Varese

Restyling di piazza Beccaria, parte il sondaggio

Una simulazione di piazza Beccaria

“Riqualificazione di piazza Beccaria: esprimi il tuo giudizio! Sei d’accordo con il posizionamento dell’operascultorea del maestro Amato Patriarca al centro di piazza Beccaria? Esprimi la tua opinione partecipando al sondaggio”. L’assessorato alla Tutela ambientale del Comune di Varese ha lanciato oggi un sondaggio per un progetto di riqualificazione per piazza Beccaria, presentato dall’assessore Stefano Clerici e da Davide Zaccone in rappresentanza del gruppo di imprenditori che sosterrà la riqualificazione. Il sondaggio sarà aperto fino a lunedì 4 giugno.

“Da oggi – spiega l’assessore -collegandosi all’home page del sito www.comune.varese.it sarà possibile esprimere il proprio giudizio sulla sistemazione dell’area ed in particolare sulla collocazione di una statua. E’ un’iniziativa di carattere socio-culturale, sostenuta da un gruppo di imprenditori varesini: la realizzazione di un’ opera scultorea nel cuore di Varese. Piazza Beccaria è sicuramente un punto d’incontro per entrare nella movida cittadina. La scultura, che rientra in un piano comunale di riqualificazione e valorizzazione di luoghi attraverso elementi d’arte o di arredo urbano, è “Incontro”, opera in acciaio inox del maestro Antonio Patriarca e raffigura una coppia di ragazzi con una bicicletta pronta per vivere una serata in città”.

Un progetto su cui l’amministrazione, prima di dare avvio al progetto, vuole coinvolgere direttamente i cittadini, invitandoli a esprimersi in merito alla collocazione dell’opera scultorea nella piazza.

L’intervento prevede l’eliminazione del palo di illuminazione e del cordolo centrale (dove prima c’era la fontanella), il posizionamento della statua e l’abbellimento della piazza con fioriere.

21 maggio 2012
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43 commenti a “Restyling di piazza Beccaria, parte il sondaggio

  1. alberto lavit il 22 maggio 2012, ore 17:41

    Vedo con piacere che aver messo Tomaino in piazza Montegrappa ha smosso qualche cosa. Dai portiamo i monumenti in città , facciamoli vivere tra la gente. Forza. Io dico sì. Possono piacere o no, ma è importante farlo.

  2. Paolo Franchini, Varese il 23 maggio 2012, ore 09:17

    Sono d’accordo.

    Propongo, però, di valorizzare il centro della città con qualcosa di storico che, senza dubbio, giace impolverato e dimenticato nei magazzini comunali.

    Queste sagome tagliate e taglienti si possono destinare al centro di qualche rotonda cittadina, invece. Tra l’altro, sono già anche fornite di bicicletta.

  3. bruno belli il 23 maggio 2012, ore 13:39

    Non è questione che piacciano o non piacciano.

    Io direi che bisognerebbe tornare a capire – su parametri esistente – che cosa sia arte e che cosa non lo sia.
    Bisognerebbe anche ricordare che cosa sia un monumento (così li chiama Alberto Lavit) e che cosa non lo sia.

    Non è una boutade o una questione di lana caprina. E’, semplicemente, la storica questione se ciasuno di noi possiede, o no, i “dati” per distinguere quanto sopra.

  4. alberto lavit il 23 maggio 2012, ore 15:05

    bravo Belli !
    “su parametri esistente ” plurale singolare
    “se ciasuno di noi” ciascuno si scrive con la c

    visto che fai le pulci………come il gran pignolo,
    immagino che io sia uno di quelli che non distingue
    può anche darsi
    per capire le opere in città e magari sottointendere che quella non è arte comincia a venire in galleria e vedere il lavoro di Tomaino poi dopo hai più materiale per scrivere a proposito.
    comunque io parlavo in senso lato
    e perlomeno con la mia associazione ho fatto qualcosa per la città.
    che mai è stato fatto.

  5. chiara zocchi il 23 maggio 2012, ore 15:15

    ci dovrebbe un assessore alla cultura in comune

  6. alberto lavit il 23 maggio 2012, ore 15:18

    Paolo non so cosa abbiano nei depositi ma so che una “tauromachia” di salvatore fiume giace pronta da regalare al comune e che il comune non intende posizionarla. fai tu ! comunque per me per noi vanno bene anche opere o monumenti storici, non solo arte moderna.

  7. silvio fratello il 23 maggio 2012, ore 15:46

    Non entro nel “merito” su cosa sia arte e cosa non lo sia. Resta positivo il dibattito, specie se riguarda il posizionamento di opere o presunte tali, nelle piazze della nostra città. Con la presenza delle sculture rosse di Tomaino in città, si è fatto un grosso passo avanti e la mi speranza è di vederne una o piu’ in forma permanente in qualche spazio pubblico.

  8. bruno belli il 23 maggio 2012, ore 16:02

    Non faccio le pulci e non imito nessun altro, perchè io non imito alcuno. Mi paice essere me stesso, dire PANE al PANE e VINO al VINO e questo non fa mai paicere. Ricorda la storiella di Aristide l’ateniese raccontata da Plutarco? Se no la conosce potrà leggersela; si trova ovunque.

