Economia

Congiuntura, gli artigiani a Varese la vedono nera

Ci si aspettava un dato negativo e le cifre confermano che il sistema economico varesino non resiste ai morsi della crisi. Tra tutte le province lombarde, però, è fra quelle che nel secondo trimestre 2012 ha sofferto di meno.

I dati resi noti dalla Camera di Commercio questa mattina segnalano infatti per Varese un calo produttivo del 2,7% tra aprile e giugno, quando la discesa lombarda ha registrato un ancor più pesante -5,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In questo contesto s’inserisce peraltro il forte peggioramento dell’Artigianato che sul nostro territorio ha visto una brusca discesa di addirittura il -12,5%.

L’analisi emerge dalla consueta indagine congiunturale condotta da UnionCamere Lombardia su un campione di imprese operative in provincia di Varese. Indagine i cui risultati sono disponibili sul sito statistico della Camera di Commercio www.osserva-varese.it.

Se l’andamento della domanda interna sempre di più sconta il calo di fiducia dei consumatori che hanno rivisto al ribasso le proprie abitudini d’acquisto, il solo elemento di positività resta il commercio estero, ambito dove Varese ormai tradizionalmente risulta forte: la propensione all’export nella prima parte del 2012 si conferma elevata con il 34% di fatturato ricavato da vendite fuori confine.

Sono dunque le esportazioni il principale alleato del dato provinciale che, pur in discesa, risulta comunque superiore alla media lombarda: entrando anzi nel dettaglio, Varese si classifica meglio di altri territori a vocazione industriale come Bergamo (-7%), Brescia (-6,1%) e Como dove la diminuzione produttiva è stata del 7,4%.

A trainare l’economia della nostra provincia è sempre il settore dei mezzi di trasporto (+7,4) e quindi l’ambito aerospaziale, seguito dagli alimentari (+6,8%) e dal comparto del legno-mobilio (+4,2%). Sul versante opposto, in forte discesa il tessile-abbigliamento ma anche la siderurgia.

Il contesto rende ovviamente aspro il mercato del lavoro: le ore di cassa integrazione sono aumentate del 7,3% nei primi sei mesi dell’anno arrivando a quota 18,7 milioni e andando a rendere ulteriormente rischioso il livello della disoccupazione provinciale, il cui tasso a fine 2011 era già salito al 7,7%.

A fronte di questa situazione, le aspettative di crescita degli ordinativi interni per il prossimo trimestre restano improntate a uno scetticismo diffuso: gli imprenditori pessimisti superano del 30% gli ottimisti. Resta la constatazione che l’andamento dell’economia reale dipenderà in larga misura dall’evoluzione della crisi finanziaria e del debito pubblico e dalle scelte che intraprenderà l’Europa.

 

24 luglio 2012
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