Varese

D’Annunzio in carne ed ossa giunse alla Piccola Fenice

Da sinistra, Federico D'Annunzio e Silvio Raffo

L’annuncio dato era volutamente dimesso: alla Piccola Fenice di Masnago, una serata sarebbe stata dedicata ad uno degli autori entrati nella storia della letteratura, Gabriele D’Annunzio, grande personaggio oltre che poeta e scrittore. Una serata, come aveva detto il patron Silvio Raffo, che rientrava nel cartellone estivo del circolo culturale varesino, che prevede momenti dedicati a poeti: già erano stati affrontati Pascoli, Caproni e altri.

Ma mercoledì sera era il momento del Vate, dei suoi versi, delle sue pagine. Un’occasione per riscoprire qualche opera dimenticata, nella sterminata produzione dannunziana, qualche punta di diamante nella vasta produzione poetica e teatrale. L’incontro organizzato a Masnago ha riservato però una sorpresa: si è presentato, in carne ed ossa, D’Annunzio. Sì, proprio D’Annunzio, ma Federico D’Annunzio, bisnipote diretto del grande scrittore. E’ giunto alla Piccola Fenice di Masnago insieme alla moglie, perchè invitato da Raffo. Non è gunto a molto lontano, dato che risiede da qualche anno a quello che lui, scherzando, chiama “Cislake”, Cislago in provincia di Varese, paese della moglie.

“Gabriele era mio bisnonno, ma anche mio padre si chiamava Gabriele”, ci racconta Federico D’Annunzio. Impossibile non domandargli se in casa conserva qualche ricordo del lontano ed ingombrante parente. “No, assolutamente no: ogni cosa che abbiamo la cediamo immediatamente al Vittoriale”. Subito ci confessa che è raro che lui partecipi a serate dedicate al bisnonno. “Da figli e nipoti abbiamo sempre mantenuto un atteggiamento discreto nei confronti di Gabriele. Non pensiamo che con la nostra presenza possiamo aggiungere nulla a ciò che è stato già detto e fatto”. Perchè allora è voluto intervenire alla Piccola Fenice? “Ho incontrato Silvio Raffo e mi ha convinto a venire con una sua lettura di versi di Pascoli davvero sensibile e avvincente”.

Federico mette subito le cose in chiaro: né lui né il fratello hanno ambizioni letterarie. “Io ho intrapreso una carriera imprenditoriale (nell’ambito del packaging e delle etichette autoadesive), mentre mio fratello è diventato un surfista, vive in Costarica dove ha aperto un piccolo albergo per surfisti. Non abbiamo mai voluto vivere di luce riflessa”. Non gli mancano però precise preferenze circa l’opera letteraria del famoso parente. “Lo ritengo soprattutto un grande poeta e uno dei grandi della nostra letteratura. Penso anche che certo superomismo e la sua difficoltà a relazionarsi con gli altri gli abbiano impedito di essere un poeta ancora più grande”.

Cosa pensa del rapporto controverso di D’Annunzio con Mussolini e il fascismo? “Era un grande personaggio del nostro Paese in certi anni e quindi è vissuto convivendo con il fascismo. Non ne condivideva i valori, ma certamente ne condivideva il vitalismo”. Cosa prova infine Federico D’Annunzio quando visita l’ultima dimora del poeta, il Vittoriale degli Italiani? “Mi appare come una gabbia, ma anche un mare caldo in cui Gabriele ha vissuto gli ultimi anni della sua vita, in cui al Vittoriale fu esiliato e nascosto. Si respira comunque un’area piuttosto funerea e una grande sofferenza”.

 

6 luglio 2012
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