Ganna

Alla Badia di Ganna, Zanoletti rilegge padre Turoldo

L'attore Zanoletti alla Badia di Ganna

Per la stagione “Musica e Parola 2012″ in corso alla Badia di Ganna con il patrocinio della Provincia di Varese e del Comune di Valganna, domenica 5 agosto, alle ore 21, presso la Badia si terrà un evento di grande interesse. Con il titolo “Infinito silenzio…Omaggio a David Maria Turoldo” si svolgerà una serata dedicata al frate servita nel ventennale della sua morte.

Una serata dedicata a Turoldo che vedrà come protagonisti l’attore e regista Antonio Zanoletti e, al pianoforte, Chiara Nicora, che proporrà musiche di Beethoven, Schubert, Chopin, Franck.

David M.Turoldo era un sacerdote, un frate dei Servi di Maria, un grande poeta e scrittore. Dal 1943 al 1953 ha predicato in Duomo di Milano. Negli ultimi trentenni ha vissuto a Sotto il Monte, il paese di Papa Giovanni XXIII. E’ morto a Milano nel 1992 di tumore, “il drago” come egli stesso lo definiva, “al centro del ventre come un re sul trono”. “Per sapere di cosa il mondo patisce, bisogna interrogare i poeti: sono i poeti le antenne tese sul mondo, giorno e notte”, disse un giorno Turoldo. E ancora “l’ideale di tutta la mia vita fu quello di scrivere e testimoniare tanto da fratello di chi crede quanto da fratello di chi cerca”. Inoltre… “La vita che mi hai ridato, ora te la rendo, nel canto” firmava in questo modo la raccolta di liriche “Canti ultimi”, generata da un lungo inverno di sofferenza.

Centrale in Turoldo era la Parola maiuscola, di cui la sua voce da cattedrale o da deserto, era solo “conchiglia ripiena”. “Servo e ministro sono della Parola”, si è autodefinito, per lui era vero senza riserve il folgorante verso di Clemente Rebora, altro grande sacerdote-poetamistico: “La Parola zittì chiacchiere mie”. Scopo e ragion d’essere della sua poesia è stato quello di far cantare la Parola divina. “Non è meglio bruciarsi nella ricerca che affogare nell’immondizia?”. La morte per Turoldo è segno “del” fine e non “della” fine, è anche il terreno oscuro in cui si celebrano le apostasìe, in cui affiora il tarlo del dubbio. Angelo e mostro, essere e nulla, alba radiosa e oscura notte, silenzio e epifania. Turoldo incontra in quella frontiera terribile Lui, è un incontro-lotta come quello di Giacobbe mentre incombe la notte ma si presagisce l’alba. Il profeta non è un preveggente, è un uomo di fiera contemporaneità. Ed è proprio in questa attenzione fremente ai segni del tempo che egli ha anticipato il futuro, i suoi segni, le sue epifanie celate già nell’opacità del presente. In questo senso autentico Turoldo si iscrive nella teoria dei “profeti”. Così la sua poesia è simile a una salmodia laica e sacra al tempo stesso, da cantare comunque in uno spazio mistico.

Il Dio di Turoldo è un “Dio di dolore, esperto del patire”. “Sono un pugno di terra viva, ogni parola mi traversa, come una spada”. Giobbe  riposa sereno, pur essendo ancora sul letto di polvere e cenere. Mosè attende steso sul letto di morte l’alito divino che verrà a riprendersi l’anima dalla sua bocca. La voce si spegne. La parola ora tace. Ma il silenzio a cui ci conduce Turoldo è quello del mistero, termine sacro evocatore del tacere, delle labbra mute. “Era notte a metà del suo corso, quando si leva una voce: “Ecco lo sposo…”.

Attraverso una scelta di poesie, componimenti e musiche, alla Badia di Ganna l’attore Antonio Zanoletti presenterà un testo dove protagonista è David Maria Turoldo che dipana attraverso i suoi stessi versi, interrogazioni, dubbi, ansie con un solo punto fermo, un approdo sicuro e incontestabile. Poesia e fede convivono e cooperano inscindibili in Turoldo, e così il continuo dubitare, l’interrogare Dio in una sorta di colloquio quotidiano: ed è il Turoldo notturno che, durante le lunghe notti insonni passate a interrogare la Bibbia, scrive versi che raccontano di lacerazioni e sconforti ma anche di illuminazioni pacificanti.

In occasione della serata, Zanoletti si è rivolto a Turoldo con una lettera:

“Caro Padre Turoldo, si è cercato di trascinarti nel vortice delle politiche e delle ideologie, fare di te un Che Guevara e oggi saresti classificato come un “no-global cattolico”. Ma tu non marciavi come fanno adesso “contro” qualcuno, ma sempre “per” qualcuno. La tua fede ti ha portato a prendere le difese dei più poveri, dei più soli, di quelli che tu chiamavi “gli ultimi”. Di fronte ai mali e alle ingiustizie del mondo, non ti scagliavi solo contro il potere, ma perfino contro il tuo stesso Dio, che interrogavi di continuo e con il quale drammaticamente bisticciavi come fosse “un dio assente e lontano” o “un dio del male”. Ora che hai “reso” la tua vita a quel Dio che illumina il tempo e l’eterno, guarderai al nostro piccolo mondo con occhio distaccato, ma le parole che hai scritto per noi continuano, oltre la morte, ad essere “canto” e “ruggito” insieme. Certamente avrai avuto da quel Dio che hai inseguito per tutta la vita le risposte che cercavi. Ti pensiamo nel regno della luce e dell’amore. Noi invece, che viviamo ancora tra fede e speranza siamo perseguitati dal dubbio. Sarà meglio tornare a cantare i tuoi salmi e a rileggere le tue pagine poetiche con la stessa fede nell’uomo da te insegnataci nonostante la notte che avvolge (come dice Dante) “questa aiuola che ci fa tanto feroci”. Tuo Antonio Zanoletti”.

31 luglio 2012
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