Varese

A Varese Bersani non parla di primarie e nozze gay

Pier Luigi Bersani alla Festa Democratica alla Schiranna

Una strada tutta in discesa, senza ostacoli, senza contraddittorio con il pubblico, quella scelta, ieri sera, alla Festa Democratica della Schiranna di Varese, dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Sul palco della festa, rispondendo ad una scaletta rigidissima di domande poste dal giornalista Giovanni Cerruti, del quotidiano “La Stampa”, il segretario del partito ha ribadito le sue posizioni su governo Monti, alleanze (Vendola e Casini), Carta d’intenti del Pd. Una chiacchierata lenta e senza novità, una liturgia ingessata e un po’ noiosa (come ogni liturgia, del resto). Con i punti più problematici abilmente lasciati fuori dalla porta e senza che il pubblico potesse eventualmente  introdurli. Gli organizzatori hanno infatti  escluso il dibattito con il pubblico presente.

Schierati in prima fila tutti gli esponenti di punta del Pd di Varese, dal deputato Daniele Marantelli e dal senatore Paolo Rossi ai consiglieri regionali Alfieri e Tosi, dal segretario cittadino Molinari al consigliere comunale Oprandi. In prima fila anche il segretario regionale Martina. Bersani è arrivato da Cassano Magnago alla festa varesina qualche minuto prima dell’incontro, ed è passato, come tradizione, nelle cucine del ristorante della festa, stringendo mani e riservando qualche battuta ai volontari. Poi l’intervista sul palco.

Attacco di Bersani sulle destre e il deserto che hanno prodotto giunte al governo. Un deserto senza solidarietà e in cui domina il diritto del più forte. Dove, da parte di paesi di destra come la Finlandia, “non si vuole dare un euro al terrone, neppure a Maroni, che per i finlandesi è un terrone”. Il segretario ribadisce l’identità europea del Pd, ricordando che quando si è adottato l’euro da parte del centrosinistra al governo, “il centrodestra usciva dall’aula”. Superate le premesse, Bersani entra nel merito, parlando della Carta d’intenti lanciata a Roma mercoledì scorso, un documento che lui riassume nel valore della responsabilità. E così arriva al primo applauso fragoroso dei tanti presenti: “Se andiamo al governo, la prima azione che facciamo è riconoscere la cittadinanza italiana ai ragazzi nati qui da famiglie straniere e che studiano qui”. Grande applauso.

Un principio che serve a introdurre il tema delle alleanze. Sì, perchè sullo ius soli, dice Bersani, si vedono le differenze. “Su un principio del genere – dice il segretario che si accende il suo sigaro – Pdl, Lega e Beppe Grillo non ci stanno, Vendola sicuramente e forse anche Casini”. Bocciato senza appello Tonino Di Pietro. Bersani rimarca il compito del Pd: “Noi organizziamo l’area dei Progressisti, a cui certamente Casini non si iscrive”. Un’area che non deve essere “settaria”: “Ci dobbiamo aprire alle forze che vedono di cattivo occhio una ridiscesa in campo di Berlusconi. Anche perchè bisognerebbe dire a Berlusconi che non è rimasto neppure più il campo”.  Bersani dice di avere in mente “un patto di legislatura”, che abbia come avversari “populismo, leghismo, berlusconismo”.

Quanto al governo Monti, Bersani, che lo sostiene, dice: “Monti sta tirando via l’Italia dal precipizio”. E tuttavia, il segretario rivolge al premier quella che definisce “una garbata critica”: “A volte le forze sociali, i Comuni, il terzo settore appaiono come un impaccio, un ostacolo all’azione di governo”. Non deve essere così. “I sindaci è gente che conosce bene la realtà, hanno unn ruolo importante”. E con il terzo settore, rivela Bersani, ”ho passato un giorno insieme, parlando del Fondo sociale quasi azzerato in un  momento di crisi e di disabilità, ma i giornali hanno parlato solo dei miei incontri con Vendola e Casini”.

In conclusione Bersani ritorna sul Nord. Per il segretario il Carroccio ha consumato un “tradimento” degli ideali originari dei primi anni Ottanta: autonomismo, sobrietà politica, attenzione alle piccole imprese”. Ma “da quando si sono messi con il miliardario hanno lasciato da parte queste idee”. Per Bersani “la Lega ha pagato il fallimento della politica dei governo, il suo eccessivo codismo a Berlusconi”. Sul fronte della Regione Lombardia, “l’impedimento venga rimosso e la Lombardia riprenda al più presto il suo corso”. Non manca un riferimento alla legge elettorale, che va approvata al pià presto.

Una lunga riflessione, che ha toccato molti punti, ma certamente ha messo da parte quelli più controversi. Nessun cenno ai diritti dei gay, che tanto clamore aveva prodotto all’Assemblea Democratica, né, soprattutto, nessun riferimento alle primarie, su cui certamente Matteo Renzi, ospite alla Schiranna, non mancherà di soffermarsi ampiamente. Temi assenti, e soprattutto nessun intervento da parte del pubblico, che peraltro non protesta e applaude il segretario. Ma prima di chiudere l’incontro, Bersani riserva un improvviso riferimento al “rinnovamento”: “Non lo faranno le tv, e comunque va fatto con il massimo rispetto per tutti quelli che ci hanno portato fin qui”.

 

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4 agosto 2012
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