Varese

Michele, 38 anni, precario, ora in causa con l’azienda

Storie di ordinaria precarietà a Varese

Storie di ordinaria precarietà. E’ il caso di Michele, 38 anni, laureato in Lettere Antiche, precario alla Cepu. Racconta la sua storia alla Camera del lavoro di Varese in vista della Giornata contro la precarietà che il sindacato della Camusso celebra l’11 maggio con un presidio davanti alla sede della Regione Lombardia. Un presidio contro un fenomeno ormai diffuso, che supera le barriere di genere e di generazione.

Presso la Cgil di Varese, Michele si racconta. Una storia che, al di là dei riferimenti precisi, parla di un problema più generale, che riguarda tanti anche a Varese.  ”Sono stato collaboratore del Cepu – racconta Michele – e ho avuto un contratto di lavoro CoCoPro (contratto a progetto)”. Prima di questa occupazione, Michele è passato attraverso diverse esperienze di lavoro: dal facchino all’operaio. Poi arriva al Cepu, dove lavora anche per 40 ore settimanali. Fino a quando non viene lasciato a casa, all’improvviso.

“Dopo quattro anni è scoppiato il bubbone - racconta Michele -. Ho notato che la busta paga non corrispondeva alle ore di lavoro. Ho fatto notare la cosa. A quel punto, nonostante il contratto che scadeva a settembre, a maggio sono stato lasciato a casa”. Si è rivolto alla Cgil di Varese e ha aperto una vertenza con il datore di lavoro. Ora Michele fa il magazziniere a Gallarate, con un contratto a tempo determinato. “la cosa che mi ha più colpito, quando ho deciso di portare alla luce la mia situazione, è stata l’assoluta solitudine in cui mi sono trovato. I miei colleghi mio hanno invitato a farmi gli affari miei. Una collega mi ha detto che per lei non c’erano problemi a continuare così, perchè aveva un marito che lavorava”.

Uno dei tanti casi di precariato in provincia di Varese. Ne ha parlato oggi, alla Cgil di Varese, il segretario generale Franco Stasi.”La riforma del mercato del lavoro è insufficiente sul fronte della precarietà – dice Stasi -. Ci sono 46 forme contrattuali, ma il governo non sembra propenso a ridurle. E poi è inadeguata per quanto riguarda diritti e ammortizzatori sociali, di cui i precari sono privi”. Un altro fronte di precarietà è quello degli esodati, 2000 in provincia di Varese. “L’incontro di ieri con la ministra Fornero non è andato bene – continua Stasi -, si parla di una soluzione per 65 mila esodati, non è una risposta adeguata”.

Una condizione molto diffusa, come rimarca il responsabile Nidil-Cgil, Francesco Vazzana. “Più dell’80% dei lavoratori  sul nostro territorio ha contratti atipici (circa 100 mila). E poi da due anni ad oggi le cessazioni di rapporti superano gli avviamenti: 104 mila contro 102 mila”. Non solo: secondo la Cgil di Varese, sono quasi 10 mila in provincia di Varese i contratti per un giorno, e tutti questi, accorpati, fanno 40 posti di lavoro veri. Tante le figure professionali precarie nel Varesotto.

Come ricorda Franco Stasi, “l’estensione del fenomeno ci allarma e ci porta a fare autocritica: oltre alle fabbriche, ci sono tanti lavoratori soli, sul nostro territorio, molto difficili da contattare e rappresentare”. Stasi cita i soci delle cooperative, gli addetti al facchinaggio, i precari di Malpensa. O coloro che arrivano nelle palestre: messi peggio degli altri, dato che fino a 7500 euro non devono avere neppure la ritenuta d’acconto e c’è la possibilità che i datori di lavoro non versino neppure contributi nella gestione separata. Un fatto, quest’ultimo, che impedisce qualunque sostegno in caso di maternità.

10 maggio 2012
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