Varese

Falcone e Borsellino, la loro lezione torna a teatro

Un momento dello spettacolo "Il resto è silenzio"

Una scena avvolta spesso dalle tenebre, un buio trafitto da un debole raggio di luce elettrica, come quello che accompagnava le indagini anti-mafia di Giovanni Falcone nel suo bunker. Poi gli attori, al buio, occupano la scena, formano un gruppo che, all’improvviso, “esplode” e dissemina il palco di corpi inermi. Una scena forte che ha aperto la “prima” dello spettacolo “Il resto è silenzio. Requiem in morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, andato in scena ieri sera al Cinema Teatro Nuovo, in occasione del ventesimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Uno spettacolo della Scuola Teatro Nuovo di Varese diretta da Serena Nardi, in collanborazione con il Liceo Musicale e il Comune di Varese, proposto a conclusione della bella rassegna “Note di scena” promossa da Filmstudio 90.

Il testo dello spettacolo, una paziente tessitura di parole, giudizi, riflessioni dei due eroi della lotta alla mafia, ci restituisce il clima di quella durissima guerra intrapresa dallo Stato o, meglio, da due coraggiosi rappresentanti delle istituzioni contro Cosa Nostra. Una guerra difficile, che agli occhi dei due magistrati non avrebbe dovuto fermarsi neppure di fronte al livello più alto, quello dei rapporti tra mafia e politica, pensiero fisso dei due giudici negli ultimi anni della loro vita.

Una serie di flash evoca, sul palco del Nuovo, la vicenda di vent’anni fa, con i protagonisti della storia che vengono interpretati dagli allievi e dagli ex allievi della scuola, interscambiandosi i ruoli. Quasi un intento didascalico guida lo sviluppo dello spettacolo: la formazione del pool come salto di qualità nelle indagini, la nascita del realto di “associazione mafiosa”. E poi il maxi-processo, il ruolo dei pentiti. Ma lo spettacolo non tace alcuni aspetti, evita il rischio di una ricostruzione sdolcinata: l’isolamento iniziale da parte della società, i durissimi scontri dentro le istituzioni, la serie di morti ammazzati perchè “lasciati soli” in quella che Falcone, con un’espressione ormai entrata nella storia, definisce “una partita a scacchi” con la mafia. Bello il ricordo che lo spettacolo attribuisce al generale Dalla Chiesa. Una parte significativa del testo viene dalla bellissima intervista rilasciata da Falcone alla giornalista francese Marcelle Padovani.

Bravi gli attori e la regista Serena Nardi, che hanno voluto ricordare due eroi della Repubblica come Falcone e Borsellino senza spocchia e senza la pesante retorica delle commemorazioni ufficiali. Tutti bravi gli attori, ma si deve rimarcare la bravura degli interpreti più giovani, come Giulia Terminio. A portare l’attenzione degli spettatori sulle parole dei magistrati, con intermezzi “live”, hanno contribuito gli allievi del Liceo Malipiero.

Una contestazione si è verificata fuori dal teatro da parte di alcuni allievi della scuola del Teatro Nuovo con megafono e volantini. Una contestazione a cui la regista ha risposto, dentro il teatro, con un breve intervento prima dell’inizio.

 

1 giugno 2012
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