Varese

Il teatro civile di Franzato chiude la rassegna Endas

Un momento dello spettacolo di Federico Garcia Lorca

Pochi, forse, si sono accorti che, al termine della “Commedia senza titolo” di Federico Garcia Lorca, messa in scena nel pomeriggio dall’Accademia Teatro Franzato, sullo schermo, al centro del palco, rimaneva l’immagine del volto emaciato e sofferto di Pier Paolo Pasolini. Un volto disincantato e con lo sguardo già rivolto ad un altrove, nostalgicamente perseguito dal poeta, che da lì a poco sarebbe stato assassinato sul litorale romano. Un’immagine scelta non casualmente dal regista Paolo Franzato, studioso di Pasolini: la piéce teatrale di oggi era molto politica, capace di interrogarsi sui rapporti tra teatro e storia, arte ed impegno civile. Anzi, niente di meno che sul binomio teatro/rivoluzione.

Al Teatro Apollonio è entrata la rivoluzione. Uno spettacolo curioso, interessante, che conferma come si possano sperimentare cose diverse. Uno spettacolo nello spettacolo: si sta ragionando sul teatro, con due personaggi che, nel loro colloquio, vengono interrotti sempre pià frequentemente. Prima da personaggi che escono dalle quinte, poi da attori nascosti in platea tra il pubblico. In un crescendo di emozioni, storie, personaggi, si arriva agli annunci che la rivolta è alle porte, sì, le porte del Teatro Apollonio.

Urla, spari, bombe che cadono dal cielo, sinistri bagliori che illuminano il palco. Fino al termine, quando gli allievi, giovani e adulti, di Franzato, scappano dai bombardamenti. E le porte di sicurezza dell’Apollonio si sono aperte.

Uno spettacolo che non ha lasciato indifferente il pubblico in sala. E che ha chiuso con una coraggiosa rappresentazione la bella rassegna “Pomeriggi Teatrali”, di cui Franzato è stato direttore artistico, promossa da Endas Varese, Circolo Severo Piatti.

13 maggio 2012
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Un commento a “Il teatro civile di Franzato chiude la rassegna Endas

  1. Uno del pubblico il 13 maggio 2012, ore 22:11

    Spettacolo indecente, incomprensibile, noioso e mal realizzato. Non riesco a capire come chi scrive possa scovare simili aggettivi per un’accozzaglia inutile di retorica e cattiva recitazione. Se questo è teatro…nella più ampia accezione del termine, siamo messi davvero male. Bella poi l’autocelebrazione con il premio finale all’attore “culturale” (bello!…qualcuno ci spieghi il significato )…
    Mah…

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