Varese

Pdl Varese, gli ex quadrumviri e gli ex dimissionari

Aldo Colombo

Non esce benissimo, dalla vicenda di questi giorni, il Pdl di Varese. Una serie di stop and go, di ripensamenti, di marce indietro. Una serie di passaggi che, nell’arco di pochi giorni, sono stati cuciti e scuciti sul corpo del partito di Angelino Alfano.

Da tempo è sul tavolo la questione della segreteria cittadina del Pdl. Una questione strettamente legata al congresso cittadino del partito che, al momento, non è dato ancora a sapere se, ma soprattutto quando, verrà celebrato. In questa situazione di incertezza arrivano le dimissioni del coordinatore cittadino del partito, il formigoniano doc Aldo Colombo, che accampa impegni di lavoro. Dimissioni con punta polemica, dato che Colombo lascia polemizzando con la scelta, tutta interna all’area laica del Pdl, del mini-rimpasto in Provincia, con Marsico al posto di Bottini come vicepresidente. Risposta piccata dei laici, che giudicano Colombo troppo condizionato da ricostruzioni mediatiche.

A questo punto esce fuori dal cappello la soluzione del quadrumvirato, che viene presentata come cosa fatta quando non lo è per nulla. Anzi, media e politica hanno parlato per qualche giorno di un fantasma, con tanto di nomi e cognomi. Una soluzione anomala e senza precedenti, appoggiata dalla coordinatrice provinciale Lara Comi, che non si è mai concretizzata, dato che  è stata subito bocciata dal coordinatore regionale Pdl, Mantovani. A questo punto Colombo torma sui suoi passi e ritira le dimissioni. Flashback.

A questo punto resta il problema della segreteria cittadina. Colombo resta, ma in vista di un nuovo coordinatore. Un ruolo congelato, come ogni ruolo che riguardi il Pdl, un partito ingessato dal contrasto infinito tra componenti interne. E dall’intreccio tra nomine e organigramma del partito. Tutto è fermo e fermo è destinato a restare, perchè i piatti della bilancia del Pdl sono al momento in equilibrio, sia pure precario. Se sul primo piatto c’è il nuovo coordinatore cittadino, sull’altro piatto nel caso dei formigoniani ci sono le presidenze delle municipalizzate, nel caso dei laici gli assessorati della giunta Fontana. Pur cambiando i pesi, attribuire agli uni o agli altri il coordinamento di Varese farebbe sbilanciare i piatti. E, dunque, per il momento, tutto resta com’è.

Con inevitabili disagi per quanto riguarda la governabilità della città e l’efficienza dell’azione di governo, sempre pià difficile da cogliere nell’intricata giungla dei veti incrociati.

20 giugno 2012
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