Varese

“Cesare deve morire” dei Taviani va ai Miogni

Il carcere dei Miogni a Varese

A grande richiesta, ritorna a Varese il film dei fratelli Taviani “Cesare deve morire”, molto sentito e fortemente voluto dai registi, che dopo 21 anni ha riportato in Italia l’Orso d’Oro del Festival di Berlino ed ha trionfato ai David di Donatello con ben 5 premi, tra cui Miglior Film e Miglior Regia.

Presso la Sala Filmstudio 90 a Varese, giovedì 7 giugno alle ore 21, introdurrà la proiezione Domenico Grieco, educatore della Casa Circondariale di Varese, che ha organizzato nel pomeriggio la visione del film riservata ai detenuti. Venerdì 8 giugno, ancora alle ore 21, introdurrà la proiezione Sabrina Gaiera, agente di rete ed educatrice del Consorzio SolCo presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio, che ha organizzato nel pomeriggio la visione del film riservata ai detenuti.

La pellicola “Cesare deve morire” di Paolo e Vittorio Taviani (Italia 2012, 76′) è stata realizzata con i detenuti del carcere di Rebibbia. Il direttore del carcere di Rebibbia e il regista teatrale interno spiegano ai detenuti il nuovo progetto: ‘Giulio Cesare’. Prima tappa: i provini. Seconda tappa l’incontro col testo. Il linguaggio universale di Shakespeare aiuta i detenuti-attori a immedesimarsi nei personaggi. Il percorso è lungo: ansie, speranze, gioco. Sono i sentimenti che li accompagnano nelle loro notti in cella, dopo un giorno di prove. Ma chi è Giovanni che interpreta Cesare? Chi è Salvatore – Bruto? Per quale colpa sono stati condannati? Il film non lo nasconde. Lo stupore e l’orgoglio per l’opera non sempre li liberano dall’esasperazione carceraria. Arrivano a scontrarsi l’uno con l’altro, mettendo in pericolo lo spettacolo.

Arriva il desiderato e temuto giorno della prima. Il pubblico è numeroso e eterogeneo: detenuti, studenti, attori, registi. ‘Giulio Cesare’ torna a vivere, ma questa volta sul palcoscenico di un carcere. È un successo. I detenuti tornano nelle celle. Anche “Cassio”, uno dei protagonisti, uno dei più bravi. Sono molti anni che è entrato in carcere, ma stanotte la cella gli appare diversa, ostile. Resta immobile. Poi si volta, cerca l’occhio della macchina da presa. Ci dice: “da quando ho conosciuto l’arte questa cella è diventata una prigione”.

Ingresso EUR 5,00

4 giugno 2012
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