Economia

Cgil: in provincia disoccupazione al massimo

I dati Inps di giugno 2012 confermano per Varese una crescita della cassa integrazione complessiva del 7,32% rispetto al primo semestre del 2011. Ma anche rispetto allo scorso mese di maggio l’Inps non annuncia buone notizie per la nostra provincia: la crescita di ore complessive raggiunge quasi il +16%, con un incremento contenuto (+3,3%) della cassa straordinaria e invece un’ulteriore esplosione di cassa ordinaria (+23,6%) e in deroga (+16,5%).

La crisi continua a colpire in tutta la sua durezza anche nel 2012 e la situazione è resa ancor più drammatica dal perdurare della situazione, siamo infatti ormai al quarto anno consecutivo di crisi senza accenno alcuno di miglioramento. Il nostro territorio, con la sua forte vocazione manufatturiera (caratteristica che storicamente ne faceva la sua forza) paga ancor più aspramente gli effetti. La provincia di Varese risulta infatti soltanto seconda tra i territori della Lombardia per incidenza degli ammortizzatori sociali sulla popolazione attiva (7,12%), contro una media regionale che si attesta a 4,12%. Il dato Istat sulla disoccupazione nella nostra provincia nel 2011 (reso noto nello scorso mese di aprile) ha raggiunto il massimo storico del 7,7%; nel 2008 era al 3,5% .

Approfondendo l’analisi, desta una forte preoccupazione anche il dato riguardante il genere femminile (9,4%) e grandissimo allarme il dato della disoccupazione giovanile che si attesta al 33,8% (analizzando la fascia d’età tra i 15 e i 24 anni) che sale al 41,0 % se la estendiamo fino ai 35enni. Praticamente anche nel nostro territorio è disoccupato 1 giovane su 3. E’ in aumento costante anche il numero di lavoratori inseriti in lista di mobilità (+ 5%).

Da gennaio ad oggi siamo già al considerevole numero di 2.552 lavoratori, che sommati a quelli degli anni precedenti fa lievitare il dato complessivo di lavoratori iscritti alle liste di mobilità a più di 9.000. Da evidenziare il fatto che più dei 2/3 di questi lavoratori proviene da piccole e piccolissime aziende.

L’unico dato in apparente controtendenza è riferito ai lavoratori in mobilità provenienti da medie e grandi aziende. In realtà il fenomeno non è dovuto al miglioramento delle attività produttive in questione, bensì agli effetti della recente riforma previdenziale, che prevedendo per tutti un sensibile allungamento della carriera lavorativa e il conseguente allontanamento dell’età pensionabile, ha fortemente condizionato il perfezionamento degli accordi sindacali relativi ai licenziamenti collettivi (o economici, come si tende a identificarli oggi).

E’ evidente che in questa situazione di incertezza si preferisce l’utilizzo degli altri ammortizzatori sociali (vedi cassa integrazione e contratti di solidarietà), come emerge anche dall’incremento di quegli strumenti.

Continua inoltre l’allarme per il continuo aumento delle procedure concorsuali (fallimenti e concordati preventivi), che sono ormai più che triplicate rispetto al periodo pre-crisi (da circa 80 nel 2007/8 alle 250 di oggi), così come è particolarmente significativa la recente variazione nella tipologia delle vertenze. I contenziosi dei lavoratori, segnalano i nostri servizi, legati prevalentemente alla violazione di diritti contrattuali fino a qualche tempo fa, sono oggi per oltre il 50% pratiche di recupero credito, a fronte di una sempre crescente difficoltà delle imprese sul piano finanziario.

Come dichiara il segretario generale della Cgil, Franco Stasi, “la Cgil, a partire da dicembre 2008, ha messo in campo tutte le iniziative possibili affinché il tema del lavoro assumesse la priorità dell’agenda politica. Sul territorio, con Cisl e Uil, abbiamo sollecitato le forze imprenditoriali, quelle istituzionali e politiche alla continua ricerca di strumenti che favorissero la difesa e la salvaguardia dell’occupazione e mettessero in moto azioni per la crescita e la ripresa dell’economia del nostro territorio”.

Gli fa eco Antonio Ciraci, della Segreteria Cgil Varese: “Oggi ancor più di ieri, alla luce di una situazione economica e occupazionale in continuo deterioramento, sarebbe utile e soprattutto opportuno non continuare in una politica di logoramento della condizione dei diritti di chi lavora, come invece ci si ostina a fare con l’inutile e dannosa legge di riforma del mercato del lavoro, e dedicare tutti gli sforzi in direzione di politiche di sviluppo e di crescita che sappiano portare il paese realmente fuori dalla crisi”.

12 luglio 2012
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