Lettere

C’era una volta Mani Pulite

“I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli dei beni pubblici nelle ricchezze e negli onori”, scriveva Catone il censore circa 2200 anni fa, a testimonianza che gravi difficoltà in ambito sociale, culturale e politico si sono presentate più volte, periodicamente, nella storia, laddove alcuni uomini, saliti al potere in differente modo, non sono stati in grado di migliorare le situazioni

ma, anzi talvolta le hanno peggiorate.

Un preciso quadro della situazione legale italiana è stato tracciato lunedì sera a Milano, con l’efficace mezzo della testimonianza diretta e con dati alla mano, dai magistrati protagonisti dei grandi processi degli anni Novanta, riuniti a convegno al Teatro dell’Elfo.

I magistrati dell’ex pool Mani Pulite si sono riuniti nella giornata dell’anteprima del festival dedicato ai temi dello sviluppo e dell’occupazione, dal titolo storico patriottico “Le cinque giornate del lavoro”, 25 eventi ed oltre cento ospiti, che si terrà fino al 29 giugno presso Palazzo Reale a Milano.

Ospiti, oltre al sociologo Nando Dalla Chiesa, alcuni ex giudici di Milano: Piercamillo Davigo, Antonio Di Pietro, Francesco Greco, oltre a Roberto Scarpinato, del pool Antimafia di Palermo, attuale procuratore generale a Caltanissetta.

Di quest’evento ne ha parlato la stampa con una certa attenzione, perché è stata ritratta una situazione che descrive, in parole povere, un panorama desolante: strumenti investigativi ridotti, o fortemente indeboliti, riforme giudiziarie fatte nell’interesse dei corruttori o dei concussi, economia inquinata e viziata da un’illegalità di massa e da una conseguente crescita bloccata soprattutto da corruzione e mafia, considerate queste ultime dai giudici dell’ex pool di “Mani pulite”, “elementi della costituzione materiale del Paese”.

Ed anche qui, mi piace ricordare, la storia ci risponde se Tacito scriveva che “corruptissima res publica, plurimae leges”, numerossissime leggi quando lo stato è nella massima corruzione, poiché gli stessi latini avevano chiaramente manifestato che la migliore governabilità chiede un numero di leggi che sia ridotto e che le stesse siano le più chiare possibili perché facilmente applicabili. In Italia, si è sempre agito nel modo contrario.

A vent’anni da Tangentopoli, insomma, tornando al convegno milanese, secondo gli illustri intervenuti, lo stato della legalità, in Italia è peggiorato, restando aperto il problema dei rapporti tra mafia e politica, perché – si affermato – “le aristocrazie mafiose si stanno integrando nella società come borghesia produttiva”.

A titolo d’esempio, se un sottosegretario è condannato in primo e secondo grado, a differenza della Prima repubblica, è in potere di non dimettersi, con conseguenze pesantissime sull’economia del paese che si trova nello stato attuale non tanto per mancate riforme, ma per la zavorra insostenibile della corruzione e del sommerso. E “se in Italia c’è crescita zero – osserva uno dei magistrati del pool Mani pulite, Piercamillo Davigo – ciò deriva principalmente dalla criminalità economica. Perché con il trenta per cento di Pil di sommerso, significa che questo Paese sta morendo per evasione fiscale”.

Non c’è da stare allegri, dunque, come molti cittadini ben sanno, ma c’è da augurarsi che, in tempi piuttosto brevi, si possa cominciare a percorrere una strada che sia realmente nuova, per evitare che le discrepanze sociali già pesantemente in atto aprano impossibilità di discorso e confronto tra le cosiddette “parti sociali” che sono, in parole povere, i detentori dei capitali e i cittadini comuni.

Tali diversità, altrimenti, in momenti di tensione e di grave crisi, potrebbero provocare quanto gli uomini assennati scongiurano: l’insediamento di qualche zelante “capopopolo” il quale, come la storia dovrebbe insegnare, si affiderebbe a tutto quanto non corrisponda alla reale democrazia.

