Lettere

Un teatro per Varese

Per proporre correttamente un programma amministrativo dove siano contemplati tutti gli aspetti che rispondono alle esigenze della società, è necessario “ribaltare” la concezione dell’affido quasi totale al Privato, laddove il Pubblico non sia in grado di giungere a causa della visione limitativa che mantiene separati i “settori” operanti della società.

In tal senso, è bene considerare come la cultura sia fondamento della vita civile e sociale, quando sia in grado di attivarsi per rispondere concretamente focalizzando i problemi, con l’agire su di essi, dai “doveri e diritti fondamentali” ai lati “completivi” che assicurino qualità alla vita del cittadino.Il livello socio culturale della città e della capacità di “produrre” cultura ne misurano la sua vivacità.

Compito dell’amministrazione pubblica è sostenerla e svilupparla: un teatro, ad esempio, è il simbolo che suggella l’effettiva realizzazione del mandato. Pertanto, l’edificazione di un Teatro, pur non essendo aspetto prioritario, è inderogabile e necessita di un adeguato progetto che si sviluppi nel quinquennio.

Non, quindi, con la fretta che ha il sapore della propaganda proposta dal “Centro destra” lo scorso anno durante la campagna elettorale – tra l’altro siamo tutti in attesa di una proposta di “progetto alternativo” del “Centro sinistra”; non con l’affidamento ad un privato in grazia di un’eventuale edificazione di un nuovo palazzo nel già arduo comparto di piazza Repubblica, ma, ad esempio, tramite un progetto poliedrico proprio sull’area della Caserma Garibaldi.

Senza affidare ad architetti “stranieri” ipotetiche “rivoluzioni”, con una spesa moderata, il lavoro potrebbe essere diviso in almeno tre fasi: progetti, crismi, permessi, licenze, quindi, edificazione concreta, durante la quale si definisca già l’attività per il primo anno.

L’attuale volumetria della caserma dovrebbe essere intesa come un centro che possa contenere accanto al teatro, sedi atte alle associazioni socio culturali che ne facciano richiesta, valutati i termini per “ospitarle” tramite un affitto calmierato, oltre ad un caffé – ristorante da porre in gestione, cosicché si attivino quei “corollari” che la Storia ha legato a tali attività. In ossequio ai crismi ed alle norme attuali in materia, richiede accessi moderni e senza barriere architettoniche, ma la Sala vera e propria dovrebbe essere un “falso d’autore”, come, ad esempio, fu, ed è, “La Fenice” di Venezia: abbiamo, infatti, la possibilità di recuperare gli originari progetti dell’ingegner Torelli per lo Storico Teatro Sociale ed i palchetti diverrebbero anche possibile acquisizione – in merito agli abbonamenti – dei fondi necessari alle prime spese delle stagioni.

Ho avuto conferma già fin dal 2007 (anche dal Politecnico) che tale progetto è concretamente possibile. Mi permisi di “buttarla là” al sindaco allora ospite ad un mio “Venerdì”, ma egli non parve entusiasta. Poco male.

Eppure, in grazia delle nuove norme, avremmo a disposizione circa 900 posti, a fronte degli originali 972: per Varese il numero ideale.

Tale progetto, con la doverosa nascita di una Fondazione di cui il Comune sarebbe membro maggioritario) diverrebbe utilissimo nell’ambito del percorso di riaffermazione storica, culturale e turistica di Varese, qualificando, in parallelo, il sistema dei musei, della biblioteca ed i rapporti tra le “scuole” cittadine (ad esempio, il “Liceo musicale” civico e statale “Manzoni”) in una visione policentrica del territorio, dove ogni aspetto sia inteso come membro paritario del “corpo – città”.

Bruno Belli

22 agosto 2012
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5 commenti a “Un teatro per Varese

  1. alba rattaggi il 22 agosto 2012, ore 17:18

    Condivido pienamente il punto di vista del Sig. Belli. Perchè lasciare che l’ex caserma Garibaldi vada in rovina quando si potrebbe, con adeguati lavori, renderla un luogo godibile per i cittadini come suggerisce il Sig. Belli? Speriamo in bene…

  2. Mariarosa il 23 agosto 2012, ore 10:23

    Finalmente la cultura spiegata senza un dizionario, Belli è l’unica voce fuori dal coro dei soliti noti, e lo fa con molta concretezza.

