Lettere

Che vergogna il monumento a Graziani

Caro Direttore, la ringrazio molo per la puntuale e giusta denuncia dell’incredibile, oscena, iniziativa fascista di erigere un monumento all’ex maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani, sostenuta dalla destrorsa Regione Lazio. Quello che colpisce in questa tristissima vicenda dell’Italia d’oggi

, un Paese alla deriva etica e civile, non è tanto la nostalgia dei reduci d’Africa e di Salò che identificano spesso i crimini del regime con la loro età gi ovanile e con le loro imprese per l’Impero sbandierando gagliardetti e camicie nere quanto la disponibilità di pubblici amministratori, non solo di ignorare la storia del nostro Paese, ma di accompagnarla in un revival  inaccettabile ed ingiusto.

Spero che una qualsiasi Procura della Repubblica o ufficio di polizia giudiziaria trovi il tempo e abbia la forza ideale e legale di valutare in un’indagine penale profili di reato per colpire gli apologeti del fascismo e della figura di un militare come Rodolfo Graziani, viceré di Etiopia,massacratore dei popoli etiope (gas e iprite come da autorizzazioni di Mussolini svelate coi documenti d’Archivio militare dopo decenni di battaglie da quel grande storico che é Angelo Del Boca) e libico (massacri e pubblica impiccagione il 16 settembre 1931 nel campo di concentramento di Soluch, di Omar al-Mukhtar, eroe della Resistenza della Libia da nove anni alla testa della guerriglia contro gli italiani occupanti, dinanzi a 20 mila libici tradotti a forza dai vari lager) e ministro delle Forze armate della feroce Repubblica Sociale italiana al servizio del tedesco invasore.

Consegnatosi con Junio Valerio Borghese (Decima Mas) agli Alleati nell’aprile 1945, arresosi il 1 ° maggio, incarcerato nel 1946 a Procida, processato nel 1948 dall’Assise di Roma e poi per competenza dal Tribunale Militare, come voleva, nel 1950 che concederà largo spazio alla sua “onorabilità”, Graziani se la cavò con una pena irrisoria con condoni e con l’assurdo riconoscimento dell’attenuante “di aver agito per motivi di particolare valore morale e sociale” come molti suoi camerati e criminali di guerra e tornò a vivere tranquillamente, libero cittadino, salutato in una circostanza indimenticabile e indimenticata negli anni ’50 nella sua Arcinazzo dove allevava cavalli, pecore e mucche, dalla stella nascente della DC Giulio Andreotti.

Provo scrivendo queste poche righe rabbia e vergogna. Povera Italia, dalla memoria corta e dal ventre molle! Cordialità,

Franco Giannantoni

13 agosto 2012
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17 commenti a “Che vergogna il monumento a Graziani

  1. Giancarlo ravera il 14 agosto 2012, ore 10:10

    Mai avrei creuto, ai miei 77 anni, di assistere a questo. Neppure una energica protesta da parte di chiunque. Che vergogna! Una nazione(?) non la siamo piú.
    Siamo solo un gregge di pecore con l’ideale del centro commerciale.

  2. Arnaldo Di Benedetto il 14 agosto 2012, ore 11:53

    Che vergogna, e che rabbia! Condivido tutto.
    Temo però che l’Italia non abbia mai voluto far chiarezza su molti punti oscuri e ignobili del proprio passato.

  3. cittadinosuperpartes il 14 agosto 2012, ore 18:56

    Sig Di Benedetto…….vero L’Italia non ha mai chiarito nemmeno sui libri di storia cosa fu il Ventennio Fascista. Quale consenso abbia ottenuto, sino alla conquista dell’impero. La quasi totalita’ degli Italiani erano fascisti, solo i Comunisti le erano contro, e alcune personalita’ dell’aventino, da fuori usciti.Gli altri erano carcerati. Tuttavia cercarono un approccio per riconcigliarsi che non ebbe successo, tutto questo fa comprendere il clima attorno al regime ed al suo Duce. Nel dopoguerra Togliatti amnistio’ tutti e si permise di formare un partito MSI di chiara continuita’ fascista in contrasto palese con la legge vigente. Ora scandalizzarsi, per Gentile per Graziani,e aver chiuso gli occhi con i vivi che sino a poco tempo fa dichiaravano in parlamento, che il Duce era stato il piu’ grande statista del 900, sembra tardivo e ormai inutile, tante’ che pochi sanno chi sono costoro.

