Varese

Sel e Pd: meglio Zapatero che i “festini di Arcore”

Il consigliere Sel Rocco Cordì

Polemiche e prese di posizione sulla proposta di Sel e Pd di istituire un registro delle coppie di fatto. Una proposta che ha suscitato molte reazioni contrarie da parte di esponenti di Pdl e Udc.

Ora sulle polemiche prendono la parola i consiglieri di Sel, Rocco Cordì, e i consiglieri Pd, il capogruppo Fabrizio Mirabelli e il consigliere Andrea Civati. “Di fronte alle tanto allarmate prese di posizione di alcuni in merito alla proposta di istituzione anche a Varese di un registro delle coppie di fatto, così come esiste in numerose altre città d’Italia, è opportuno fare alcune precisazioni”.

Proseguono i tre esponenti della sinistra. “Negli ultimi decenni si sono affermate nella società nuove forme di convivenze: unioni di persone che hanno messo al centro del loro rapporto l’affetto e l’amore e che hanno deciso di non formalizzare il loro legame con il matrimonio. In alcuni casi per una libera scelta basata su convinzioni personali, in altri casi – le coppie omosessuali – semplicemente perché nessuna forma di unione è riconosciuta. Molte di queste convivenze hanno dei figli al loro interno. Negare l’evidenza di questa realtà, mettendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi, non serve a nessuno”.

“La proposta di istituzione di un registro delle coppie di fatto – sottolineano Cordì, Mirabelli e Civati – non rappresenta, però, semplicemente, una presa d’atto della realtà. Risponde, invece, ad un principio di giustizia. Per quale motivo, infatti, non dovrebbe essere riconosciuto ad una coppia convivente con figli gli stessi diritti di una coppia sposata, ad esempio, nell’accesso al servizio di asilo comunale? D’altra parte, è evidente che questa proposta non priva di alcun diritto le famiglie create da coppie sposate. È chiaro, infatti, che la scelta del matrimonio non sarebbe, in questo modo, né preclusa né ostacolata. Si riconoscerebbe, semplicemente, ad altre forme di unione la minima legittimità di un riconoscimento dell’anagrafe. Inoltre, a chi oggi ha messo in campo una assurda crociata contro questa proposta dovrebbe essere chiarito che questo registro è già stato istituito a Torino, Firenze ed è, attualmente, in discussione a Milano. Solamente per fare alcuni esempi”.

Dichiarano i tre esponenti delle minoranze: “Si è, infine, tirata in ballo la Costituzione citando l’art. 29. Ebbene: secondo l’interpretazione consolidata della Corte Costituzionale, l’art. 29 della Costituzione deve essere intesa in collegamento con l’art. 2 che garantisce “i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita”̀. Tra queste formazioni rientrano le “coppie di fatto”, tanto omosessuali che eterosessuali. La stessa Corte Costituzionale ha chiarito, poi, che i costituenti con “società naturale” non facevano riferimento ad una concezione giusnaturalistica di unione, bensì al fatto che la famiglia, essendo fondata su affetti e sentimenti, rappresenta un istituto che va al di là del diritto. Nulla c’entra, quindi, il richiamo alla società naturale con la chiusura al legame matrimoniale tra uomo e donna. Forse prima di improvvisarsi costituzionalisti, bisognerebbe studiare!”.

“Anche il Partito Democratico e SEL credono nel valore della famiglia. Un valore, però, che non si afferma negando il diritto al riconoscimento di altre unioni. Noi chiediamo, insomma, più diritti, senza negarne a nessuno. A coloro che amano professarsi liberali andrebbe ricordato che il valore della libertà si afferma non con le parole ma con la forza dei fatti. In sintesi: “il vento zapaterista di Milano” evocato dalla segretaria del PDL Lara Comi è, sicuramente, più rispettoso del valore della famiglia di quello proveniente dai festini Arcore”.

 

15 giugno 2012
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