Varese

Nidoli incontra i varesini al gazebo di Corso Matteotti

Il gazebo dei Nidoli in Corso Matteotti

C’è chi si ferma per capire qualcosa di più. C’è chi contesta Cava e cavatore. C’è chi scambia quattro parole in vista dell’assemblea pubblica di questa sera sulla Cava Nidoli-Italinerti. Un gazebo è spuntato all’improvviso, questa mattina, all’imbocco di Corso Matteotti a Varese, nel cuore della città. All’interno sono appese mappe, cartine, grafici. Su una parete esterna del gazebo, dalla parte di piazza Monte Grappa, campeggia una frase: “Nidoli: l’acqua di Varese NON è a rischio, Vi spiego il perchè”. Sotto il gazebo alcuni rappresentanti della famiglia di imprenditori impegnata nella Cava di Cantello. Pronta a dare battaglia. E a spiegare le sue posizioni faccia a faccia. Come fa Antonio Nidoli in questa intervista.

Una scelta un po’ singolare presentarsi con un gazebo ai cittadini…

“E’ vero, un po’ singolare, ma non mi sono mai nascosto. Ho sempre partecipato di persona agli incontri e ora sono a disposizione di tutti i varesini che vogliano parlare. Mi sono stancato…”.

Di che cosa?

“Dei tanti attacchi strumentali, degli attacchi al nome della mia famiglia per finalità politiche”.

Intende riferirsi anche all’assemblea organizzata questa sera da Acquaria?

“Certo. E’ stato diffuso un manifesto vergognoso ed infamante. Ma ciò che più mi ha colpito è che anche i partiti, che hanno aderito, si riconoscano in quella frase. Dicendo ’Varese crepa’ è come dire che i Nidoli sono degli assassini. Una cosa vergognosa, che perseguiremo in sede legale. E devo anche notare che Angelo Mina, del Comitato Tre Scali, si è dissociato”.

Un giudizio duro sui partiti che hanno aderito.

“Credo che alcuni partiti, in primis la Lega, abbiano perso immagine e consenso, e che ora vogliano cavalcare la  tigre della protesta degli ambientalisti contro il cavatore che inquina”.

Veniamo alla Cava e all’acqua. Perchè lei dice che non è in pericolo?

“Ci sono diverse cose che si possono dire in proposito. Partiamo dalla Cava Valli che lavora da 20 anni e non ha mai inquinato i pozzi Aspem che, pure, stanno a valle. Per quanto riguarda la Cava Italinerti, essa si trova a valle dei pozzi Aspem, e non è mai accaduto che l’acqua salga. Infine, possiam0 dire che, quanto alla Valsorda, non c’è alcuna interazione con i pozzi, dato che c’è una deviazione del flusso d’acqua”.

Una situazione che, seguendo le sue parole, non dovrebbe destare allarme tra i cittadini.

“I cittadini non devono preoccuparsi, noi non siamo inquinatori, e le cave non inquinano le falde”.

Come si esce dall’impasse?

“Si esce col fatto che mi devono autorizzare la riapertura della cava. Altrimenti non siamo più in uno Stato di diritto. Se non verrò autorizzato non ci sarà più un cavatore abusivo ma amministrazioni locali che commettono atti illegali”.

24 maggio 2012
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Un commento a “Nidoli incontra i varesini al gazebo di Corso Matteotti

  1. marco vigano' il 25 maggio 2012, ore 12:07

    Restano tre problemi

    uno etico: perche’ la ditta che ha avuto uno scavo su 13 ettari, 1,5 milioni i metri cubi e’ la stessa a cui fu chiusa la cava nel 1986 per scavo abusivo?
    http://acquapulita.webs.com/apps/photos/photo?photoid=154866330

    uno democratico: perche’ a fronte di una evidente opposizione dei cittadini non ci hanno consultato? In che modo si intende dare le autorizzazioni allo scavo, secondo le leggi Europee e nel rispetto delle Vigenti Convenzioni di Firenze ed Aarhus?
    http://acquaria.webs.com/apps/blog/entries/show/12743766-testo-lettera-al-presidente-formigoni

    uno decisamente tecnico: quale logica ha fin qui permesso che i soli dati raccolti dalla ditta Geda -commissionata dai cavatori- compaiano fin qui in istruttoria?
    Ci sono evidenti nuovi dati precisi, NON SOLO SUL RISCHIO PER L’ACQUA, da fornire immediatamente alla Regione per procedere alla ratifica dello Stralcio approvato un anno fa dalla Provincia all’unanimità’.
    La legge quadro Regionale, pur davvero lesiva dei diritti dei cittadini secondo le normative Europee citate, come fosse tagliata a misura dei cavatori, permette modifiche del piano SOLO in presenza di nuovi elementi tecnici, ex articoli sette e nove.

    Chiediamo all’assessore Provinciale Luca Marsico di farlo ora, mettendosi in contatto con il Comune di Cantello, o la ditta Geoarbor di Leoni.

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