  3. Emiliano il 24 agosto 2012, ore 00:10

    Parecchi anni fa, credo intorno al 1993 comunque, Rete 55 lanciò un sondaggio pubblico sull’argomento Caserma Garibaldi, proponendo alcune possibili soluzioni di utilizzo. Tra esse non era previsto certo quello del teatro… che a sorpresa tuttavia stravinse “a furor di popolo”, pur relegato nella voce “altri”. Un segno di grande civiltà e maturità, dunque, da parte del forse un po’ troppo sottovalutato popolo varesino, cui ovviamente la politica non ha dato minimamente ascolto.

    Ma si può sempre ritentare… ne vale la pena. Quantomeno il popolo fa sempre miglior figura dei pessimi politici (a 360° senza pietà per nessuno di essi…) che malauguratamente corre poi a votare.

  4. bruno belli il 24 agosto 2012, ore 13:13

    Caro sig. @emiliano, Lei ha proprio ragione.
    Questo è il più grande problema della politica odierna. Noi cittadini, troppo di frequente, ci accontentiamo di eleggere, più che veri politici, dei politicanti, di qualunque colore essi siano, i quali non prestano ascolto alle reali e prioritarie esigenze, alle richieste legittime dei cittadini.

    Ascoltano, forse, ma in due casi:
    o gli “amici” (sa bene quanto la politica abbia bisogno di consensi, di cordate, di circoli, di associazioni, di congreghe…)
    o le loro idee, non importa se rette o balzane. Sono le loro. Si ascoltano, insomma.

    Non vede come costoro zittiscono stizziti le voci contrarie, le domande legittime? (ad esempio, il Governatore Lombardo, il Celeste Formigoni, ma anche, a suo modo, un Bersani “blindato”, leggo dalla cronaca, alla Festa democratica varesina, fino a taluni esponenti locali…)

    Poi, il più grande problema della maggior parte dei politici /politicanti sta nel dovere cercare affannosamente i consensi: vivere, insomma, solo se sotto i riflettori.
    Essi non esistono se non hanno i consensi, i voti. Senza i voti sarebbero pure entità, come i loro cittadini, comandati, orbene, più che governati.
    Vivono, insomma, di luce riflessa e si appagano, sovente, nelle più alte sfere, di compensi troppo elevati per le loro effettive capacità.

    Altro grave problema, sottovalutato, è il chiedersi il perché la maggior parte delle persone assennate stiano oggi lontane dalla politica o se ne allontanino, se vi siano in buona fede avvicinate.

    La Caserma Garibaldi – fatiscente – è lo specchio della nostra società, il simbolo concreto delle nostre brutture.
    Per questo, oggi, dà ancora più fastidio lì e ci si auspica che sia “rimossa”, in qualche modo. E’ la cattiva coscienza di cattivi amministratori ed altrettanto cattive opposizioni.
    Da qui, non si scappa. inutile menare il can per l’aia.

  5. Euclide il 24 agosto 2012, ore 21:23

    Se qualche politico di governo cittadino si degnasse di intervenire direbbe che non ci sono piu’ fondi neppure per l’ordinaria amministrazione. Peccato che al Governo cittadino ci sia la lega e il PDL da vent’anni. Ci lasciano l’Albergo di Ligresti, quello dei Polita, un buco finanziario dei mondiali di ciclismo, centinaia di cartelli stradali in dialetto, la funicolare con 400,000 euro di buco per la gestione ordinaria, colate di cemento anche recentissime e senza PGT.
    Pensare al teatro e alla Piazza Repubblica da rifare fa bene alla nostra mente ma non sarà certo questa Giunta a provvedere, così come non si risolvono problemi al Liceo Musicale, a Villa Mylius, al sacro Monte…… insomma, NULLA.

  6. Giancarlo Campiglio il 6 settembre 2012, ore 19:49

    Condivido il messaggio della sig.ra Alba Rattaggi,- se non erro detta sig.ra è una poetessa ha pubblicato sulla “VOCE”, un periodico del Centro di via Maspero, ove Credoio una rubrica riguardo la “Storia”. Credo appunto che si possa recuperare la caserma Garibaldi dismessa dal Ministero della Difesa. Con un appropriato restauro si possa ricavare degli ambienti idonei per rappresentazioni teatrali – artistiche – culturali – espositive ecctt.

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