Cinema

Pozzetto “sdoganato” da “Nocturno”. Ne valeva la pena?

Pozzetto e la Di Lazzaro

“Ciao bella gioia” è il dossier che il mensile cult “Nocturno”, nel numero di luglio, dedica ad uno degli attori italiani più popolari, Renato Pozzetto, riprendendo, fin dal titolo, il tormentone con cui l’attore originario di Laveno ci ha sempre afflitto nelle sue pellicole. Una vera e propria operazione, quella portata avanti nelle 45 pagine della rivista, di “sdoganamento” di Pozzetto, dove ritornano parecchi elementi di varesinità. Lasciando da parte le simpatie poltiche di Pozzetto, che certo non ce lo rendono graditissimo, c’è da farsi qualche domanda circa il significato di questa iniziativa che, lo ricordiamo, precede di un mese un’analoga operazione, relativa però al Pozzetto cineasta, in programma al Festival del Film di Locarno (dall’1 all’11 agosto).

Nella rivista tutto parte da una breve introduzione firmata dal critico cinematografico varesino (nonché responsabile della redazione on line della rivista), Mauro Gervasini. Il quale, come spesso accade ai nostri tempi, parla di Pozzetto senza mai esprimere un vero giudizio di merito. Al di là del successo, al di là delle radici nel nostro territorio, al di là dei 60 film al suo attivo. Gervasini si limita a scrivere, alla maniera di Totò, quello sì un vero genio: “un dossier di ‘Nocturno’ a lui (Pozzetto, ndr.) dedicato era doveroso a prescindere”. Mah. Perchè poi, è davvero difficile capirlo.

Ma andiamo avanti. Dopo Gervasini, arriva il giudizio di Olivier Pére, direttore del festival di Locarno, che definisce Pozzetto “l’uomo senza qualità per eccellenza, dotato tuttavia di una personalità lunare, infantile e atipica”. Parte poi una lunghissima intervista, a cura sempre del Gervasini e di Manlio Gomarasca, che dalle esperienze cabarettistiche tra Gemonio e Milano con Cochi, giunge fino alle pellicole più recenti, comprese quelle in cui Pozzetto fa coppia con un altro attore di cui non si sente la mancanza al cinema, Adriano Celentano (ci domandiamo terrorizzati se ”Nocturno” abbia in serbo per noi un prossimo dossier anche sul Molleggiato). Un rapporto che torna anche nell’articolo “Pozzetto & Co”, qualche pagina più avanti.

Ancora Gervasini ci riserva pagine in cui, bontà sua, arriva a definire Pozzetto un “attore surreale”. E poi troviamo schede su alcune pellicole e una rassegna di battute celebri di Pozzetto. Per chiudere, una sezione dedicata alle regie dell’attore.

Davanti a questo numero di “Nocturno”, che – lo ripetiamo – consideriamo una rivista cult, si resta la domanda iniziale ancora senza risposta: ma perchè rilanciare Pozzetto? Quali ragioni possono invitarci a rivedere il giudizio che vede in Pozzetto un comico italiano, che al cinema ha conosciuto un grande successo soprattutto negli anni Settanta-metà Ottanta, e che successivamente ha vissuto di rendita? Niente di male, per carità, ma restiamo con i piedi per terra, voliamo basso. Viene il sospetto che si tratti solo dell’ennesima operazione nostalgia un po’ fine a se stessa. Con “Nocturno” accade un po’ ciò che avviene con ”Stracult”, la trasmissione tv ideata da Marco Giusti. Guardiamo, seguiamo, sorridiamo, ma poi, alla fine, ci chiediamo: e allora? E così, perplessi, chiudiamo la tv e andiamo a dormire.

29 luglio 2012
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6 commenti a “Pozzetto “sdoganato” da “Nocturno”. Ne valeva la pena?

