Lettere

Euro sì, euro no

Sono di questi giorni le dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che rincorrendo analoghe affermazioni fatte, nelle scorse settimane, da Beppe Grillo, del Movimento 5Stelle, dipingono come fattibile la possibilità per il nostro paese di uscire dalla moneta unica europea.

Sarà colpa del caldo africano, sarà la voglia di ottenere facile consenso, ma queste affermazioni che periodicamente alcuni nostri politici rilanciano, ricordiamo negli scorsi anni la campagna leghista, volutamente ignorano quali siano i gravi problemi che assillano il nostro paese. Prospettano come semplice e risolutiva una soluzione che invece colpirebbe proprio coloro i quali si dice di voler tutelare: la gente comune.

Condividendo quanto espresso dall’economista americano Nouriel Roubini pensiamo che qualcuno, in effetti, dall’uscita dell’euro, potrebbe aver un qualche guadagno. Tanti industriali italiani e molte società italiane, dopo decenni di evasione fiscale e fuga di capitali, hanno grosse fortune in euro all’estero, se si tornasse alla lira, queste “fortune” sarebbero massicciamente rivalutate mentre le passività interne sarebbero convertite in una svalutata lira.

Una cosa analoga accadde in Argentina nel 2002: la lobby dei ricchi, anche lì appoggiata dalla stampa amica, ottenne la “pesificazione” dei debiti in dollari. Come sempre gli unici a rimetterci sarebbero le famiglie i cui depositi e stipendi perderebbero valore, e nessuna compensazione darebbe loro il fatto che forse ci sarebbe qualche risultato in termini di crescita economica.

A futura memoria per tutti coloro, presenti anche a sinistra, che credono che l’uscita dall’euro sia lasoluzione a tutti i problemi dell’Italia.

Cordiali saluti

Ludovico Reverberi

Segretario Generale FISAC CGIL di Varese

22 giugno 2012
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