Varese

Giornata del rifugiato, il Comune difende via Pola

L'omaggio al Comune del quadro dei ragazzi di via Pola

Nella giornata mondiale dedicata al rifugiato, istituita nel 2000, anche a Varese si è fatto il punto sul drammatico problema. Sono un’ottantina i profughi che vivono nella nostra città. Persone di diversa nazionalità che risiedono in luoghi diversi, e che ricevono trattamenti diversi. Questa mattina si è parlato di coloro che godono del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), progetto di accoglienza dipendente e finanziato dal Ministero dell’Interno, attivo a Varese dal 2001. Qui se ne è fatto carico il Comune di Varese insieme alla Caritas Ambrosiana. A Varese, nella sede di via Pola, c’è una disponibilità di 18 posti, praticamente tutti coperti.

Questa mattina, però, nel corso della conferenza stampa alla presenza dell’assessore Enrico Angelini, tutta la questione dei rifugiati che riesiedono in via Pola, una realtà che però è sembrata poggiare su un vuoto pneumatico. Non si è ricordato, infatti, quanto in questi anni quelal struttura sia stata contestata e contrastata, con un partito, la Lega, che l’ha sempre osteggiata, con chiusure e riaperture, in un contrasto infinito con il predecessore di Angelini, l’assessore Udc Gregorio Navarro. Ora, forse, le cose stanno cambiando, e certamente Angelini si pone in continuità con Navarro nel difendere l’ospitalità data ai richiedenti asilo come un fatto di civiltà. Ha detto Angelini: “Cerchiamo di creare quelle condizioni che consentano a queste persone di trovare fiducia e ripartire”.

E’ intervenuto anche Mario Salis, storico esponente della Caritas di Varese, che ha sottolineato come questo fenomeno non sia più da considerare un’emergenza. “Esiste da anni e riguarda milioni di persone in tutto il mondo”. Lo stesso programma Sprar ha bisogno di essere rafforzato, implementato. Ha raccontato Umberto Calandra, coordinatore della casa di via Pola, che “giungono persone in fuga, scappano dalle emergenze della fame, della povertà, della guerra. Qui possono fare il punto della loro condizione, ricevere una formazione sul fronte della lingua italiana, una formazione professionale, l’assistenza sanitaria”.

All’assessore i ragazzi di via Pola, presenti in Comune, hanno donato in omaggio un quadro realizzato in maniera collettiva. Un quadro che esprime il concetto dell’accoglienza, come ha spiegato Martina Busti, pedagogista e consulente filosofica, che ha sottolineato come l’arte e la cultura possano essere importanti strumenti di consapevolezza e di liberazione.

20 giugno 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi