Varese

Rivive il Pagliano nell’evento-spot di Villa Mirabello

Da sinistra, Cassinelli, Contini, Longhini, Fontana e Ronza

Il grande quadro di Pagliano “Lo sbarco dei Cacciatori delle Alpi a Sesto Calende il 23 maggio 1859″ si anima. In una saletta di Villa Mirabello, che fa parte di quella che pomposamente è stata definita dal Comune “Sezione risorgimentale dei Musei Civici di Varese” (su cui presto torneremo, cari lettori…), è stata collocata l’enorme tela del pittore, una tela lunga più di due metri, una delle poche cose varesine ammessa alla grande mostra ospitata al Quirinale per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Un quadro che racconta di quando i Cacciatori delle Alpi, guidati dal grande Garibaldi, attarversarono il Ticino, giunsero a Sesto e poi proseguirono per affrontare la battaglia di Varese. Un quadro importante, non un capolavoro, che il Comune di Varese ha pensato di valorizzare. Non indifferente la spesa complessiva: 150 mila euro, circa 80 del Comune e 68 della Regione (ma nella cifra è inclusa anche la ristrutturazione dello spazio museale).

Ieri si è svolta, con un po’ di ritardo, l’anteprima dell’evento per autorità e giornalisti. Per quanto riguarda le autorità, era presente il sindaco Attilio Fontana, che ha dichiarato che “Varese è stata una delle città che più hanno fatto per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia”, citando, come esempio delle iniziative, il (dimenticabile) volume sul lapidario di Palazzo Estense. Presente anche l’assessore alla Cultura Simone Longhini e, per la Regione, che ha sostenuto una parte della spesa, il giornalista Robi Ronza. La sala era quasi al buio, con un violoncello che, in sottofondo, suonava lentissimo “Addio mia bella addio”. Sull’evento, francamente, poco si era capito fino a quel momento. Ma finalmente ieri sono state scoperte le carte.

In cosa consiste l’evento tanto atteso? Nel fatto che sul quadro di Paliano vengono proiettate immagini e animazioni che, seguendo un parlato fuori campo, sottolineano, illuminano, mettono in risalto un volto, un personaggio, lo stesso Garibaldi, dipinti dal Pagliano. Oppure si proiettano la pioggia o i fulmini sulla tela. Con una sapiente tecnica di animazione, insomma, la società milanese specializzata Change Performing Arts racconta l’arrivo a Sesto e poi a Varese dei garibaldini. E non solo viene utilizzato il quadro per ripercorrere l’episodio dello sbarco a Sesto Calende, ma lo stesso quadro è utilizzato per ricordare la battaglia di Varese. Un racconto sceneggiato con le parole tratte da documenti e diari, musichette, colpi di fucile e tuoni. Un testo narrativo scritto da Serena Contini e Daniele Cassinelli, che nello scriverlo non hanno evitato un pizzico di retorica risorgimentale (ma in una città leghista – o ex leghista -, ci sta). E’ stato anche realizzato in economia un volumetto che riporta testo della sceneggiatura e fonti.

Un’animazione suggestiva, un racconto che si affida alle nuove tecnologie. Forte, però, l’impressione che si tratti di un evento-spot, che spunta all’improvviso in un deserto di iniziative di questo livello nell’ambito dei Civici Musei di Varese, che spesso appaiono polverosi spazi ben poco valorizzati, sconosciuti ai più, molto burocratici e poco vitali. E ci domandiamo come eventi di questo genere, pur apprezzabili, possano invertire l’ordine delle cose e non confermarsi come la classica eccezione alla regola. Resta poi il fatto che l’evento arrivi a 150° concluso, un appuntamento per cui la Varese padana – come è arcinoto, Pagliano o non Pagliano – non ha mai mostrato grande entusiasmo. Ma, si sa, nella vita si può cambiare.

 

26 maggio 2012
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