  1. maurizio fantoni minnella il 30 luglio 2012, ore 15:01

    Ben venga che qualcuno cominci a stupirsi e magari anche ad indignarsi di questo nuovo populismo che investe la politica, la democrazia e la cultura.!…Quanto a quest’ultima, è ormai la nuova Cenerentola, l’araba fenice che aleggia come un fantasma nel dopostoria, per dirla pasolinianamente. Renato Pozzetto, chi era costui? Basta vedere con attenzione un suo film del 1980 “Io sono fotogenico” per comprendere che si tratta di un attore di cui quel film anche piacevole era una metafora autoironica. Ecco che il non-attore s’incarna in un personaggio, il “bauscia” varesotto che deve, proprio in virtù della propria mediocrità, assomigliare ai suoi spettatori, gli stessi che oggi applaudono Pieraccioni.
    Celebrarlo a Locarno o su Nocturno, rivista notoriamente reazionaria, che a suo modo fa politica, contrapponendo la cinespazzatura al cinema d’autore perchè quello è sempre di sinistra, non fa più notizia, ne stupisce ormai nello squallore generale!
    Caliamo un velo pietoso su tutti i provincialismi varesotti , becere notti varesine da morti viventi, da piero chiara al pozzetto paleoleghista, alle stupidaggini in salsa cult che ci vengono da raitre con il giusti di turno.
    Chi se ne frega di tutta questa viscida melassa di chi ha scelto di rinunciare all’intelligenza e alla bellezza delle grandi sfide culturali e artistiche che tanto ci hanno accompagnato nel secolo che nonostante tutto è ancora nostro!!!!.
    Maurizio Fantoni Minnella

  2. Sandro il 30 luglio 2012, ore 18:18

    Evviva la libera opinione!

    Evviva perche si può esprimere consenso per ciò che piace a tutti, e non a uno! Evviva perche si può esprimere consenso per ciò che piace a uno, e non a tutti!

    E come diceva il grande totò: DE GUSTIBUS NON EST SPUTAZZELLAM!

    Buona visione a tutti!

    Sandro

  3. Ivo il 30 luglio 2012, ore 21:03

    Lasciando da parte anche le vostre simpatie politiche e i nostri gradimenti, è sintomatico che, citando ripetutamente nomi e cognomi di colleghi recensori e ironizzando sugli stessi, non sentiate l’esigenza di firmarvi a vostra volta.
    L’etica (giornalistica), questa sconosciuta.

  4. Mauro Gervasini il 31 luglio 2012, ore 08:58

    Caro Giacometti, quale onore! Una sola cosa: non credo sia corretto sostenere che non abbia espresso un giudizio di merito nel dossier su Pozzetto. Per esempio nell’articolo intitolato “Così carino così educato” sostengo che Renato e Cochi abbiano introdotto nel cabaret milanese prima, e nella televisione popolare poi, un linguaggio nuovo. Mi pare implicito un giudizio ovviamente positivo. Poi possiamo discutere sui singoli film, cosa che facciamo nella monografia… Quanto a Locarno, stiano sereni personaggi austeri e militanti severi: il festival proietta di Pozzetto 3 (tre) film (tra i quali uno di Lattuada e uno di Dino Risi) collateralmente a una retrospettiva completa dedicata a Otto Preminger. Che ignoro se fosse di destra o di sinistra, ma certo è un grande autore.
    Cordialità, Mauro Gervasini

  5. maurizio fantoni minnella il 31 luglio 2012, ore 13:56

    Post Scriptum:
    A chi in questi anni è ha vissuto all’ombra di Piero Chiara, Renato Pozzetto, Lucio Fulci e Umberto Lenzi, tra nostalgie campanilistiche e mondanità festivaliere, vorrei ricordare che non si tratta banalmente di rigore o di militanza o di misticanza (per dirla con le parole di Giorgio Gaber), quanto di spirito critico, di coscienza critica e intellettuale, che una maggioranza sempre più populisticamente vincente (ma non in senso gramsciano…) non può che ritenere estranea se non perfino ostile.
    Ed è proprio alla glorificazione di tale maggioranza (la stessa che ha a suo tempo incoronato Berlusconi e i suoi servi), che aspirano coloro che nel fare l’ostinata apologia del prodotto popolare ne assolvono il pubblico esaltandone le virtù Succubi, infine, delle lusinghe di un Tarantino sulle presunte qualità del b-movie italiota.
    Ecco, sia giunti all’ennesima tarantinata in salsa locale a cui continuiamo a preferire la buona tarantella napoletana.
    A buon rendere…
    Maurizio Fantoni Minnella

  6. Sandro il 1 agosto 2012, ore 14:55

    Riuscite a confondere la politica con ogni altro aspetto della vita. Ci vorrebbe più coraggio cercando il consenso non attraverso le parole ma attraverso i fatti.

    Abbandonate la cultura e fate politica! Quella che ritenete migliore di altre. Sottoponetevi al giudizio del popolo ( che orrore questa parola, tra la gente c’è solo male ) e cercate di fare, più che dire, qualche cosa di buono.

    E per il resto lasciateci ridee in santa pace per un ora e mezza davanti a un film.

    Saluti

    Sandro

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