  4. sandro sardella il 14 agosto 2012, ore 22:11

    “LA SCANDALOSA FORZA RIVOLUZIONARIA DEL PASSATO”
    (P.P. Pasolini) .. è necessario non far ricordare .. le nostre menti & i nostri corpi italiani potrebbero essere dinamite .. ma nella calura agostana .. le balle diventano bibbie tascabili .. e, una fabbrica omicida diventa “martire” perseguita da una persecutoria magistrata .. la misura bestia è alta assai ! ……………..

  5. Roland Lang il 15 agosto 2012, ore 18:11

    Forse tanti ora capiscono perche i sudtirolesi vogliono andare via da questo stato sempre piu fascista!

  6. cittadinosuperpartes il 15 agosto 2012, ore 21:48

    Sig Lang,…………… mi permetta rammentarle che i sud tirolesi non tutti, ma in larga parte, piu’ che fascisti erano nazisti, il che e’ tutto dire. Ma sicuramente non e’ il suo caso. Se ama l’talia rimanga e lotti democraticamente dando il suo apporto per cambiare la situazione. Se proprio non riesce a sopportarci, faremo a meno di Lei con dispiacere.’ Tenga presente che i confini sono intangibili, quindi dovra’spostarsi in Austria
    Con rammarico le auguro buon viaggio.

  7. Stefano Clerici il 16 agosto 2012, ore 10:50

    Sig. Lang, sia buono. Gli ALTOATESINI (perchè si chiamano così) stanno troppo bene in Italia per andarsene via.
    Godono di autonomie anacronistiche e di vergognosi quanto inconcepibili ed immotivati vantaggi fiscali. Le due province autonome del Trentino Alto Adige andrebbero semplicemente abolite, insieme alle altre regioni a statuto speciale, che non hanno senso di esistere. Non siamo più nel 45, né tantomeno nel 1970.
    La “spending review”, se fossimo in un Paese normale, inizierebbe da lì.
    Ma siccome siamo nella repubblica delle banane, gli altoatesini continueranno ad avere benefici e vantaggi assurdi. Così come i siciliani e i friulani.
    Ma almeno abbiano la cortesia di tacere, senza lamentarsi per nulla. In alternativa, varcare il confine in treno costa poco. Buon viaggio!

  8. bruno belli il 16 agosto 2012, ore 17:02

    E’ vero: il prof. Giannantoni ha ragione che gli Italiani sono di memoria corta e dalla Storia non traggono alcun insegnamento.
    Personalmente, concordo sul fatto che sia increscioso il dedicare un monumento a Graziani, ma mi piacerebbe che gli eredi di quegli anni disastrosi tra Salò, la fine della Guerra Mondiale ed i primi anni della Repubblica Italiana, riuscissero a rasserenarsi, senza mantenere posizioni estreme ancora nel 2012.

    Come ricordai quando ci fu la polemica sul giardinetto dedicato a Gentile – tra l’altro, dal punto di vista filosofico e quale ministro dell’Istruzione (anche se fascista) di notevole interesse, il quale ci ha lasciato un fondamentale carteggio con Croce (seppure in polemica), quel Croce che ha trasmesso alla Sinistra l’humus culturale, ma che, in gran parte, è stato disatteso dalla stessa – meglio sarebbe ricordarsi che, in quel periodo, ed anche successivamente, errori, rabbia, violenza furono comuni anche presso coloro che sono i detentori della liberazione dal fascismo.

    La violenza, a mio parere, è sempre un crimine contro l’individuo (che ha un solo “padrone” se stesse) e come tale va punita, nè si può considerare di maggiore o di minore peso, più grave o meno grave, secondo le situazioni.

    A Varese, dopo la guerra, nei primi anni della Repubblica, il Caffè Cavour – dove, come consuetudine, durante il Ventennio si ritrovavano i “papaveri” della destra, perchè luogo “comodo” nel centro della cittadina divenuta da poco capoluogo – fu acquisito dagli Zamberletti ed è tuttora il locale storico della città.

    Ebbene, non fu forse una violenza da rammentare anche oggi e da biasimare – così come si fa contro chi erge monumenti ai fascisti – quando, da poco aperto il nuovo Salone dagli altrettanto nuovi proprietari – alcuni giovani della sinistra cittadina, che il prof Giannantoni non ignora, lanciavano slogan e sassi contro le vetrine clamando “magna voce”: “Zamberletti, fascisti perfetti”! (documentazione storica verbale di più testimoni dell’epoca, più volte ascoltata dal sottoscritto).