    Punto secondo: io no ho fatto alcun attacco personale.
    Evidentemente, è Lei che si è sentito tirato in causa e non so perchè. Di solito, si sente chiamato in causa, se non nominato, chi sa di avere commesso un errore, di essere in malafede, oppure di non essere ben sicruo di se stesso e delle proprie doti.
    Mi sono limitato semplicemente ad esprimere un’opinione che non è poi così inusuale, ne isolata. e, fino a prova contraria, in democrazie è permesso, nei limiti delle leggi, esprimere la propria idea, fatto non consentito nelle dittature.

    Non capisco, poi, perchè Alberto Lavit mi dia del tu, giacchè non mi sembra di avere così stretta intimità. Ne conosco semplicemente il nome e l’attivita, e non ho mai commesso alcunchè di scorretto nei suoi confronti, nè ho mai scritto, nè parlato su di lui, per cui si debba o possa lamentare.

    Ecco, Lei, però caro Lavit, ha dimostrato quello che è il GRANDE PROBLEMA, amzi la MALATTIA della citta di Varese verso la cultura. Sono le ataviche incapacità e volontà (visto che ho rispettato il plurale) non solo di dialogare, ma anche di essere criticati, costruittivamente.

    Oltre a questo, il secondo grave limite della cultura varesina è quel sempre IMMODESTO “IO HO DETTO”, “IO HO FATTO”, l’unico pregio che non ho, perchè nessuno avrà mai sentito Belli parlare di Belli.
    Ma Lavit nei 2 errori è caduto.

    Al massimo, sono gli altri che devono riconsocere i meriti – se interessa loro farlo. uando lo hanno fatto, del modesto Belli, guardacaso, è stato in luoghi come Bologna, Roma e Toronto, per citarne alcuni, ma non Varese. Chissà perchè…

    Suvvia, poi, quel segnalare i miei presunti errori che sono di digitazione e non di ortografia. Però, siccome io accolgo sempre le critiche degli altri, andrò oggi stesso a rileggermi la morfologia e l’ortografia nalla grammatica del Sensini che ho nel mio studio.

    Che “aplomb”, Lavit!
    Se questi sono gli uomini di cultura, ho capito perchè la maggior parte della gente tende a prendere la materia a calci nel sedere e ad orinarvi sopra!!!

  9. bruno belli il 23 maggio 2012, ore 16:12

    Ho effettuato il controllo ortografico, perchè la fretta è cattiva consigliera. Qui, ci sono anche gli accenti giusti, altrimenti mi indicano anche se sbaglio un acuto o un grave.

    Non faccio le pulci e non imito nessun altro, perchè io non imito alcuno. Mi paice essere me stesso, dire PANE al PANE e VINO al VINO e questo non fa mai piacere. Ricorda la storiella di Aristide l’ateniese raccontata da Plutarco? Se no la conosce potrà leggersela; si trova ovunque.
    Punto secondo: io no ho fatto alcun attacco personale.
    Evidentemente, è Lei che si è sentito tirato in causa e non so perchè. Di solito, si sente chiamato in causa, se non nominato, chi sa di avere commesso un errore, di essere in malafede, oppure di non essere ben sicuro di se stesso e delle proprie doti.
    Mi sono limitato semplicemente ad esprimere un’opinione che non è poi così inusuale, ne isolata. e, fino a prova contraria, in democrazie è permesso, nei limiti delle leggi, esprimere la propria idea, fatto non consentito nelle dittature.
    Non capisco, poi, perchè Alberto Lavit mi dia del tu, giacché non mi sembra di avere così stretta intimità. Ne conosco semplicemente il nome e l’attività, e non ho mai commesso alcunché di scorretto nei suoi confronti, nè ho mai scritto, nè parlato su di lui, per cui si debba o possa lamentare.
    Ecco, Lei, però caro Lavit, ha dimostrato quello che è il GRANDE PROBLEMA, anzi la MALATTIA della città di Varese verso la cultura. Sono le ataviche incapacità e volontà (visto che ho rispettato il plurale) non solo di dialogare, ma anche di essere criticati, costruttivamente.
    Oltre a questo, il secondo grave limite della cultura varesina è quel sempre IMMODESTO “IO HO DETTO”, “IO HO FATTO”, l’unico pregio che non ho, perchè nessuno avrà mai sentito Belli parlare di Belli.
    Ma Lavit nei 2 errori è caduto.
    Al massimo, sono gli altri che devono riconoscere i meriti – se interessa loro farlo. quando lo hanno fatto, del modesto Belli, guarda caso, è stato in luoghi come Bologna, Roma e Toronto, per citarne alcuni, ma non Varese. Chissà perchè…
    Suvvia, poi, quel segnalare i miei presunti errori che sono di digitazione e non di ortografia. Però, siccome io accolgo sempre le critiche degli altri, andrò oggi stesso a rileggermi la morfologia e l’ortografia nella grammatica del Sensini che ho nel mio studio.
    Che “aplomb”, Lavit!
    Se questi sono gli uomini di cultura, ho capito perchè la maggior parte della gente tende a prendere la materia a calci nel sedere e ad orinarvi sopra!!!

  10. bruno belli il 23 maggio 2012, ore 16:37

    Un’ultima piccola riflessione. Forse Lavit si è offeso perchè io l’ho citato a proposito della parola “monumento”.
    E’ vero, ma non ho parlato delle sue scelte. Ci tenevo a fare riflettere sulla diversità tra sculture e monumenti.
    Mi sono preso la briga, quindi, di leggere sull’etimologico del Pianigiani (della Crusca) per vedere se avessi sbagliato io ad invitare sulle distinzioni.

