Lettere

Come resiste la scuola

Una bomba davanti ad una scuola per seminare morte tra i giovani, che vogliono creare la cultura della legalità e della lotta alla criminalità, è inaccettabile non solo per la coscienza individuale ma per le nostre comunità. Nelle scuole si combatte la cultura mafiosa, si parla di pace e democrazia, si incontrano i testimoni di questa lotta

, si lavora a fianco di Libera e delle associazioni e persone che promuovono il rispetto dell’uomo e della sua dignità contro ogni sopruso e presunto potere. La scuola è libertà e democrazia.

Avere colpito pesantemente questa fondamentale istituzione della nostra collettività civile e della nostra storia, attraverso il sacrificio di una giovane studentessa e il ferimento grave di altri suoi coetanei, deve farci vincere ogni reticenza, caso mai a tutt’oggi qualcuno avesse ancora
avuto la viltà di tacere o dire che la mafia non c’è, e chiederci di essere in prima linea, coi nostri studenti a lottare attraverso le armi della cultura, dell’informazione, della testimonianza, della conoscenza della storia che parli di questo ultimo secolo e ne racconti gli splendori ma anche le atrocità.

La Lombardia è la quarta regione italiana, dopo Sicilia, Calabria e Campania, per infiltrazione mafiosa. Non tacciamo allora e continuiamo a pensare che il futuro dei giovani si costruisce non solo col sapere dei libri o dei docenti ma anche  assieme alle donne e agli uomini di  “Libera”, ai tanti Jole Garruti, Nando Dalla Chiesa, Rita Borsellino e tutti coloro che dedicano la loro vita ad incontrare i ragazzi e raccontare loro
perché e come combattere ogni mafia.  Continuiamo ad avere a cuore il futuro dei nostri giovani e desideriamoli davvero donne e uomini liberi,
donne e uomini forti di valori ed ideali.

Con i miei studenti, da lunedì, leggerò in ciascuna delle mie cinque classi “Poliziotta per amore”, anche se la scuola è agli sgoccioli e magari l’istinto potrebbe essere quello di correre a finire l’ultimo argomento programmato. Qualsiasi poesia o capitolo della storia passata può e deve lasciare il passo a questa storia di oggi e alla poesia delle parole di tutti coloro che continuano a chiedere un mondo diverso.

Luisa Oprandi

Insegnante

 

 

19 maggio 2012
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Un commento a “Come resiste la scuola

  1. giovanni dotti il 28 marzo 2013, ore 10:08

    Leggo solo ora questa bella lettera di Luisa Oprandi. Ho appena inviato un commento ad un’altra lettera sul tema della CULTURA. Sono perfettamente d’accordo con quanto la prof.ssa scrive, ricordo di aver inviato in precedenza una lettera a vari giornali per rimarcare il fatto che purtroppo solo pochi sono gli insegnanti che scrivono alla stampa: dovrebbero essere molti, molti di piu’. La loro voce e’parte della “cultura” in generale e trascende la semplice informazione, e dovrebbe concorrere ad evidenziare ed a “martellare” sempre le nefandezze e le storture della politica e dela societa’, allo scopo di migliorarla. Se nella scuola gli insegnanti devono tenere una condotta irreprensibile e “super partes” limitandosi, nell’insegnamento della storia e della filosofia sopratutto, ad esporre oggettivamente fatti e pensieri che si sono sviluppati nel tempo (lasciando alla liberta’ dei discenti l’interpretazione e il giudizio su di essi), fuori di scuola essi hanno liberta’ di espressione come qualsiasi altro Cittadino in un sistema democratico e possono quindi esprimersi liberamente anche attraverso la stampa, in modo che le loro idee confluiscano insieme a quelle di altri nel crogiuolo della cultura umana, arricchendola, nella speranza che possano contribuire al progressivo elevamento del pensiero e dell’anima umana. In ogni caso raccomanderei alla prof.ssa Oprandi di cercare sempre prima di finire i programmi, perche’ quelle “nozioni” che non si imparano a scuola e’poi difficile che si imparino nella vita (e anch’esse ritengo siano importanti).

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