Varese

Canzone in bosino, Floreat ruba il dialetto alla Lega

Gli organizzatori del concorso bipartisan

Non è proprio una strada in discesa, l’iniziativa lanciata da Luisa Oprandi, ex candidata sindaco contro Fontana, attuale consigliera comunale del Pd. La notizia della sua iniziativa sulla canzone in dialetto bosino, concorso e spettacolo al Teatro Santuccio di Varese, il 29 settembre alle ore 21, ha fatto storcere qualche naso nel suo partito. Certo, è un’iniziativa di Floreat, l’associazione culturale della Oprandi. Ma i suoi buoni rapporti con l’assessore alla Cultura di Fontana, il pidiellino Simone Longhini, e con il lumbard Marco Caccianiga, non piacciono proprio dentro il suo partito. Dove va a finire l’opposizione se si fa pappa e ciccia con gli avversari?

Ma l’iniziativa della Oprandi e di Floreat è stata lanciata, con l’appoggio del Comune di Varese, e con il non dissimulato obiettivo di sottrarre alla Lega Nord quel poco che le resta, dopo la mazzata elettorale alle ultime amministrative: il dialetto. Anzi, per fare il verso ad un noto filosofo, l’iniziativa potrebbe chiamarsi “del buon uso del dialetto”. Una manifestazione ben pensata, non c’è che dire. A garantire il tutto, il nume tutelare del dialetto, Natale Gorini, mitico Re Bosino. E poi ad aprire la porta di Palazzo Estense, un assessore aperto e moderato come Longhini, che giustamente dice “il dialetto dev’essere un patrimonio condiviso da tutta la città”. E poi c’è la Oprandi, infaticabile nel lanciare proposte, mancato sindaco per pochi voti, che ha chiamato al suo fianco, per l’iniziatova del dialetto, tanti amici. E cioè Lidia Munaretti e  Antonio Borgato della Famiglia Bosina, i Grass The Roast con Fiorenzo Filippini, Eugenio Cazzani e Yapo Yapi, Marco Airoldi, Guido Zanzi, Carlo Zanzi, Marco Caccianiga, Paolo e Checco Pellicini. Ciliegina sulla torta dello spettacolo: il giornalista Roberto Bof, che presenterà lo spettacolo.

 

 

 

13 giugno 2012
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3 commenti a “Canzone in bosino, Floreat ruba il dialetto alla Lega

  1. bruno belli il 13 giugno 2012, ore 16:19

    Bene rileva l’articolo: “spettacolo”. Perchè c’è, al suo interno, il termine “culturale”.
    Cultura è spettacolo sono due cose diverse, anche se il secondo è una filiazione della prima.
    Quanto al dialetto, lo afferma un cultore ed uno studioso dello stesso (che tra l’altro, tra il 1999 ed il 2001 dedicò articoli e letture di un certo Fabio Varese…), oggi possiamo considerarlo degnissimo di studio, ma come facciamo con il latino e con il greco.
    Che il dialetto (lingua parlata) sia realmente estinto dal quotidiano, se non per poche espressioni, è un dato di fatto. Il “buon uso” è solo quello che, altrettanto degno, facciamo delle lingue classiche.
    Meglio sarebbe, pertanto, proporre una seria e lungimirante iniziativa sullo studio dello stesso, contornandolo, sì, con appuntamenti di “spettacolo”.
    Ma è pretendere troppo da chi ha il fiato corto e gli occhi miopi…
    Altrimenti, queste sporadiche “palestre”, pur lodevoli, suonano più come una trenodia mascherata…
    Ma, il discorso, è sempre lo stesso: semplicemente, manca una vera politica culturale, frutto di idee e di progetti saldi e definiti. Manca una “direzione”, se mi si concede il termine.Se la modestia delle proposte e dei risultati.
    in termini di qualità e di tempo, sia da identificarsi con la mancanza di un Assessore adeguato, o dalla presenza di più politici “inadeguati”, lascio che siano i Varesini a rispondere con serena oggettività.
    E’ il mio “Delenda Carthago” è, se necessario e possibile, lo ripeterò fino alla nausea…

  2. Luisa Oprandi il 18 giugno 2012, ore 14:34

    Il gruppo di amici che si sta ritrovando per dare vita alla serata cittadina del 29 settembre dedicata alla canzone d’autore e al cabaret dialettale crede che il dialetto sia capace di unire e non dividere persone di razza, religione, appartenenza politica differenti. E questa è una ricchezza infinita. Poi, molto più semplicemente, ci divertiamo davvero tanto ….e questa è l’altra bellezza della nostra iniziativa.

  3. Paolo Franchini, Varese il 18 giugno 2012, ore 18:21

    A questo punto, propongo (a qualche musicista in gamba) di interpretare in dialetto la famosa “29 settembre” che il Battisti nazionale “regalò” a quei ragazzacci degli Equipe 84.

    Se serve, posso venire a suonare il triangolo.

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