto e l’offerta sono ben superiori alle richieste, e dove le banche (fortunatamente?) hanno chiuso i rubinetti; questo proprio i varesini non se lo meritano.

Voglio ricordare che siamo giunti a questo crack economico, grazie anche a scelte urbanistiche scellerate, eppure sembra che solo un economista Nouriel Roubini, turco, figlio di ebrei iraniani, abbia predetto, fin dal 2006 sul New York Times, la scintilla che poi ha incendiato l’economia mondiale, ovvero la “bolla dei mutui subprime”, il vero “cancro” del nostro dopoguerra.

E il nuovo Pgt di Varese che fa? Prevede ancora in maniera obsoleta, villette a schiera e altre palazzine dimenticando le aree verdi, ma soprattutto scordandosi della crisi in atto, e sapendo che ci sono circa 10.000, tra case vecchie e nuove, appartamenti, sfitti, disabitati, invenduti, non abitati, da qui a Gallarate, che hanno fatto del territorio di Varese tra i più feriti d’Italia. E non mi si dica che Varese è ad alta densità antropica, che è una questione di lavoro, a che pro costruire se poi non si vende?

Con questi vani disabitati, esiste una città fantasma di più di 100.000 persone. Infatti come da un recente studio del Ministero dell’Ambiente, Varese risulta essere tra le province più cementificate d’Italia, e occupa un triste quarto posto (sic!) nella graduatoria nazionale, altro che “Città Giardino” o “Land of tourism”, abbiamo inquinato fiumi e laghi, coperto prati e boschi di laterizi e cemento per oltre il 30% del territorio disponibile, cosa vengono a fare qui i turisti? Peggio di noi hanno fatto solo Monza e la Brianza con oltre il 50% , Napoli con il 43%, e Milano con quasi il 40% ma i nostri vicini di Como meno del 20%.

La cementificazione, dati alla mano, di cui tutti noi siamo responsabili, si sviluppa più a sud della provincia e ha una densità abitativa, in certe zone, superiore al carico antropico della Cina (!). Le Amministrazione pubbliche, questo nuovo scempio ce lo dovrebbero risparmiare. Già siamo costretti a convivere da quasi trent’anni con una vergogna pubblica come la “Caserma Garibaldi” e sono curioso di sentire cosa ci racconteranno i nostri candidati alle prossime elezioni del 2013. Ci diranno: sono stati “investiti” 2.500.000 (DUEMILIONICINQUECENTOMILA) euro dal Comune per la sua acquisizione, ma voglio ricordare che quei quattrini sono dei cittadini di Varese, quindi solo i varesini hanno il diritto di proporre cosa farne. Politici, uffici, assessorati e tecnici comunali, devono solo vigilare su come verrà, gestito e realizzato il progetto una volta finanziato. Questa è la democrazia!

E che ne è del progetto? Che fine sta facendo quest’area? Spero non ancora in mano ai barbablù del mattone e ai parrucconi che hanno rovinato la città? La mia semplice proposta di professionista e di uomo di cultura (lettera a Varesereport del 21 agosto che ha fatto nascere sui media, un dibattito, ancora in corso nella società civile (vox populi vox dei…), in cui si prevede un progetto low-cost, per la collettività e al servizio della natura e della bellezza. Al posto della Caserma Garibaldi ho proposto di realizzare con un intervento di moderna architettura verde, “Il Giardino della città”. Un nome-paradigma, con piante e fiori di ogni parte del mondo compatibili con i nostri climi, questo sarebbe un omaggio all’unico vero biglietto da visita che ha contraddistinto per più di due secoli Varese come “Città Giardino”.

Un plauso invece nel nuovo Pgt, agli interventi sulle aree dismesse, ai loro cambiamenti di destinazione d’uso, che non consumerebbero altro territorio, ma lascerebbero spazio, su zone già degradate, a interventi di riuso per edilizia pubblica e privata, scuole, ospedali, e gli edifici di utilità sociale o religiosa. Propongo oneri di urbanizzazione scontati e mutui agevolati a chi ristruttura, abbatte e ricostruisce senza consumare terreno, o mantiene parchi verdi di pregio, mentre oneri e interessi superiori e disincentivanti a tutti gli altri. Questo sarebbe davvero un cambiamento epocale e Varese diverrebbe un esempio per tutta l’Italia.