    E leggo, testualmente:
    “da “monere” (ricordare, far sapere) e terminazione “mentum”, ora il “mezzo”, ora l’ “atto”. Tutto ciò che serve a ricordare qualche grande avvenimento o illustre personaggio, detto specialmente di edifizi (sic)”.

    Io non sono un pignolo – come Lavit mi apostrofa ed è il primo che lo fra, ma così si allunga la mia collezione di epiteti (di volta in volta “comunista”, “fascista”, “classista”, ora anche “pignolo”, mi manca solo “leghista” ed ho la collezione completa) – ma credo che chi promuova cultura conosca certe differenze che sono soltanto in apparenza ammenicoli.
    Altrimenti, la targa apposta nel 2003 laddove sorgeva il teatro Sociale (tuttora visibile) dall’allora associazione “Il Caffè della cultura” che presiedevo, ed il libro storico che pubblicai potrebbero essere intesi come opera d’arte.
    Non ho la pretesa di aver dato qualcosa, tanto meno un’opera d’arte.

  11. ombretta diaferia il 23 maggio 2012, ore 16:58

    letto il pezzo, ho subito pensato a Tomaino.

    scorrendo i commenti gioisco per il desiderio di molti ( che ricorderanno la faccenda Pomodoro..).

    ringraziando Chiara per il pensiero concreto, mi chiedo:
    l’assessore alla cultura del comune di Varese ha idee a riguardo?

    possibile che il giovin Clerici, Assessore all’Ambiente, debba proporre ciò?

    ma forse ha ragione Zanzi: l’assessore alla cultura e quello all’ambiente dovrebbero lavorare insieme!

    (oppure, in momenti di ottimizzazione costi amministrativi, esser tutt’uno!
    ma penso che Ambiente ed Urbanistica sian più urgenti da accorpare.)

  12. laura orlandi il 23 maggio 2012, ore 17:05

    Trovo intelligente l’idea di fare un sondaggio tra i cittadini. Mi piacerebbe poi sapere in quanti hanno risposto. Tutte le città europee (incluse quelle italiane) hanno arricchito le loro piazze con opere d’arte contemporanea. Bisognerebbe dare spazio alle espressioni artistiche del proprio tempo e non cercare negli archivi e riesumare opere, seppur di valore, comunque non attuali. Io propongo di salvaguardare i monumenti storici che già fanno parte del patrimonio comune e trovare la giusta valorizzazione ma credo che sia molto importante anche AVERE IL CORAGGIO di fare qualcosa al passo coi tempi.

  13. alberto lavit il 23 maggio 2012, ore 19:08

    Vedo che l’unico modo per sollecitare una discussione cittadina o quasi è quello di usare il metodo SGARBI.

    riporto il testo del Prof Belli con cui mi scuso per aver dato del TU.

    “Altrimenti, la targa apposta nel 2003 laddove sorgeva il teatro Sociale (tuttora visibile) dall’allora associazione “Il Caffè della cultura” che presiedevo, ed il libro storico che pubblicai potrebbero essere intesi come opera d’arte.”
    e poi
    “Oltre a questo, il secondo grave limite della cultura varesina è quel sempre IMMODESTO “IO HO DETTO”, “IO HO FATTO”, l’unico pregio che non ho, perchè nessuno avrà mai sentito Belli parlare di Belli.”

    complimenti
    ora basta litigare tra di noi e pensiamo per favore alla città. Torniamo perciò al problema delle sculture in città .

  14. bruno belli il 23 maggio 2012, ore 19:21

    Talvolta è bene adeguarsi ai toni.

  15. alberto lavit il 23 maggio 2012, ore 20:06

    l’aspetto in galleria ,professore, via uberti 42 a varese dalle 17 alle 19.30 da martedi alla domenica fino al 3 giugno poi tomaino trasloca.

  16. bruno belli il 23 maggio 2012, ore 20:57

    Verrò volentieri, ma Lei tolga il “professore”, è sufficente “Belli”. E verrò, possibilmente, quando sia certo che ci sia poco pubblico, per avere maggiore possibilità di un’osservazione attenta e distesa.
    Pensi, io non ho espresso un’opinione su quale scultura porre in piazza Beccaria, ma, fra me, pensavo che potrebbe essere adatta proprio una di quelle di Tomaino, presenti ora in Piazza Montegrappa che sono già state viste e “vissute” in uno spazio reale all’aperto.
    D’altra parte, c’è la possibilità d’avere le sculture a portata di mano e, ad occhio, si potrebbe anche indicare quella più adatta secondo le proporzioni tra scultura e piazza.
    Credo che l’idea della proporzioni su opere il cui impatto visivo sia già stato provato, non sia così stupida. Inviterei chi di dovere a rflettere.

  17. sergio vito il 23 maggio 2012, ore 21:17

    Dunque Belli è un professore. E’ una questione che ritorna più e più volte. Gli ho già chiesto lumi sulla sua cattedra ma… niente. Non risponde. E perché no? Sarebbe interessante saperlo. Invece di dirci che non parla di sé , lo faccia per una volta e ci dica cosa insegna, dove insegna e a chi insegna. Che sarebbe poi capire come vive e come lotta quotidianamente nel mondo. Sarebbe un modo per conoscerlo e per far capire a tutti noi che… non vive fuori dal mondo, come a volte (anzi spesso) a me sembra leggendo i suoi interventi, ma nel mondo e col mondo. E allora, caro professore, via: ci parli di sé, così da poter continuare a parlare della cultura e della vita, che non sono cose poi così distanti, sa?
    Lavit dice, con molto entusiasmo: facciamo vivere i monumenti, portiamoli in mezzo alla gente. Forse era improprio parlare di monumenti ma l’idea, il concetto, il pensiero ecco… quelli erano chiarissimi. Bastava leggere, muovere i neuroni e lasciarsi andare a quel: “facciamoli vivere”. Che è poi la molla fondamentale di qualunque pensiero artistico. E’ una cosa che si sente dentro, è nella pancia anzitutto anche se poi finisce nella testa. Ma – vede Belli – senz’altro non è un impulso da analizzare col dizionario etimologico in mano. Gli strumenti sono altri e attengono, appunto, alla vita…