Bruno Belli

 

27 giugno 2012
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6 commenti a “C’era una volta Mani Pulite

  1. cittadinosuperpartes il 27 giugno 2012, ore 20:58

    Il nostro paese e’ dominato da un partito la cui caratteristica fondamentale, e’ che senza abbandonare la tradizione che la contraddistingue, si adegua alla modernita’, si trasforma nella continuita’, e proprio per questo e’ una organizzazione criminale unica al mondo, si chiama MAFIA. Tangentopoli e’ stata la speranza de cambiamento, ma si e’ interrotta quasi subito, dopo aver colpito il pentapartito nei suoi segretari politici e tesorieri. D’incanto in 10 giorni e’ nato un partitone, che per 20 anni e’ stato al potere, e guarda caso il suo Leader aveva come stalliere un capo Mafia, Questo per dire che se una societa’ civile e politica fosse fondamentalmente sana, per eliminare questo cancro basterebbe una approfondita azione di Polizia, mentre allo stato attuale bisognerebbe una azione violenta di Popolo, che azzeri tutta la classe dirigente formatasi all’ombra dell’intrallazzo politico di potere, in tutti i suoi stadi. Solo dopo un numero di anni sotto la sferza di una democrazia decurtata, forse avremo una classe dirigente che abbia come primo pensiero il benessere collettivo e non il personale o di casta.

  2. Emiliano il 27 giugno 2012, ore 21:53

    Non credo che il problema-mafia (se di problema si tratta) sia facilmente riconducibile a un partito fondato da un imprenditore con uno stalliere colluso con boss mafiosi, perchè parte più lontano nel tempo. Mafia oltretutto è un termine che può adeguarsi a chiunque e in ogni settore detenga uno o più poteri… Chiamiamola mafia, camorra, ndrangheta, burocrati, lobbies professionali e/o politiche… Tutto contribuisce a fare Mafia…

    Allo stato attuale sembra, davvero, non esserci alcuna via d’uscita perchè davvero tante, troppe persone hanno il loro grande o piccolo interesse personale da difendere e/o accrescere: l’Italia è così il paese in cui ogni due per tre si parla di “riforme”. Si parla, appunto. E si riparla ancora, e ancora, e ancora, e ancora…
    Tutto questo si traduce tristemente in un solo termine che condanna la ancora giovane repubblica italiana: questa parola è FALLIMENTO.

  3. abramo il 28 giugno 2012, ore 11:29

    e il partitone era voluto e sostenuto proprio da chi usciva da tangentopoli e vedeva i due fratellini affiancati ed in affari (come oggi)… non ho mai capito infatti perché non l’abbiano chiamato BL…

  4. cittadinosuperpartes il 28 giugno 2012, ore 15:06

    Sig. Emiliano………. mi permetta, dato che commenta il mio scritto, le premetto che ogni opinione e’ legittima, ma credo che non abbia esattamente capito cio’ che ho voluto dire.
    Cordialita’

  5. Emiliano il 28 giugno 2012, ore 21:26

    Forse non avrò capito… Ma ho soltanto tentato di rispondere e approfondire alcune sue considerazioni giuste ma un po’ incomplete, a mio avviso. Probabilmente non le ha gradite.
    Saluti.

  6. bruno belli il 29 giugno 2012, ore 16:02

    Ho trovato tutti i commenti molto interessanti e vi ringrazio per avermi voluto leggere.

    Ne fuorisce, ad ogni modo, il consueto quadro di una politica lontana anni luce – sul fronte legislativo, esecutivo e giudiziario – da uno Stato moderno e massimamente disattenta nei confronti del cittadino comune – il “popolo” – che ne resta sempre la fascia più debole.
    Se, però, tale popolo, per la stragrande maggioranza, si risolleva facilmente “solo” per una vittoria al calcio, dimenticando le scudisciate inferte dall’economia attuale, allora siamo di fornte alla congenita adolescenza degli Italiani che cresceranno, forse, dopo qualche altro secolo di secche batoste sociali. Sempre che cresceranno…

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