    Non sarebbe più utile all’Italia di oggi che, con buon senso, si smettesse, una volta per tutte, di voler giocare la partita tra chi per forza deve essere dalla parte della ragione e chi del torto, seguitando a fomentare odio, per tracciare un percorso sereno su cui incamminarci, data la difficoltà dell’oggi che è anche frutto delle “incomprensioni” dissennate dell’Ieri? Ricordo che Pirandello ha teorizzato una “ragione degli altri”, o non è “pollitically correect” citare un pilastro della cultura italiana, per di più Nobel, ma che non avversò il fascismo. Dobbiamo forse espellerlo dai teatri, quando nemmeno più in Palestina è vietata la musica di Wagner ed anzi, l’ha “sdoganata”, tra gli altri, un ebreo quale Baremboim?

    Preferiamo una vera cultura, o la rabbia incancrenitasi nel tempo, e, quindi, sterile?
    Io, magari sbagliando, preferisco vederla come Voltaire che, consapefvole che il Male, come il Bene, alberga ovunque e che gli erorri sono stati fatti sempre da entrambi i contendenti sul palcoscenico della storia, invitava, nel caso di incidenti gravi, come quello del mausoleo in questione, non a reprimere a tutti i costi, ma, soppesando i pro ed i contro della questione, con il ragionamento, a fare in modo che, per restare sul nostro, non se ne potessero ergere ancora. Non per veto, ma per opinione comune.
    Fare pensare e sollecitare il ragionamento è meglio che “inculcare” idee, come se le si volesse imporre. E’ il metodo che usavano coloro che il professor Giannantoni ha sempre combattuto e spiace vederlo utilizzato, a distanza di anni, anche da Lui.
    Si è permesso persino ai discendenti maschi dei Savoia di rientrare, obliterando la norma transitoria costituzionale, finiamo una volta per tutte di contare i morti di entrambe la parti e rivolgiamoci, piuttosto, ad una reale cultura liberale.

    Con il massimo rispetto. Bruno Belli.

  9. bruno belli il 16 agosto 2012, ore 17:10

    Una precisazione sulla musica di Wagner e Baremboim: Israeliani e Palestinesi, dopo la Shoah, avevano imposto che non si eseguisse Wagner sulle loro terre, per due motivi.
    Il primo, come molti ricorderanno, era per l’esaltazione schiziode che ne aveva fatto Hitler; il secondo è che Wagner aveva una certa inclinazione, per altro cumne alla cultura Tedesca del XIX secolo, all’antisemitismo, che era nata, in ambito culturale, con le idee estetico artitiche del Winckelmann.

  10. Roland Lang il 16 agosto 2012, ore 20:59

    Cari Signori Cittadinosuperpartes e Stefano Clerici!

    Ringrazio per I vostri commenti che mi danno la possibilita di risposta. Inanzi tutto purtroppo devo ammetere che anche tanti Sudtirolesi erano nazisti. Qui non c`e`niente da abellire. Quello pero`che riguarda la strada futura del Tirolo del Sud, sara quello di andarsene dal Italia. E questo e il nostro diritto, perche ogni popolo ha il diritto di autodecisione, sancito anche da Roma con legge 881 del 1977. E con tutti I cambiamenti di confine nel mondo, non vedo perche I Tirolesi dovrebbero rimanere sotto la bandiera italiana. E se tanti Italiani dicono che noi paghiamo troppo poche tasse e che mungiamo Roma, dovrebbero avere il coraggio di lasciarci decider noi il nostro futuro. Noi Sudtirolesi, e non altoatesini come ci ha chiamato il fascista Tolomei, abbiamo il diritto storico di autodecisione, perche apparteniamo da quasi cento anni contro la nostra volonta`, erspressa molte volte, nel 1945 addiritura con le nostre firme, allo stato italiano. Con I ladini la popolazione della provincia di Bolzano e per il 70 per cento Tirolese, non italiana. Per questo, e lo dichiaro liberalmente, siamo lultima colonia italiana. E nessuno venga a dire che io sono un nemico degli italiani: Fra I miei amici ci sono personaggi come L`avvocato Roveretano Sandro Canestrini, Nerio De Carli, Claudio Bernardoni e il professore Vermondo Brugnatelli. In poche parole: La vostra patria e Italia, quella dei Sudtirolesi e L`Austria. E a ognuno il suo! Mi scuso per il mio scarso italiano, sono di madrelingua tedesca.

  11. Grinch il 16 agosto 2012, ore 22:37

    E’ vero, indignarsi non serve a niente. Farlo, forse, è anche ipocrita, visto che dalla fine della guerra ad oggi l’apologia del fascismo avviene tutti i giorni, infinite volte al giorno. Il pericolo, purtroppo, non è rappresentato dall’assessore varesino o dal sindaco del paese vicino Roma, ma da quelle persone che li votano e sostengono.