    Per il resto Tomaino in città è stata proprio una bella sorpresa. Grazie Lavit e grazie a quanti in Comune hanno compreso la bontà dell’iniziativa. Le figure di Tomaino mettono il buon umore… Così come mi piacciono le carovane poetiche di Ombretta Diaferia, anche se ammetto di non capire tutto ciò che vi accade (ma ne sono affascinato e penso che il bello a volte sia anche questo: perdersi nelle cose che accadono senza pretendere di capirle fino in fondo). A me sembra che loro, come tanti altri in città, la cultura la facciano. Se poi sia arte o non arte, come dice Belli, non mi interessa. Rendono la mia vita più piacevole, vivono attorno a me e mi fanno vivere meglio. E questo mi basta…

  18. Veronica Mazzucchi il 23 maggio 2012, ore 23:37

    Ho letto l’articolo e i correlati commenti e ho quasi paura ad intervenire.
    Mi verrebbe da dire “Eppur si muove” ovvero in una città che per troppo tempo è stata silente e che oggi sembra, all’apparenza, assopita questo sembra essere un segnale di cambiamento o comunque dell’esistenza di nuove e diverse sensibilità ANCHE nei confronti dell’ ARTE. Senza entrare nel merito di cosa è e di cosa non è arte ( non avendone per altro gli strumenti, sempre che siano necessari) sono dell’idea che adibire gli spazi all’arte del nostro tempo significherebbe innanzi tutto dare alla città gli strumenti per vivere appieno il contemporaneo, comprendendone i contenuti sia estetici che emozionali e poi, cosa da NON SOTTOVALUTARE si andrebbe così a riconoscere (finalmente) il ruolo dell’artista nella società capendo l’esistenza del suo lavoro e della sua PROFESSIONALITA’ ugualmente degna di nota come le moltre altre “professioni” altamente ( a volte eccessivamente) stimate.
    Veronica.

  19. bruno belli il 24 maggio 2012, ore 00:58

    Non capisco perchè questo Sergio Vito si muova tutte le volte per dar contro alla mia persona. Forse che gli abbia fatto qualcosa di personale? A me sembra di non conoscerlo, a meno che non sia un nome fittizio sotto cui si nasconda qualcuno che – non so come – si roda d’invidia nei miei confronti.
    Vuol sapere chi sono? Beh, dal 1997, quando cominciai a collaborare LA PREALPINA può trovare mie notizie.
    Troverà anche notizie sul web, corredate dalle pubblicazioni e da altro. Non tutti debbono per forza convogliare nell’insegnamento scolare o accademico dopo gli sutdi universitari. (infatti, io non mi presento mai come professore, sono gli altri che seguitano a darmi questo titolo, forse perchè “professo” in pubblico, ma non a scuola9.
    Io ho scelto di rinunciare ad uno stipendio mensile sicuro, per fare il giornalista, occupandomi di critica e di studio inerente alle mie materie (letteratura e musicologia). Sono seguiti, poi, “Il Caffè della cultura”, quindi “I Venerdì”, incontri pubblici compeltamente gratuiti, dove molte persone “lasciano correre i loro neuroni” grazie ad uno spazio organizzato mettendoci persino una parte dei miei magri introiti, anche quando ero Presidente (perchè un’associazione è sempre in passivo ed io coprivo, ci sono i verbali, tutto quello che mancava al bilancio di fine anno) traendo dal mio portafoglio le spese vive di quanto serve per far funzionare quell’ora settimanale che a Vito dà forse fastidio, ma che raccoglie numerose persone libere di muoversi e di pensare come vogliono.
    Quindi, ecco il “presuntuoso” e “dittatore” Belli, così dipinto da Sergio Vito. Un “presuntuoso” che per seguire un ideale di cultura alla portata di tutti, mette il suo denaro, solo il suo, quello che gli proviene dagli articoli che firma sotto regolare contratto, senza aver mai percepito un centesimo da istituzioni pubbliche e private.

    Beh, dicono che sono un personaggio pubblico (ma a me non piace quando mi chiamano così e so che avere un pur minimo successo può susictare invidia, La sopporto da anni.
    Diceva Agatha Christie che per essere famosi è necessario avere degli estimatori, ma per essere famosi si devono avere dei critici e dei detrattori possibilmente rabbiosi.
    Devo credere che Vito desideri pormi in lizza per i personaggi famosi?
    Ed ora, ci dica Sergio Vito chi è, cosa fa, e soprattutto, se spende il proprio denaro per organizzare qualcosa in Varese – o dove sia – per animare, anche in modo miserrimo, come fa il “presuntuoso” Belli, la propria città.