Certo ci vuole coraggio, o forse delle leggi severe che in altri Paesi, come in Inghilterra, Germania, Svezia (green belt) sono già attive da anni, o più semplicemente un referendum cittadino, ma è questa una occasione da non lasciar perdere! I varesini devono tornare ad essere interpreti delle scelte della città, se non altro per ripristinare l’armonia tra uomo e natura, tra cittadini e istituzioni, piuttosto che l’orrore urbanistico di questi ultimi cinquant’anni a cui ci siamo alienati, e che ci ha portato nel baratro in cui siamo precipitati.

Dino Azzalin

 

30 agosto 2012
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Un commento a “Pgt, cemento, verde. Lettera aperta di Dino Azzalin

  1. ombretta diaferia il 31 agosto 2012, ore 08:06

    Caro Dino,

    apprezzo enormemente questo tuo grido in difesa della nostra vita quotidiana, nella nostra città martoriata dalla cementificazione.

    Ma la nostra amministrazione è composta da imprenditori edili ed immobiliaristi, quindi, la risposta alla tua domanda “retorica” è solo una: business…

    Ho visto delicate ristrutturazioni di edifici storici realizzare voragini in cui si ergevano nuove strutture che poi prendevano il nome pubblicitario di “antica corte ristrutturata”.
    Ho visto i sanissimi cedri piantati dalle mie piccole manine negli anni settanta, decapitati ad inizio del nostro nuovo secolo, perché ritenuti pericolosi.
    Ho visto parchi consumati per installarvi parcheggi sempre vuoti e poi svenduti a un euro al giorno: ma il cittadino ancora li disdegna.
    Ho pianto davanti al mercato coperto che ha polverizzato la mia infanzia in pochi giorni, davanti allo scempio di Piazza Repubblica che ci sottraeva esemplari secolari di alberi della storia per dar vita al cemento irrespirabile che accoglie in città e che frequentano solo i nuovi cittadini.
    Ho visto anche i politici e gli imprenditori responsabili di questi delitti, passare qualche giorno ai Miogni e poi tornare ad operare come se nulla fosse accaduto.

    Oh caro Dino, agisco quotidianamente contro quest’insensato e continuo delitto alla nostra vita. In questi giorni mi fermo spesso davanti all’ultimo boschetto che mi hanno sottratto in pochi istanti e da cui i miei polmoni malati prendevano vita: in questi giorni, se ci fosse ancora, sarebbe un tripudio di colori, che resta solo nei miei ricordi!

    Eppure, al rientro da una vacanza dove ho ricercato la bellezza della natura (e non è stato difficile, è bastato uscire da questo paese ormai in declino!), tornando in città sono stata accolta da un’altra tragica notizia: si distrugge un canneto sul lago per far posto ad un pontile privato e gli amministratori si affrettano a sottolineare che non può essere scempio, nessun equilibrio verrà rotto!

    Oh, cara la mia città, cara la mia Italia, di cui è meglio non dire che ne sei figlia (e ringrazio di potermi nascondere dietro altre lingue), perché devo assistere a questa crisi dell’uomo che attanaglia la natura dimenticando che è l’unica che gli dà vita?

    Nella nostra attività editoriale stiamo dando vita a molti volumi dedicati alla nostra madre terra e continua a venirmi in aiuto Tomaso Kemeny, di cui ho sottoscritto il manifesto “L’Italia unita nella bellezza”, che al quarto punto recita “L’Impero del Brutto devasta la Natura in nome di una pretesa migliore qualità della vita.”
    Tomaso ha racchiuso in questa semplice sentenza tutte le risposti che cerchi.

    Caro Dino insegniamo alle nuove generazioni a difendersi dall’Impero del Brutto che “ha conseguito lo scollamento tra il mondo degli ideali-valori e il mondo effettuale, determinando la cassazione dei desideri umani più elevati, anche nella dimensione della pubblica simbolizzazione.” (TK)
    Torniamo a difendere la nostra vita nella scansione quotidiana…

    Personalmente ho la fortuna di potermi cullare tra le parole dei miei poeti.
    Ti dedico in anteprima, e le dedico ai lettori della tua missiva pubblica, le parole di Robert Viscusi, poeta newyorkese che fu molto netto a definire la città che lo ospità un paio d’anni fa.
    Sono i versi del nuovo volume:
    “your own sixth sense protect you best once it knows your plan
    you judge the city no longer healthy by your standards
    consult the first principle in considering every maneuver”
    ellis island by robert viscusi (volume III- 9.11.4-5-6)

    la lascio nella sua lingua originale, perché solo se abbattiamo ogni confine potremo veramente combattere l’Impero del Brutto a cui la tua generazione si è piegata e la mia si è bendata.
    per un nuovo rinascimento.

    con stima immutata
    ombretta

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