Lettere

“Varese Cinema” e dintorni

I risultati mediocri di “Varese cinema” sono il riflesso di un problema maggiore ed articolato che non può essere solamente ricondotto all’importo delle spese effettuate, giacché questo aspetto è l’ultimo punto di una catena di conseguenze

generata dall’approssimazione che ha caratterizzato la politica degli ultimi 20 anni.

Un’approssimazione che, però, non è solo imputabile alla parte degli amministratori cittadini che governano, ma anche alle opposizioni tutte, indipendentemente dagli strumenti che possano avere – o non avere – per contrapposi al dispendio dissennato.

Dispendio dissennato non significa spendere molto, bensì “spendere male”. Spende male il comune di Varese come spendono altrettanto male numerose realtà italiane nella mani delle giunte più diverse fra loro. E’, ancora una volta, un problema, in sostanza, culturale.

Chi giunge ad amministrare la “cosa pubblica” dovrebbe essere dotato di una duttilità mentale che è solo la conseguenza ed il risultato di una “ginnastica” intellettiva, dovuta ad una buona e solida conoscenza delle cose, non solo quelle della propria materia e professione.

Meglio, come affermava Pascal, sapere un po’ di tutto che tutto di una cosa sola, ma in Italia ciò non è possibile perché, dal 1968 in poi, troppa frammentazione è stata data al sapere generale, con l’impartirlo per “compartimenti stagni”. Altro che le tanto propagandate “materie interdisciplinari” che non si sono mai applicate, né si è mai ben saputo come si sarebbe dovuto fare in proposito!!!

Ad ogni modo, in mancanza di una riforma scolare seria che, pur conscia dell’attualità, non dovrebbe prendere a pedate nel sedere quello che aveva di buono la “Riforma Gentile” – si, il tanto vituperato Gentile, che, però, per la scuola fece la migliore riforma che l’Italia annoveri dalla Legge Casati del 1858/1859 per il regno di Sardegna, poi, trasferita al Regno d’Italia nel 1861, all’ultima (se di riforma si possa parlare) delle Gelmini – i partiti stessi dovrebbero avere più cura nel “selezionare” i candidati migliori, non in grazie alle “amicizie”, ma alle affettive capacità.

In pratica, non si possono far sgorgare le idee in uomini che, sovente, si trovano a muovere qualcosa che è più grande della loro capacità di intuire e di “rischiare”, in altre parole di inventare qualcosa di diverso e di nuovo.

Mancano, per lo più, validi amministratori che sappiano dialogare tra loro, perché, infine, ho l’impressione che gli stessi membri di giunta non si confrontino direttamente, se il teatrino del bilancio comunale è il ritratto di picche e ripicche persino tra elementi della maggioranza.

Ci vorrebbero, ad esempio, in assessorati “delicati”, quali quello “alle politiche educative”, all’ “ambiente”, alla “cultura” ed anche “ai servizi sociali”, non assessori ivi allocati in grazia di interessi ed equilibri tra i partiti, ma persone che direttamente conoscano le materie da gestire. Chi conosce direttamente la scuola, ad esempio, perché vi insegna, oppure fa parte del personale amministrativo, sarebbe il migliore assessore, e così via per gli altri…

Finchè questa capacità do scelte non avverrà, credo che, destra o sinistra, bianchi o neri, celesti o stellati, i soldi non saranno mai spesi con quell’intelligenza data dalla capacità di considerare in modo equilibrato e “professionale” (quindi, disinteressato) il rapporto tra il costo e la qualità del servizio.

Bruno Belli

 

28 luglio 2012
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12 commenti a ““Varese Cinema” e dintorni

  1. Giuseppina De Maria il 28 luglio 2012, ore 20:09

    Sono d’accordo sul fatto che i fallimenti della politica, dell’organizzazione sociale, degli sperperi dipendano dalla mancanza di capacità dei vertici e di razionalizzazione delle risorse, per cui abbiamo, e sono tanti gli esempi, il ministro incompetente, che ha bisogno dei tecnici di appoggio, questi a loro volta hanno bisogno dei loro consulenti e così via in tutti gli ambiti ….

    Mia madre, nella sua semplicità di donna senza cultura, mi diceva: “Impara a fare un po’ di tutto, se poi non avrai bisogno di farlo direttamente saprai dirigere”.