    E’ vero, sono un personaggio riprovevole, cinico, da commiserare, se credere ancora in un ideale onesto sia un peccato. Solo di un fatto non mi potrà mai accusare: non ho mai – dico mai – fatto la gara con alcuno in città per volere essere “di più”. Non ho mai – dico mai – avuto parole, nè comportamenti che potessero ledere in alcun modo altri “che fanno cultura”, come Lei dice. C’è tanto spazio per tutti. Vedo sempre con piacere l’entusiasmo e la creatività di altri. Ma vederla con entusiasmo non significa che debba perdere un sereno ragionamento critico.

    Forse questo non Le basta ancora, ma credo di averle già dedicato fin troppo tempo, dato che i suoi interventi nei miei confronti mi sono sempre suonati pregiudizievoli (basti vedere quello sopra) e mi riprometto che ignorerò, d’ora in poi, ogni sua osservazione.

  20. bruno belli il 24 maggio 2012, ore 01:12

    Una postilla per Sergio Vito:
    “Se poi sia arte o non arte, come dice Belli, a me non interessa”.
    Dato che Lei dispensa insegnamenti ( quel “sa?”, lo rivela, sembra il professorino piccato…) Le faccio notare che anche a me non interessa quello che esprime Sergio Vito.

    Tre versi liberi, in proposito:

    “A Vito non interessano i pensieri di Belli -
    E lecito, ci mancherebbe?
    Ai pensieri di Belli non interssa Sergio Vito.”

  21. alberto lavit il 24 maggio 2012, ore 09:12

    a Belli
    un’opera di tomaino ci starebbe sicuramente bene ma :
    - non vogliamo intralciare ciò che stanno portando avanti in piazza beccaria;
    - nessuno si è fatto avanti per donare un’opera di tomaino alla città e per il momento la ns associazione ci sta rimettendo del suo per l’expo open air organizzata.
    a Sergio Vito
    grazie per le tue considerazioni,sono contento che Tomaino e le sue opere abbiano prodotto simili effetti.Ancora grazie

  22. ombretta diaferia il 24 maggio 2012, ore 12:34

    Gentile signor Sergio, la cultura, però, non è un fatto personale.

    Non è possibile analizzare la circolazione del capitale e lo sviluppo urbano senza prendere in considerazione il discorso sulla cultura, sulla capacità di generare conoscenza, sulle relazioni fra innovazione, mercato e società.
    E’ oggi ormai assodato come l’innovazione tecnologica, così come l’estro artistico e la creatività in generale, non provengano solamente da accademie, centri di ricerca o laboratori chiusi ermeticamente rispetto al resto del mondo.
    Al contrario, le idee si formano dall’interazione fra persone, dal contatto con la varietà e la differenza, da esperienze di vita ricche e diversificate: in altre parole da esperienze urbane.

    Si è diffusa la consapevolezza di come la costruzione di città sempre più adatte alla proliferazione di idee creative sia funzionale al successo economico delle città stesse: tecnologia, arte, cultura, subcultura, spazi di produzione e consumo giocano oggi un ruolo fondamentale nel determinare l’attrattività ed il successo dei centri urbani. (vedi dibattito sulla “classe creativa” di Richard Florida del 2002, come dei suoi predecessori Mumford, Jacobse e Tornqvist).

    Signor sergio, la cultura non è nulla di personale, ma è azione comunitaria (e scusate se Weber ritorna sempre nei miei discorsi).
    “carovana dei versi – poesia in azione” abrigliasciolta non è ombretta diaferia (mero strumento della formazione), ma bensì sono i novanta autori che in questi otto anni hanno creduto possibile portare poesia nella quotidianità. semplicemente per far agire nel mondo la forza insita nella forma in versi.
    Ammetto che è mia personale volontà che sia sperimentale, ma ne prenda ciò che gli autori le “regalano”!
    Però, nelle raccolte che può trovare in libreria, qualcosa sveliamo: l’arte è viva e come tale bisogna diffonderla e fruirne…

    forse è per questo che sento di riportare il dibattito sui suoi binari naturali: agiamo la città, culturalmente molto alta, ma delusa politicamente.
    il perché lo si legge in questi commenti.

    facciamo comunità con la proliferazione di idee creative (che come tali non possono essere personali!)
    anche nella mia città ora l’arte è scesa in piazza. e di questo sono orgogliosa!
    Dopo tutti questi anni passati a sentirmi dire “venite da Varese? come è possibile?”, oggi posso elencare tutte le proliferazioni “impensabili” anche nell’ultima provincia del profondo nord!

  23. Stefano Clerici il 24 maggio 2012, ore 14:46

    Beh, che dire, se quest’iniziativa ha scatenato un dibattito così fitto, significa che forse siamo nella direzione giusta, caro maestro Lavit.
    Intanto complimenti per la sua idea: evidentemente ha ragione lei, in questa città serve solo il “metodo Sgarbi” per stimolare una discussione…

  24. a.g. il 24 maggio 2012, ore 14:54

    Bravo Clerici. Cerchiamo di essere tutti positivi…

  25. ombretta diaferia il 24 maggio 2012, ore 15:49

    Assessore le discussioni ci sono già.
    peccato che l’amministrazione chiuda le porte alla prima invasione pensabile: i libri in piazza.

    il primo giorno che mi son trovata gaudente davanti ai Tomaino, ho avuto un gesto inconsulto: lasciare ai piedi di ognuna scultura le raccolte abrigliasciolta. volevo rispondere alla bella proposta, come si fa con le idee, completandola con l’arte poetica contemporanea.

    poi la saggezza mi ha fermato, perché i vigili mi avrebbero multato per “abbandono su piazza”!

    e lei, assessore, sa che vorrei riempire tutti i portici di varese di libri… ma finché non mi riaprite Amor di libro non posso sostenere i costi di plateatico&c. (ed i miei colleghi librai possono confermare!)…

    Assessore dedichiamo la piazza alla sua città, riportiamoci quella cultura che ccondusse anche sgarbi a presentare i suoi libri…
    senza polemica (che non mi è per nulla simpatica ed è mezzuccio comunicativo quando mancano le idee!).

    con stima per il prossimo mio, tra cui i suscriventi!!!

