Luino

L’Arma di Luino indaga con l’aiuto del Ris

Ordinanza di custodia cautelare per un macedone irregolare sul territorio nazionale, responsabile di due furti in abitazione, a Porto Valtravaglia e Castelveccana, approfittando dell’assenza dei proprietari. H.F. di 33 anni, è uno straniero irregolare e senza fissa dimora che le indagini dei Carabinieri di Luino dimostravano aver svaligiato due case nel territorio della locale Compagnia. Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, avevano origine il 20 settembre 2010.

Nella casa di Porto, dopo aver forzato la serratura la finestra della cucina al primo piano e danneggiato le persiane delle camera da letto, i ladri infrangevano il vetro del locale adibito a ricovero degli attrezzi al piano terra. Una volta all’interno, i ladri avevano approfittato dell’assenza dei proprietari che risiedono in Svizzera. Avevano consumato liquori e generi alimentari e si erano appropriati, infine, di oggetti (orologi, telecamere, attrezzi da lavoro e biancheria ) per un valore complessivo di circa 2.500 euro. Dalle indagini è emerso che nell’abitazione visitata i malfattori mangiavano gelati e bevevano vodka scappando nella prospiciente spiaggia ove perdevano parte del bottino.

I carabinieri effettuavano un accurato sopralluogo, raccogliendo, già in questa fase, elementi che si riveleranno decisivi nel prosieguo delle indagini. Nel frattempo, tuttavia, veniva registrato un altro furto in un’altra abitazione privata – a duecento metri dalla prima – anche se in un area ricadente nel comune Castelveccana. In questo secondo teatro criminis i carabinieri, analizzando il modus operandi, le modalità di tempo e di luogo ed altre analogie emerse nell’analisi dei singoli fatti delittuosi, giungevano alla convinzione che i reati fossero stati commessi, dalle stesse persone.

Nella seconda casa, infatti, nella stessa notte, dopo aver scavalcato la recinzione, i ladri entravano forzando la porta finestra del salotto. Lì il bottino si aggirava intorno ai 10.000 euro ed era costituito da quattro orologi da donna, due cellulari marca Nokia, una collana di perle, una cornice in argento, tre paia d’occhiali da vista, due bambole in porcellana e quattrocento euro in contanti.

Le investigazioni proseguivano ed inducevano gli investigatori di Luino a rivolgere le attenzioni sul 33 enne macedone, già censito nell’area del’Alto Varesotto per fatti analoghi. Le successive attività investigative e gli accertamenti tecnici scientifici condotti in collaborazione con il RIS di Parma, hanno consentito di riscontrare in modo inequivocabile le responsabilità del reo nella commissione dei furti monitorati.

I carabinieri hanno sviluppato gli elementi emersi e le testimonianze raccolte, delineando le responsabilità del soggetto individuato e avviando incessanti indagini – che ancora sono in corso – per risalire anche al complice. L’esito delle investigazioni è stato riassunto dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Luino in un’informativa di reato in cui veniva a confluire un lavoro d’intelligence coordinato dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Varese, Luca Petrucci.

Il 7 maggio scorso il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Varese, dottor Francesco Paganini, emetteva un’ordinanza di custodia cautelare a carico del 33enne macedone, che i militari Luinesi eseguivano, ritenendola l’unica misura idonea a scongiurare il pericolo che l’uomo lasciato in libertà, potesse reiterare reati della stessa specie. Nell’Ordinanza il G.I.P. ha delineato che la determinazione mostrata dall’ indagato, che è transitato da un’abitazione all’altra, dimostrano una capacità a delinquere che rende concreto ed attuale il pericolo che possa reiterare condotte illecite della stessa specie di quelle accertate, assurte a quello che, allo stato attuale, appare un consolidato sistema di sostentamento. Il 33 enne, rintracciato in un locale della zona di varese ( su cui non vengono fornite indicazioni per ragioni investigative) e tratto in arresto, ora si trova rinchiuso nel carcere di Varese.

 

10 maggio 2012
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