Lettere

Un Paese senza memoria

Su “La Prealpina” del 25 luglio il prof. Fabio Minazzi ha scritto un articolo dal titolo: “La dittatura della Finanza”. Non entro nel merito della complessa tematica dibattuta. A me sembra che dare la colpa a “nonno-Prodi” sui guasti dell’introduzione dell’Euro, come fa il professore, dicendo in sostanza che non ha “mai vigilato sui prezzi delle merci”

mi sembra quanto meno non corretto.

Forse sarà bene riepilogare brevemente i fatti, anche perché molti italiani stanno ancora una volta dimostrando di avere la memoria corta o se si preferisce, come dice Pasolini: “siamo un Paese senza memoria.”

Il 29 febbraio 2002, con l’entrata dell’Euro, l’Italia mandava ufficialmente fuori corso la lira. Prodi, che si era adoperato per fare entrare l’Italia nella zona Euro, quando era Presidente della Commissione Europea, realizzò l’obiettivo nel suo primo Governo durato dal 1996 al 1998.

Prima che il governo Prodi venisse fatto cadere, aveva istituito delle autorità di controllo allo scopo di frenare la speculazione dei commercianti nel passaggio dalla lira all’Euro, cosa che anche altri Paesi della Comunità avevano fatto.

Nessuno pensa che Prodi non abbia fatto errori, ma mentre Prodi raccomandava di stringere la cinghia per un paio di anni e mettere i conti in ordine in previsione di tempi duri, che si stavano già addensando all’orizzonte, Berlusconi andava dicendo che la crisi non c’era, che i ristoranti erano pieni, che noi eravamo fuori e stavamo meglio degli altri. Si è visto poi com’è andata a finire e chi aveva ragione. E che dire del Governo Bossi-Berlusconi, che venne dopo quello di Prodi, varato all’indomani delle elezioni politiche italiane del 2001 e che rimase in carica dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005? (L’euro come abbiamo già detto era entrato in vigore nel 2002, per ciò in pieno governo di centro – destra).

Una delle prime iniziative di Berlusconi, appena nominato nel 2001, prima ancora che entrasse in vigore l’euro, fu di smantellare quelle autorità di controllo messe in cantiere da Prodi, per favorire il proprio elettorato di riferimento, con il risultato che l’assenza di controlli arricchì commercianti e speculatori, consentendo loro di mettere abbondantemente le “mani nelle tasche” degli italiani a reddito fisso. Del resto il bilancio del governo Bossi- Berlusconi è stato ampiamente fallimentare come è stato denunciato da più parti.

La crescita economica media durante il Governo Berlusconi fu presso che zero (0.3%). Per due anni ci fu crescita nulla. Nessuna liberalizzazione. Procedura di infrazione da parte della UE per deficit eccessivo. Condoni fiscali, edilizi, iva. Legge Cirielli, Lodo Schifani 1. Contratto con gli Italiani assolutamente non rispettato ecc.

Se Berlusconi anziché oggi tornare a parlare a sproposito dell’Euro avesse dedicato allora, durante i suoi governi più tempo a rafforzare l’unione politica europea e a rispettare gli impegni presi in Europa, oggi sicuramente avremmo meno problemi con la crisi.

I berlusconiani, la Lega e la destra e non solo la destra, oggi accusano Monti di aver riportato il differenziale dello spread lì dove lo aveva lasciato Berlusconi . E’ un’accusa ingenerosa e sbagliata perché – come dice Ronny Mazzocchi su l’Unità – “in questi nove mesi di vita il governo – proprio per la sua natura «tecnica» ripetutamente sbandierata – si è limitato ad applicare la ricetta imposta al nostro Paese dalle istituzioni comunitarie con l’ormai famosa lettera della Bce dell’agosto scorso. Certo noi da Monti ci aspettavamo più equità, più crescita e che non si colpissero sempre i soliti noti, ma si applicasse finalmente una patrimoniale rigorosa e si facessero serie e più incisive lotte all’evasione e alla corruzione; ma, chiediamoci: che cosa sarebbe stata l’Italia senza Monti nello scenario nazionale ed internazionale? Cosa sarebbe l’Italia fuori dall’Euro? “Se non ci fosse l’euro, saremmo in guai molto più seri” – dice il presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, padre dell’euro, in un colloquio col Sole 24 Ore.

E’ vero, prosegue, che resta la “zoppia” tra un’Europa unita sotto il segno della moneta, senza una politica economica e fiscale comune, “ma almeno c’è questo argine. Proviamo a immaginare quel che accadrebbe se ognuno andasse per proprio conto?”.

Gli italiani dimenticano facilmente. “Gli errori stanno altrove. In particolar modo stanno nel falso presupposto” – continua – R. Mazzocchi – “che un Paese sia l’unico ed esclusivo responsabile della propria economia, come se non esistessero legami e interdipendenze fra nazioni che condividono la stessa moneta.”

“Purtroppo l’Ue” – dice Prodi – “ è ancora un cantiere in costruzione che ha bisogno di tempi lunghi e di stabilità interna ed internazionale per superare tutti gli ostacoli economici, politici e culturali che si frappongono ad una vera governance unitaria.” Ed è questo il problema principale. Oggi si tratta di ripensare quel Trattato costitutivo della Comunità Europea e porlo su basi nuove e democratiche per fronteggiare le sfide di un’ economia globalizzata.

Romolo Vitelli

 

 

27 luglio 2012
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