  26. silvio fratello il 24 maggio 2012, ore 16:40

    Un vivo consiglio a lasciare il metodo Sgarbi nelle discussioni che, pur positive, a volte cadono nella banalità. Io credo, che si debba riconoscere all’Associazione Parentesi” di cui Lavit è presidente, quella freschezza intellettuale che ha portato all’organizzazione di un evento, quello di Tomaino in Piazza, in una città come Varese. La speranza e quella di spostare il maggior numero di persone dai centri commerciali alle librerie, alle sale da musica, alle gallerie d’arte e di valorizzare quello che di bello offre la Nostra città. Avere coraggio, come dice la dott.ssa Orlandi, di proiettarsi, non solo verso il futuro, ma verso la fantasia con consapevolezza e rispetto del patrimonio storico ma con immensa curiosità verso il contemporaneo. La mia polemica, se mi permettete, la faccio alle istituzioni senza colpevolizzare questo o quello, ma ho la netta sensazione di strutture completamenti impotenti di fronte a qualunque iniziativa. Mi rendo conto che il periodo è grigio ma la cultura è l’unico investimento a cui non possiamo rinunciare.

  27. alberto lavit il 24 maggio 2012, ore 17:07

    comincio a divertirmi
    grazie stefano
    grazie ombretta
    grazie laura
    grazie veronica
    grazie a.g.
    grazie BELLI
    grazie sergio
    grazie paolo
    grazie chiara

    dov’è il nostro direttore ANDREA?
    che ne dici di farne una tavola rotonda aperta al pubblico io ci metto lo spazio!

    dov’è l’assessorato alla cultura?

  28. alberto lavit il 24 maggio 2012, ore 17:11

    Silvio Fratello su FB :
    Un vivo consiglio a lasciare il metodo Sgarbi nelle discussioni che, pur positive, a volte cadono nella banalità. Io credo, che si debba riconoscere all’Associazione Parentesi” di cui Lavit è presidente, quella freschezza intellettuale che …ha portato all’organizzazione di un evento, quello di Tomaino in Piazza, in una città come Varese. La speranza e quella di spostare il maggior numero di persone dai centri commerciali alle librerie, alle sale da musica, alle gallerie d’arte e di valorizzare quello che di bello offre la Nostra città. Avere coraggio, come dice la dott.ssa Orlandi, di proiettarsi, non solo verso il futuro, ma verso la fantasia con consapevolezza e rispetto del patrimonio storico ma con immensa curiosità verso il contemporaneo. La mia polemica, se mi permettete, la faccio alle istituzioni senza colpevolizzare questo o quello, ma ho la netta sensazione di strutture completamenti impotenti di fronte alle iniziative. Mi rendo conto che il periodo è grigio ma la cultura è l’unico investimento a cui non possiamo rinunciare.

  29. Paolo Franchini, Varese il 24 maggio 2012, ore 18:34

    Ciao Alberto.
    La tavola rotonda mi piace e, sin da ora, confermo la mia presenza.
    A questo punto, se l’assessore è d’accordo, il dibattito potrebbe trovare spazio proprio in piazza Beccaria.

  30. ombretta diaferia il 24 maggio 2012, ore 19:40

    tavola rotonda in piazza (peccato sia ovale la fontana!).
    e il comune contribuisce con aspetti meramente tecnici.
    così ognuno mette del suo!
    grazie a te alberto… (ed al resto della compagnia culturando!)

  31. Emiliano il 24 maggio 2012, ore 22:29

    Riporto una fase di Alberto Lavit, che ho peraltro il piacere di conoscere.
    “La speranza e quella di spostare il maggior numero di persone dai centri commerciali alle librerie, alle sale da musica, alle gallerie d’arte e di valorizzare quello che di bello offre la Nostra città.”

