Varese

L’avventuroso 25 luglio ’43 del tenente Mozzoni

Guglielmo Mozzoni

Sotto un grande platano nella secolare villa di Biumo Superiore, monumento nazionale, l’architetto Guglielmo Mozzoni, 97 anni, fresco come una rosa, lucido, ricorda con emozione e qualche risata cosa accadde quel 25 luglio 1943 quando, in licenza a Varese, per una lesione ad un braccio, venne convocato dal generale Vittorio Ruggero, Comandante della Piazza Militare di Milano, per una possibile missione urgente.

Mozzoni si rivestì della divisa di giovane tenente di Cavalleria, si sfasciò il braccio e raggiunse Milano. “Fu una vera sorpresa. Caduto il fascismo, arrestato il duce, si trattava di andare al Comando fascista a chiedere la resa senza condizioni. Il problema era che tutti gli ufficiali avevano tentennato per una ragione o per un’altra e allora Ruggero mi chiese se fossi disposto ad accettare”. E’ la prima risata di questo pomeriggio torrido, lenito dal verde del parco. “Ero poco più che un ragazzo e forse non mi resi conto di quello che succedeva. Dissi di sì. Ruggero convocò il mio attendente, il Baratelli, che arrivò con il suo sidecar, mi prese a bordo e partimmo”.

L’avventura durò poco più di un’ora. Mozzoni aveva un compito estremo. Raggiungere il Federale, porgergli il documento dello Stato Maggiore e farglielo firmare. In caso contrario la situazione sarebbe precipitata. La missione andò a gonfie vele. Il sidecar di Baratelli scaricò il tenente Mozzoni al Comando fascista, Mozzoni salì la scalinata, chiese agli impauriti fascisti di poter parlare con il capo. Il colloquio fu brevissimo. Un lampo. “Il Federale lesse le poche righe e non fece una piega. Firmò, il volto attraversato da un lampo di terrore”.

L’impresa era conclusa, Mozzoni tornò da Ruggero e Milano fu salva, “Questo – dice Mozzoni – lo posso affermare. Quella resa impedì che a Milano scorressero fiumi di sangue. Non accadde nulla se non qualche testa del duce abbattuta con le insegne del fascio”. Nel suo notissimo libro “La vera storia del tenente Mozzoni”, questa pagina non è solo scritta, ma disegnata. Si vede il sidecar, il Baratelli, il Mozzoni. La gente applaude e getta fiori.

Mozzoni sorride con una vena di nostalgia. Da quel giorno sono trascorsi quasi 70 anni. “Poi venne l’8 settembre – ricorda – e Ruggero, dopo aver a lungo tergiversato, consegnò Milano ai tedeschi. Per me e per i miei soldati non restò che la fuga. Salimmo sul Brinzio al “Pra de l’avucat” per fare la Resistenza. Ma “Varese non rispondeva” mi fece sapere il mio amico Poldo Gasparaotto a Cantello. Andai in Svizzera per consegnare delle carte a Ferruccio Parri, fui arrestato, inviato un un campo d’internamento a Murren. Poi diventai un corriere del Clnai. Feci 85 pssaggi clandestini dalla Svizzera all’Italia con documenti, soldi e armi. Ma questa è un’altra storia”.

Franco Giannantoni

25 luglio 2012
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2 commenti a “L’avventuroso 25 luglio ’43 del tenente Mozzoni

  1. carlo scardeoni il 26 luglio 2012, ore 08:28

    Se non fosse per Franco Giannantoni di queste grandi persone non ne parlerebbe nessuno, a lui un vivo ringraziamento

  2. franco giannantoni il 26 luglio 2012, ore 10:06

    Caro Direttore, la straordinaria testimonianza di vita spesa al servizio del Paese in guerra e in pace fa di Guglielmo Mozzoni, una delle figure più alte nel panorama culturale e civile d’Italia. Guglielmo Mozzoni splendido 97enne continua ad onorare l’Italia e solo il basso profilo della classe politica attuale gli impedisce che la sua “Città Ideale”, straordinario progetto urbanistico in grado di rispettare in concreto territorio ed ambiente, possa essere ospitato (dopo essere stato presentato in Giappone, Cina e altri Paesi) come momento disintitivo in una Expo 2015 che avrà poco da dire, tribolata sin dal suo varo da interessi confliggenti e di parte. Grazie per l’ospitalità e buon lavoro, Franco Giannantoni

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