  2. alba rattaggi il 28 luglio 2012, ore 20:28

    Condivido il punto di vista di Bruno Belli. Anch’io penso che Varese meriterebbe una migliore attenzione alla cultura che spesso è relegata al ruolo di Cenerentola. Va bene la crisi, anzi no, non va bene ma spesso viene usata come paravento per mascherare mancanza di volontà e di impegno da parte dei soliti “addetti ai lavori”…

  3. Rodrigo il 29 luglio 2012, ore 01:32

    Il solito Belli che dice e si contraddice. Prima scrive che sarebbe oppotuno sapere di tutto un po’ tirando in ballo Pascal, poi, più avanti, ‘persone che direttamente conoscano le materie da gestire…’ cioè persone competenti. Delle due quale? In Italia siamo tutti capacissimi di fare molto bene il lavoro altrui, basta non essere chiamati a svolgerlo. Così siamo liberi di criticare ogni cosa e tutti. Proponetevi! Ma il Belli lo ha già fatto.

  4. bruno belli il 29 luglio 2012, ore 08:58

    Per @Rodrigo

    E’ chiarissimo, non mi contraddico.
    Conoscere un po’ di tutto non significa non essere competenti in una materia specifica.
    Sapere un po’ di tutto e non tutto di una cosa sola, significa semplicemente che, oltre alla specifica conoscenza, inerente la professione personale (ad esempio) è bene non disinteressarsi completamente del resto.
    Purtroppo, per la maggior parte degli Italiani non è così.

    Infatti, è più facile attaccare il Belli – che si espone senza problemi e che, forse con sorpresa di molti, non si è interessato solo delle materie inerenti il suo studio, ma segue, approfondisce e studia anche altro – che proporre, ad esempio, un punto di vista differente.
    Ci silimita solo a sottolineare una presunta contraddizione che, in sostanza, come ricordato, non esiste.

    La consueta acida invidia nei confronti di chi osa e procede per la propria strada senza “compromessi”?

  5. ombretta diaferia il 30 luglio 2012, ore 15:41

    Gentile Signor Belli,

    non smetterò mai di ringraziarla per questo suo periodico “verso” che ci ricorda il momento culturalmente impoverito, prima che economicamente congelato…

    L’anno scorso si discuteva su affermazioni agghiaccianti come “con la cultura non si mangia…”, proferite da chi dovrebbe dare esempio in qualità di rappresentante del popolo italiano…

    Ora che non si mangia con nulla (ma noi non possiamo fare a meno di “nutrirci di cultura”, almeno per volare altro e tollerare le scempiaggini umane di chi cerca poltrone ansimante!), viene alla luce il cosiddetto “quid”, il nodo della questione… gli “assessorati “delicati” (“politiche educative”, “ambiente”, “cultura” e “servizi sociali”), cioè il fondamento di una comunità…
    e le frane cominciano a travolgere quell’impianto culturale fatto di welfare e conoscenza, indebolito proprio da chi ricopre cariche amministrative e istituzionali non per competenza, ma per appartenenza…

  6. Campiglio Giancarlo il 30 luglio 2012, ore 16:00

    Caro Bruno, Ho l’impressione di stare in una bolgia dell’inferno Dantesco. Ognuno ha una opinione diversa e contro colui che ha successo. Poi i “politici” hanno assolutamente le ricette del “buon governo:sviluppo sociale ed economico, equità sociale, – lavoro – benessere diffuso”. Salvo poi scoprire che sono corrotti, mettono sui conti correnti propri, a miloni ii soldi pubblici. Portano sempre a milioni gli Euro dei cittadini italiani, in “paradisi” fiscali. Confabulano, — ed ingannano le persone meno avvedute ( sono la maggioranza del ns. popolo ). Ora si è mossa “la Guardia di Finanza”e si scopre che da anni ci sono furti enormi negli appalti edilizi, nei trasporti, – nei grandi magazzini di beni di consumo , nelle vendite .. eccetera .. ect.
    Tutto questo per dire che il nostro popolo è governato da una classe IMBELLE.
    Pertanto: — perdete ogni speranza .. ” fatti non foste a viver come bruti — ma per seguire virtute e conoscenza” — padre Dante . – Io aggiungerei DIGNITA’ MORALE !