    E’ una frase molto bella, e che si sente spesso in bocca alle persone che vivono o fanno vivere la cultura… Ma a mio avviso resta una specie di utopia: credo che chi va al centro commerciale lo fa perchè gli piace andarci, perchè non gli interessa respirare cultura, non sa che farsene, o semplicemente non è in grado di capirla – fatto spiacevole ma purtroppo veritiero in tantissimi casi.
    E poi c’è cultura e cultura… esiste la possibilità che non tutta “la cultura” possa essere gradita o recepita anche da chi la vive abitualmente, la cerca e ne gode. Insomma… a qualcuno Tomaino piace, ad altri non piace, ma al tempo stesso a qualcuno piace Canova e ad altri no. Poi, naturalmente non è il nostro gusto che vale, quanto l’oggettivo valore dell’opera d’arte.
    Ma tornando all’invito di riempire le librerie, le sale da musica, le gallerie d’arte…
    Quali librerie? Mi pare che Varese sia un po’ in calo sotto questo aspetto,e che le librerie siano diminuite rispetto al passato… le ferite della chiusura di Veroni e Pontiggia sono ancora aperte… Feltrinelli e Mondadori sono più “discount della cultura” che “luoghi di cultura”, e come tali non mi convincono, ma forse è il segno dei tempi. Preferisco mille volte la discrezione della Libreria del Corso, le appaganti ricerche nei negozi più “piccoli” (Croci, Libraccio) o, quando ci sono, le mitiche bancarelle coi libri più introvabili… Quali sale da musica? Varese non ha un teatro ma, come sa bene soprattutto Bruno Belli, lo aveva: e che teatro, architettato dal Piermarini che aveva già ideato il Teatro alla Scala, dunque un gioiellino tardo settecentesco che un’eccessiva frenesia di rinnovamento ha portato a demolire nell’infausto 1953 (vennero chiuse anche le funicolari del Campo dei Fiori e il Grand Hotel del Sommaruga). Varese ha soltanto un ibrido teatro-tenda, che ospita cabaret, balletto, concerti di musica classica e moderna, e dulcis in fundo… comizi dei leader politici. Abbiamo strutture cinematografiche che stanno ammuffendo (Vela e Vittoria in primis) e che si potrebbero adibire per tale scopo, ma… qualcuno ne sa qualcosa? La pregevole ristrutturazione del teatro Santuccio è stato un recupero di grande valore, ma poi cosa offre Varese sotto l’aspetto musicale sia per gli amanti del “classico” che del “moderno”? Qualche concerto in Basilica o in altre chiese periferiche, ma…
    La sensazione che ne consegue, almeno per me, è che la cultura a Varese sia affari di pochi solisti e addetti ai lavori che hanno la propria associazione, il proprio spazio, e li offrono a quel pubblico tipo di pubblico che li frequenta perchè li vuole frequentare: chi va al centro commerciale o allo stadio credo importi poco di Alberto Lavit, Bruno Belli, Tomaino e Canova e di tutti coloro che operano per la cultura. E se anche domani Varese dovesse avere tutti gli spazi culturali di questo mondo… costoro continueranno a ignorarli. Resta tuttavia quella sensazione di “dispersione” della cultura vedendo questa situazione, perchè alfine ogni associazione culturale – per meritevole che sia – opera per sè e sembra essere in “competizione” con le altre.
    Forse sono pessimista, ma anche realista, e attualmente la vedo così. Ma non dispero di poter cambiare idea in proposito.

    Mi scuso per la lunghezza.

  32. alberto lavit il 25 maggio 2012, ore 09:49

    quindi
    - la tavola rotonda io la pensavo presso il mio spazio , se volete piazza Beccaria penso che siano i 2 assessorati coinvolti a doverla organizzare oltre al sondaggio su internet. (altrimenti ci fanno pagare l’occupazione del suolo pubblico) Continuiamo a far quindi pressione !!!! tutti !!!
    - emiliano la frase da cui sei partito , seppur daccordo, non è mia.! Le associazioni cosa vuoi che facciano ? Ne conosco che interagiscono ma il DOVERE di non farle proliferare e di aiutarle e di accompagnarle per mano e di valorizzarle DEVE essere del famoso assessorato alla CULTURA .

    ASSESSORATO ALLA CULTURA CI SEI ??? FACCIAMO LA TAVOLA ROTONDA ???

  33. Paolo Franchini, Varese il 25 maggio 2012, ore 10:02

    Sulla forma della fontana di piazza Beccaria, per essere sincero, preferisco glissare.

  34. Veronica Mazzucchi il 25 maggio 2012, ore 10:37

    Approvo l’idea di una Tavola rotonda.
    Presente!

  35. Adriano Gallina il 25 maggio 2012, ore 11:26

    Non so perché ma – leggendo questa incredibile sequenza di commenti in cui, praticamente e con poche, consuete e lodevoli eccezioni, di tutto si parla fuorché di Piazza Beccaria – mi è venuto in mente quel vecchio faro di Gianni Rodari:

    Un punto piccoletto, superbioso e iracondo,
    “Dopo di me – gridava – verrà la fine del mondo!”

    Le parole protestarono:
    “Ma che grilli ha pel capo?
    Si crede un Punto-e-basta,
    e non è che un Punto-e-a-capo”.

    Tutto solo a mezza pagina
    lo piantarono in asso,
    e il mondo continuò
    una riga più in basso.

    Una filastrocca che mi si ripresenta alla mente con frequenza davvero allarmante.

  36. ombretta diaferia il 25 maggio 2012, ore 18:06

    intendevo piazza montegrappa.
    non ricordavo più l’invenzione dell’ovale fumagallesco…

    gli assessorati non vedono l’ora di riempire il cuore della città di persone che esprimono la propria opinione…!

    altimenti non si spiegherebbe il perché di un sondaggio così democratico sulla valorizzazione di piazza Beccaria…

  37. Jane Bowie il 25 maggio 2012, ore 18:55

    Propongo di metterci i ciclisti della rotonda di Buguggiate, uno al mese, in un’installazione interattiva denominata “Fuori (da) le palle”. E fornire ai cittadini delle palle da tennis con le quali devono tentare di centrare il ciclista in un punto precedentemente nominato. Questa iniziativa ha i seguenti vantaggi:
    - porta i cittadini in piazza via dai televisori
    - fornisce una simpatica attività sportiva alla portata di tutti
    - è aperta a tutti, senza distinzione alcuna, migliorando il senso civico di collettività e inclusione
    - rende omaggio alla storia del ciclismo varesino
    - distrugge i ciclisti della rotonda di Buguggiate senza danneggiare la rotonda. Ci passo ogni giorni e le code sono già abbastanza lunghe.

