Varese

Cava Nidoli, un’assemblea caotica e partecipata

Un momento del dibattito di ieri sera

Caotica e partecipata, si è svolta ieri sera l’assemblea pubblica sulla Cava Italinerti di Cantello organizzata, tra mille polemiche, dall’associazione “Acquaria” presso la sede di Varese Corsi. Una platea variegata, con la presenza di associazioni, partiti, semplici cittadini. In prima fila, sedevano alcuni rappresentanti della famiglia Nidoli, gli imprenditori che chiedono di riaprire la cava e di attuare un “intervento di recupero” della cava stessa. Una vicenda lunghissima e tipicamente italiana: è impressionante il numero di atti pubblici, di errori, di ritardi, di cambiamenti di fronte di tanti protagonisti di questa vicenda, interrogativi senza risposte. Un problema tra tutti: in questo momento la riapertura della cava attende un parere tecnico di Arpa possa dire l’ultima parola, in base alla quale Regione Lombardia possa esprimersi. Ebbene, ieri sera si è appreso che dopo circa un mese, l’incarico ad Arpa ancora non è stato conferito dal Pirellone.

Un’assemblea che, di fatto, non ha svelato nulla di nuovo, molto simile, per questo, ad un’iniziativa che si era già tenuta presso il Salone Estense. Moderata dalla giornalista Chiara Frangi, l’assemble ha preso il via con la rassicurazione, da parte di Gianluca Bertoni, che non si trattava di un dibattito “pregiudizialmente anti-cava, ma un’occasione per conoscere gli elementi che sul tema sono disponibili”. Per Marco Viganò, responsabile di “Acquaria”, “vanno presentate ai cittadini tutte le opzioni sul tema, compreso l’opzione-sero (cioè lasciare tutto com’è in quewsto momento, ndr.)”.

A questo punto sono iniziati gli interventi, che hanno conosciuto anche momenti di contestazione e qualche grido, come nel momento in cui Antonio Nidoli, rappresentante della Italinerti, ha ripreso il microfono per intervenire una seconda volta dopo un primo, lungo intervento.  Comunque, hanno prespo la parola Carlo Leoni e Francesca Oggioni, che hanno fatto uno studio su incarico del Comune di Casntello. Il geologo  illustrato come siano diverse le criticità che caratterizzano il nuovo intervento sulla cava, a partire dalla presenza di arsenico in forti quantità e l’avvicinamento alla linea di falda. La Oggioni, documenti pubblici alla mano, ha invece sottolineato come la cava si trovi in un sito importante da un punto di vista faunistico e per la qualità dei boschi, anzi in un “corridoio primario” che consente delicati equilibri naturali.

E’ poi intervenuto il cavatore Nidoli, che in un lungo intervento ha ribattuto, punto su punto, tutte le affermazioni dei due esperti. Antonio Nidoli ha parlato di un “vigliacco attacco politico” racchiuso nel manifesto diffuso a Varese, una vicenda che vedrà l’intervento degli avvocati. Ma ieri sera si è appreso anche di una denuncia in Procura relativa a funzionari della Provincia. “Di cave ce ne sono tante – ha detto Nidoli -, ma l’unica osteggiata è la nostra”. Per Nidoli l’intervento di recupero è positivo anche dal punto del Plis della Bevera. “Sarà la porta del Plis, una bella area recuperata a costo zero e messa a disposizione di tutti”.

Molti gli interventi: del sindaco di Cantello Gunnari Vincenzi (“vogliamo fare ripartire il Plis della Bevera che, non si sa perchè, si è fermato”), di Arturo Bortoluzzi, presidente Amici della Terra, di Emanuele Bossi, ex presidente di Aspem, di Rocco Cordì, consiegliere comunale di Sel (“la nostra controparte non è Nidoli, ma le amministrazioni pubbliche che ci hanno portato fin qui”), di Marco Pinti, segretario cittadino della Lega Nord (“signor Nidoli non ha comprato un tostapane, ma una montagna”, ha detto Pinti), il grillino Francesco Cammarata, il consigliere regionale del Pd Alessandro Alfieri, che rivolgendosi a Nidoli ha detto: “Voglio rassicurarti, Antonio, che non c’è alcun accanimento verso di voi in Regione”. Alfieri ha anche assicurato una sua pressione sull’assessore regionale all’Ambiente perchè sia conferito l’incarico ad Arpa. E poi interventi di associazioni e cittadini. Particolarmente originale un cittadino di Varese, che ha proposto di pagare di più l’acqua a Varese e nei Comuni che attingono risorse idriche dai pozzi Aspem della Bevera per “risarcire” il cavatore e chiudere la faccenda. Mah, quasi quasi…

 

25 maggio 2012
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