  12. Alessia il 17 agosto 2012, ore 14:28

    Una precisazione alla precisazione fatta da un certo Belli e una domanda.
    Ma Baremboim con la “m” e per ben due volte ripetuto in questa forma nel suo intervento, chi è? Io conosco solo un Daniel Barenboim musicista e direttore d’orchestra, ma ha la “n” e non la “m” dopo la “e” del cognome. Forse il signore che ha scritto intendeva parlare di altri, o forse non si occupa di musica perché altrimenti non avrebbe sbagliato: una volta passi… ma due volte e sempre nello stesso modo. Di chi parlava nella sua precisazione?

  13. bruno belli il 17 agosto 2012, ore 19:14

    Ad ALESSIA e agli altri lettori.

    Mi scuso per l’errore di digitazione.
    Scrivere direttamente nello spazio per il post, senza effettuare anche il controllo ortografico, talvolta mi fa sfuggire anche alla rilettura alcune “sviste”.

    Me ne scuso. Dalla prossima volta, lo scriverò su word, ne farò il controllo ortografico e lo inserirò con un “copia-incolla” così da evitare fastidiosi segni errati di lettura.
    Non solo ho scritto Barenboim con la m invece che con la n. Ad esempio si legge “SCHIZIODE” invece andrebbe “SCHIZOIDE”, ecc, ma @ALESSIA preferisce impugnare la penna blu per il cognome del celebre direttore d’orchestra.

  14. cittadinosuperpartes il 17 agosto 2012, ore 20:00

    Sig Roland Lang……. io la capisco, nel senso che Lei sente l’apparteneza come lingua ed etnia all’Austria. Innutile ricordarle come furono disegnati i confini alla fine della prima guerra mondiale, dove gli Italiani con grande contributo di sangue portarano a termine l’Unita’ D’italia contro l’odiato Austriaco, occupante del suol Patrio. Ora potremmo dire anche noi che vorremmo Nizza, la Savoia,la Corsica parte della Slovenia la Dalmazia.Purtroppo cosi non puo’ essere e ci si deve rassegnare,e auspicare che un giorno sia finalmente costruita in tutti i sensi, la nazione Europea. Sino ad allora, quelli come me, non sono disposti a costo di nuovi sacrifici, a cedere un millimetro della nostra Patria.

    Le invio i miei piu’ cordiali saluti

  15. Alessia il 18 agosto 2012, ore 12:09

    Mah: anche se avesse scritto in Word il correttore non le avrebbe corretto Baremboim – come l’ha scritto lei due volte – con Barenboim. Certo le avrebbe evitato altre figuracce come “schiziode” al posto di “schizoide” o “erorri” al posto di “errori” o “correect” al posto di “correct”, ma il cognome sarebbe rimasto tal quale. E poi, signor Belli, non sarebbe stato meglio ammettere di ignorare l’esatta grafia del cognome dell’illustre direttore, anziché dire falsamente che si è trattato di un errore di digitazione?
    Del resto, a meno che non si tratti di omonimia, c’è un certo Bruno Belli che su un sito di musica classica ha pubblicato due articoli su Barenboim, anzi, scusi, su Baremboim: “Baremboim e Don Giovanni” e “Poca Vienna nella bacchetta di Baremboim”. Parlare di artisti di cui si ignora il nome non è bello, come non è bello trincerarsi dietro delle scuse e poi accusare me di usare la penna blu nei suoi riguardi. Caro signore, io la penna blu la uso, ma per sottolineare la sua scarsa onestà intellettuale, almeno in questo caso…

  16. bruno belli il 18 agosto 2012, ore 19:12

    Sulla mia presunta scarsa onestà intellettuale potremmo parlarne, quando Lei si firmerà con i suoi reali nome e cognome, come sempre faccio io, che mi prendo direttamente la responsabilità anche delle frecciate. Chi opera qualcosa, trverà sempre detrattori…ma va avanti, comunque.

  17. arnaldo di benedetto il 17 agosto 2013, ore 15:13

    Leggo con enorme ritardo i commenti. Quando io alludevo alle vergogne passate dell’Italia, pensavo anche agli orrori compiuti in Slovenia, Croazia e Grecia del Nord. Anche l’annessione del Tirolo meridionale fu in contraddizione coi principii ai quali l’Italia dichiarava di attenersi; e infatti persino Cesare Battisti dichiarava: Bolzano non si tocca. Ciò avrebbe contraddetto il senso della sua azione.

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