  38. f.p. marinetti il 25 maggio 2012, ore 22:39

    Mi sarebbe piaciuto leggere con lo stesso tema, su questo foglio, in questa citta’ così scialba e amorfa,oggi, Ambrosoli, Isella, Bortoluzzi, Luciano Gallina, Luigi Zanzi, Caminiti, Lacaita, PF Vedani, Valcavi…….e scusate se dimentico qualche bella mente di Varese, anche se troppi se ne sono andati. saluti. Tifo per Jane Bowie, qui sopra.

  39. Stefano Clerici il 26 maggio 2012, ore 13:58

    Per me non c’è alcun problema ad organizzare questa tavola rotonda, se volete in piazza Beccaria.
    Per Ombretta: l’ovale di fumagallesca memoria a settembre sparirà per far posto all’opera del maestro Patriarca… (contestualmente verrà inaugurata una mostra dell’artista stesso). Quindi no problem, tornerà ad essere una “piazzetta normale” (anche se non capisco perché quell’ovale ti desse tanto fastidio… era pur sempre un’innocua fontanella, un tempo!)
    Non voglio però sostituirmi all’assessore alla cultura.
    Datemi delle indicazioni: in base a quelle mi confronterò con il collega. Se vorrà partecipare, sarò lieto di lavorarci con lui, altrimenti farò da solo…
    Attendo vostre indicazioni!

    Comunque non ho mai visto un articolo tanto “partecipato” :)

    Ah, in effetti ha ragione Adriano Gallina: di tutto si parla, tranne che di piazza Beccaria… Che ne pensate dell’opera? Per curiosità, eh!

  40. Paolo Franchini, Varese il 26 maggio 2012, ore 15:13

    Ma come?

    E il nostro bel sondaggio?

    L’assessore scrive che “l’ovale di fumagallesca memoria a settembre sparirà per far posto all’opera del maestro Patriarca” e, quindi, pare proprio che tutto sia già stato deciso.

  41. ombretta diaferia il 27 maggio 2012, ore 12:44

    Gentile Assessore,

    quel cordolo forse è meglio che resti a memoria di quanto i politici locali siano riusciti a fare contro ogni logica nell’ultima landa del profondo nord…

    E non solo per la vasca a terra “ginecologica” che ha portato un po’ di ironia in città per qualche giorno (quante ne aveva inaugurate Fumagalli?), non solo per “l’uomo solo al comando con tutta la truppa dietro che si preoccupava solo di non perdere il proprio posto e litigava continuamente su tutto” (ma cambiando gli elementi il risultato resta lo stesso!), ma, soprattutto, perché non riuscirono neppure a fare un paio di studi seri, prima di installarla e poi chiuderla alla velocità della luce… (ricordo ancora il povero edicolante… ci vuole scienza per schizzar acqua sui giornali, quanto non studiare i vasi comunicanti e le inclinazioni…).

    Ho espresso la mia opinione sul sondaggio (un po’ chiuso, visto che la scelta è mettere la statua del Patriarca o non metterla…).
    Ed anche nei commenti: a me Tomaino piace e sostengo il concetto di restituire la città ai cittadini invadendola d’arte!

    Ma personalmente contestualizzerei qualsiasi “restyling” della piazza dedicata all’illuminista milanese: non penso solo al cenacolo del Verri od al suo concetto di educazione dei giovani nel rispetto della legalità, ma ambisco addirittura al “contratto sociale”, teso a salvaguardare i diritti degli individui.
    Insomma ricentrarsi sulla figura di Beccaria, che qualche giorno fa un ragazzino, (intelligente, ma sfortunato scolasticamente) mi chiese chi fosse!

    I politici danno l’esempio. E personalmente reputo quello del ciclismo a Varese , anno 2008, pessimo: un territorio violato, tanti soldi sprecati, tante aspettative deluse (e, personalmente, 23 tigli in meno ed un cubo di cemento inutilizzato in più che i miei polmini non gradiscono!), dimenticando aspetti importanti per il popolo che lo segue: gli stranieri che arrivavano in camper e non trovavano taxi o mezzi pubblici per muoversi è uno dei più simpatici, ma non scorderò mai le piante abbattute perché la RAI non riusciva a far riprese…

    Comunque, se non si parla del restyling è perché la discussione non c’è, come ci conferma lei, caro Assessore: il cordolo va via insieme al lampione (come lo sostituite?), arriva una rutilante ed ennesima statua ciclistica.

    Ci consenta di esprimere commenti sulla cultura, quella che si fa ogni giorno (e spesso con modalità da “bar Sport”!), quella che va oltre le vasche ginecologiche o falliche per cui saremo ricordati…

    con stima
    od

  42. Stefano Clerici il 28 maggio 2012, ore 05:49

    Caro Paolo,
    l’ovale di fumagallesca memoria sparirà SE E SOLO SE il sondaggio sarà positivo.
    E’ chiaro che se la gente preferisce l’ovale, si terrà l’ovale. Lo stesso dicasi per il palo della luce, ovviamente.
    ad maiora
    SC

  43. Paolo Franchini, Varese il 28 maggio 2012, ore 10:10

    Assessore, grazie per la spiegazione.

    Ad ogni modo, per quello che mi riguarda, non vi sono dubbi tra il cordolo equivoco e la scultura di Patriarca: scelgo il numero due.

    Tra la scultura di Patriarca e altro, invece, avrei da ponderare un po’.

    Spero ci si veda alla tavola rotonda.

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