  7. bruno belli il 30 luglio 2012, ore 16:03

    Gatile sig.ra Diaferia, sono solo io che devo ringraziare Lei e coloro che seguono, anche lasciando i commenti (vanno bene persino quelli “negativi”, perchè ognuno di noi ha sempre da imparare e molto su cui riflettere).

    Forse Lei sopravvaluta il modestissimo compito che mi sono posto anni addietro, tra l’altro una goccia nell’immenso mare della società: cercare di smuovere lo stallo che ci pervade, riproponendo quei “valori” che hanno permesso al mondo di procedere, anche tramite difficoltà.
    Valori che, proprio il “managerismo rampante” sorto nel cuore degli anni Ottanta del Secolo scorso e la mancanza di comunicazione tra i settori della società e del sapere hanno relegato a ruoli minori, quasi privi d’interesse e di “utilità”, salvo accorgerci oggi che, essendo l’uomo un essere razionale e passionale, sempre alla fonte (l’individuo) torna.

    Forse è una complicata “missione” – mi servo di un termine caro al mio amatissimo Mazzini quanto a “doveri e diritti” dell’uomo – e la fallirò, ma, almeno, nella mia “lotta” quotidiana, potrò guardarmi allo specchio senza sputare sul cristallo di fronte.

    Non so quanti di coloro che sono “appartenenti” a “gruppi” chiusi, lo possano fare… Questo è l’unico mio “vanto”, o, se preferisce, orgoglio.

  8. Jane Bowie il 30 luglio 2012, ore 22:06

    Il problema è che a gestire gran parte dei soldi e delle decisioni “culturali” sono i politici, che fanno di mestieri i politici e quindi non sono tenuti a sapere nulla di nulla se non come ingraziarsi, ringraziarsi, leccare i piedi giusti (non scendo a dire altro), aiutare gli amici, farsi amico di chi li può aiutare e così via. Io so guidare la macchina (posso mostrare la patente B rilasciata per esame) ma non per questo mi inventerei di costruire o riparare macchine. Ma di cultura non si muore (chi lo fa magari un po’ sì, o almeno dimagrisce) quindi viene lasciata tra le mani di persone del tutto impreparate e inqualificate a gestirla.
    La cultura deve essere liberata dalla politica.
    Dream on…

  9. Jane Bowie il 30 luglio 2012, ore 22:08

    Vedo un’ambiguità in ciò che scrivo: la cultura deve essere liberata dai POLITICANTI ma non dalla politica, che è un’altra questione.

  10. bruno belli il 31 luglio 2012, ore 10:05

    Ottima la distinzione di Jane Bowie tra “Politica”, “politico” e “politicante”. La ringrazio per averlo ricordato.
    Oggi siamo in mano ai “politicanti”: non politici cresciuti culturalmente, ma, per la maggior parte, attirati da vantaggi personali…

  11. ombretta diaferia il 31 luglio 2012, ore 15:51

    temo che non siano né politici, né politicanti… ormai siamo in mano solo ai poligenti!!!

  12. davide tenaglia il 14 agosto 2012, ore 14:51

    Intervengo in ritardo, a causa di un lungo viaggio di lavoro, sulla discussione su “Varese Cinema” e dintorni. Apprezzo il direttore della testata che è sempre attento a monitorare come viene gestita la res publica, sia a livello organizzativo che economico.
    Mi stupisco però del fatto che sia lui che i lettori non abbiamo voluto approfondire (oppure è stato fatto, ma non si è voluto rendere pubblico) ed entrare nello specifico della gestione dei fondi messi a disposizione del Comune di Varese per l’evento.
    Come sono stati suddivisi? Quali sono state le voci pagate dal Comune e quello gestite dal volontariato o dagli sponsor? La suddivisione è stata equa, equilibrata, giustificata, soprattutto in un periodo molto difficile in cui molti, sia privati che associazioni, lavorano quasi gratuitamente pur di non pesare sui conti pubblici?
    Insomma come sono stati divisi i fondi tra i soggetti partecipanti?
    Credo che sia legittimo e doveroso porsi questa domanda da parte di un lettore e pure doveroso rispondere per una testata on line così attenta e scrupolosa.
    Davide Tenaglia

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